L'arte bianca
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CROTONE Una lunga e dettagliata deposizione spontanea, in gran parte dedicata a chiarire le dinamiche sviluppatesi attorno al progetto “Antica Kroton” e l'affidamento della Piscina comunale, attraversata da un match, giocato a viso aperto con i giudici, poi però perso ai punti con il rigetto dell'istanza di revoca della misura cautelare. 

Si è chiusa così l'udienza del 4 febbraio scorso per Vincenzo Sculco, davanti al collegio giudicante del Tribunale di Crotone, presieduto dal giudice Gerardo D'Ambrosio, nell'ambito del procedimento “Glicine Acheronte”, scaturito dall'omonima inchiesta del 27 giugno 2023 che sta tentando di fare luce su un presunto comitato affaristico-mafioso che vede il 75enne ex consigliere regionale fra gli imputati chiave.

Niente da fare quindi. Dopo 20 mesi, Enzo Sculco dovrà rimanere ai domiciliari in via cautelare. Ed è difficile da accettare la ragione “cautelare” per uno come lui, abituato a difendersi e non mollare mai. Lui che da più udienze, dal banchetto degli imputati, continua a chiedere che gli venga assicurato il «sacrosanto» e «costituzionalmente garantito» diritto a difendersi. 

Il collegio giudicante, infatti, nella giornata di ieri, non ha però accolto la tesi proposta dall'avvocato, Mario Nigro, secondo la quale l'esigenza cautelare sarebbe venuta meno in quanto Sculco non ricoprirebbe più alcun ruolo politico, così come la figlia Flora (già consigliera regionale e anche lei imputata in Glicine per voto di scambio). Così, secondo la difesa, sarebbe quindi venuto a cadere il pericolo di reiterazione dei reati. Tesi sostenibile per il legale, ma non per i giudici, evidentemente, che hanno dunque considerato l'ascendente di Sculco ancora forte e, in qualche modo, pregiudizievole per questa fase del procedimento.

Flora ed Enzo Sculco

Sculco si è presentato in udienza lo scorsa 4 febbraio puntuale come sempre, molto dimagrito, con una mise casual (jeans e maglione), turbato in viso, ma sempre pronto e lucido nella replica. «Questa dichiarazione spontanea - ha esordito Sculco al microfono posto a latere dei giudici - la faccio pur non avendo ottenuto il consenso dal mio avvocato, perché ho ritenuto e ritengo che fosse necessario. D'altra parte io ho già annunciato, a lei (al giudice D'Ambrosio, ndr) e all'intero collegio, che in ogni circostanza, laddove fosse necessario e in maniera pertinente come lei ha invocato, faccia dichiarazioni spontanee. Sono anche giustificate dall'andamento che ha avuto tutta la vicenda». 

Il riferimento è alla deposizione del luogotenente dei carabinieri Carlo Mauri nella precdente udienza e alla contestualizzazione delle intercettazioni fatte nel corso dell'indagine Glicine. «Dal 27 giugno 2023 vengo posto agli arresti domiciliari - ha lamentato Sculco - e da quel momento in poi tutta la filiera che avrebbe dovuto consentire un contraddittorio non lo ha realizzato». 
Sono queste le premesse che innescheranno, da lì a breve nel corso dell'udienza, un velato scontro tra Sculco e il collegio giudicante, col giudice D'Ambrosio pronto a rassicurare l'imputato sul rispetto dei suoi diritti, ma anche perentorio nel difendere l'onorabilità e la regolarità nella conduzione del dibattimento. 

A poco è valso, però, questo atteggiamento indulgente del collegio, davanti all'esigenza di Sculco di liberarsi forse di quel “peso della giustizia” sopportato per troppo tempo in silenzio durante tutti questi mesi. E così, anche quando gli viene fatto notare di aver sbagliato l'anno dell'arresto, la sua reazione è stata tutt'altro che accomodante, ma sarcastica e al tempo stesso provocatoria. «Per me gli esami non finiscono mai - ha ribattuto Sculco - e nemmeno le misure finiscono mai, come purtroppo anche oggi».
«Devo pur difendermi in qualche modo - ha sbottato l'ex consigliere regionale -, non posso solo affidarmi a una modalità che è propria del dibattimento che si svolge in questa Aula senza sentire il diretto protagonista. Sono ormai venti mesi che sono stato inibito a esercitare qualunque attività di difesa», ha stigmatizzato Sculco. 

«Anche a leggere le carte di tutta la filiera - ha proseguito l'ex consigliere regionale -, di quella che dovrebbe essere posta in terzietà, si nota con palese evidenza, perché io conosco le questioni, io le conosco più degli altri, che le carte non sono state lette a sufficienza. Quindi da una parte c'è tutto il “malloppo”, lasciatemelo definire così, della Procura...». A questo punto il giudice D'ambrosio ha invitato l'imputato a fare sintesi e a focalizzarsi sugli aspetti pertinenti le dichiarazioni che si sentiva di contestare al luogotenente dell'Arma.

Il 75enne, ma ancora vigoroso, ex leader politico dei “Demokratici”, prima, e di “Calabria in rete” e della “Prossima Crotone”, poi, ha quindi ripercorso tutto l'iter del progetto Antica Kroton, dalla sua genesi, all'impegno profuso attraverso i suggerimenti forniti all'ex governatore Peppe Scopelliti, alle difficoltà e quindi all'impantanamento dell'iter realizzativo registrato durante la Legislatura di Mario Oliverio. 
È proprio a questo punto della memoria difensiva che Sculco ha anche parlato dell'affidamento della piscina comunale al consorzio Daippo e contestato le accuse già archiviate sulle presunte ingerenze dalla criminalità organizzata nella conduzione della Fiera mariana. Oltre 30 minuti di deposizione spontanea che hanno “spezzato” la pazienza del colleggio giudicante il quale, più volte, lo ha richiamato ad attenersi alle contestazione fattegli dal teste dell'Arma. 

«Terrò conto del suo invito - ha ribattuto Sculco all'indirzzo del giudice D'Ambrosio -, delle sue raccomandazioni e non ho nessuna voglia di portare all'infinito il processo che è già stato così lungo per me, ma resta il fatto che non viene in nessuna misura tenuto in considerazione, o almeno finora non lo è stato, che io non ho potuto difendermi e si continua a non consentirmi la difesa. Credo che questa sia una violazione madornale di norme costituzionali, nemmeno di norme ordinali», ha accusato l'ex consigliere regionale. 
La deposizione si è quindi conclusa con il richiamo del collegio giudicante a non scadere in questo tipo di dichiarazioni e con l'imputato ormai conscio aver ingaggiato uno scontro forse “poco prudente” e che ha quindi scelto di terminare così il suo intervento in aula. 

Deposizione spontanea dell'ex consigliere regionale Sculco (trascrizione)

Queste dichiarazioni spontanee la faccio pur non avendo ottenuto il consenso dal mio avvocato, ma ho ritenuto e ritengo che fosse necessario. D'altra parte io ho già annunciato a lei e all'intero collegio che in ogni circostanza, laddove fosse necessario e in maniera pertinente come lei ha invocato, farò dichiarazioni spontanee. Sono anche giustificate dall'andamento che ha avuto tutta la vicenda.

Per fare uno schema, il 27 giugno 2023 vengo posto agli arresti domiciliari e da quel momento in poi tutta la filiera che avrebbe dovuto consentire un contraddittorio non lo ha realizzato. Per me gli esami non finiscono mai e nemmeno le misure finiscono mai, come purtroppo anche oggi è avvenuto motivando unicamente sul mero tempo decorso, non è stata questa la motivazione del mio legale, ma comunque è avvenuto questo. Quindi io devo pur difendermi in qualche modo, non posso solo affidarmi a una modalità che è propria del dibattimento che si svolge in questa Aula senza sentire il diretto protagonista. Sono ormai venti mesi che io sono stato inibito a esercitare qualunque attività di difesa, perché anche a leggere le carte di tutta la filiera, di quella che dovrebbe essere posta in terzietà, si nota con palese evidenza - perché io conosco le questioni, io conosco più degli altri - che le carte non sono state lette a sufficienza. Quindi da una parte c'è tutto il “malloppo”, lasciatemelo definire così, della Procura, migliaia di pagine, tant'è che anche stamattina c'è stata una... Prego di andare alla questione, non può farci il commento di quello che succede anche durante l'udienza, vado direttamente alla questione. Io voglio stare a quello che è stata, diciamo, la sua impostazione.

Le questioni vanno poste in uno sfondo, in un quadro generale, l'ho detto l'altra volta e lo ribadisco oggi. L'altra volta il luogotenente Carlo Mauri ha fatto riferimento alle ingerenze nel Comune di Crotone, a partire da quella che è stata la vicenda dell'antica Kroton, ne ha parlato ed è opportuno, che essendo stato io uno dei principali protagonisti di questa vicenda, ne parli adesso. Quindi lo farò in gran parte, diciamo così, ricorrendo, proprio per evitare che possa dilungarmi eccessivamente, ad un appunto che mi sono fatto insomma.

Quindi, come è stato riferito, è nel 2012 veniva programmato un macro-intervento di recupero e valorizzazione dell'antica Kroton. In quell'anno il presidente del Consiglio dei ministri, era il professor Mario Monti, il quale avendo riscontrato una disponibilità residua di oltre due miliardi e mezzo di euro sul fondo di sviluppo e coesione della Unione Europea, non utilizzato e destinato alle regioni del Sud, convocò i presidenti delle stesse Regioni per operare una ripartizione e conseguente assegnazione delle risorse disponibili. Venuto a conoscenza di questa opportunità, parlai con il presidente della Giunta regionale all'epoca Giuseppe Scopelliti, al quale raccomandai di non trascurare la provincia di Crotone la ripartizione e di impegnare le risorse che saranno state destinate per un progetto che avrebbe potuto incidere sui processi di crescita e di sviluppo.

Ricordo che all'elezione regionale del 2010, con candidato a presidente Giuseppe Scopelliti come Demokratici, il movimento territoriale crotonese, partecipammo da indipendenti nella lista Scopelliti presidente, con candidato Franco Pugliano, che venne poi eletto nella lista e fu assessore della Giunta di Scopelliti, battendo anche e persino l'uomo forte alla destra della provincia di Crotone, la persona di Domenico Rizza, che si candidò dopo aver fatto per cinque anni l'assessore all'Agricoltura della regione guidata dall'ex procuratore di Crotone, Giuseppe Chiaravalloti. Anche in ragione di questo risultato, sollecitai il presidente Scopelliti a essere disponibile e di proporre un progetto di valorizzazione storico-culturale-archeologico della città di Pitagora, idea che circa un anno addietro, il 2011, venne accennata anche dal presidente del Consiglio dei ministri dell'epoca, Silvio Berlusconi, nella sua visita e comizio nella città di Crotone in occasione delle elezioni amministrative per sostenere la candidatura dell'onorevole Dorina Bianchi a sindaco della città di Crotone. Il sottoscritto, e il movimento dei Demokratici, in tale elezione, non sostennero la Bianchi, nonostante le fortissime pressioni ricevute dai livelli politici e di governo nazionale.

Un progetto che avrebbe potuto cambiare le prospettive di crescita e di sviluppo della città di Crotone. Quindi l'incontro con il presidente Monti e l'idea di impegnare consistenti risorse in un progetto di valorizzazione dell'antica Kroton per un valore di 100 milioni di euro. Tutto questo venne condiviso e approvato nell'anno 2012.

Purtroppo il progetto aveva una particolare complessità. Non era la semplice realizzazione di una strada, di un muro, di un manufatto, di un capannone eccetera, ma costituiva un'anomalia nelle abitudini, nelle usuali attività di lavori pubblici che storicamente veniva preferita, svolta e prediletta da tutti gli enti pubblici e dai professionisti in Calabria. Abitudini che da sempre hanno alimentato la nascita e la realizzazione di cattedrali e campanili del deserto nella nostra regione, più che suscitare e sostenere invece processi di sviluppo.

Per quanto mi riguarda, come tutti quelli che mi hanno conosciuto, sanno che non amo, come si suol dire per dirla in breve, “arrust' e mangi”, ovvero l'improvvisazione e la realizzazione di opere inutili che non hanno alcuna incidenza e non offrono la possibilità di costruire un futuro di sviluppo per la città di Crotone. Si trattava invece di una realizzazione che avrebbe avuto una particolare importanza, utilità e incidenza nei processi di sviluppo produttivo e occupazionale della città e dell'intera provincia con un significativo apporto anche alla crescita dell'intera Calabria. Purtroppo il progetto antica Kroton, benché ottenuto, non venne con rapidità attivato e cantierizzato e si inceppò per oltre tre anni e mezzo.

Non solo, ma anche il finanziamento di 100 milioni di euro venne depredato e destinato al completamento della cittadina e degli uffici regionali soprattutto al suo arredo e alla sua logistica, un autentico furto ai danni dei Crotone. Il finanziamento si ridusse drasticamente a 61 milioni e 700 mila euro. Nel novembre del 2014 la Regione andò al voto e le elezioni vennero vinte dal presidente Oliverio e Flora Sculco venne eletta consigliere regionale, unica donna e unica rappresentante della provincia di Crotone.

La prima iniziativa assunta da consigliere Sculco, aiutata e sostenuta da tutto il suo staff, compreso il sottoscritto, fu quella di sollecitare la Giunta regionale del suo presidente a salvaguardare le risorse destinate alla valorizzazione dell'antica Kroton, divenute appunto pari a 61 milioni e 700 mila euro, dal rischio di essere revocate dall'Unione europea, proprio perché ancora non avviati a cantierizzazione. Vorrei ricordare che le risorse rese disponibili per il Sud dell'Unione europea dovevano essere cantierizzate categoricamente, dovevano cioè obbedire ai meccanismi della formuletta dell'n+2, ovvero le risorse non potevano che essere spese al massimo entro o in oltre due anni dalla scadenza del periodo di programmazione prevista in sede comunitaria, che in questo caso era quella la programmazione del 2007-2013. Pertanto nel 2015, se non fossimo corsi ai ripari, avremmo perso anche la restante cifra di 61 milioni e 700 mila euro.

A questi fini venne costituito un Pac, un piano d'azione e coesione, una misura che consentiva in via straordinaria di considerare i 61 milioni e 700 mila euro risorse finanziarie regionali e non più comunitarie, destinata e vincolata allo specifico progetto dell'Antica Kroton, che divenne un progetto regionale e non più vincolato al finanziamento comunitario. Purtroppo le disgrazie non finiscono mai. La responsabilità della gestione del progetto Antica Kroton venne affidata all'assessorato all'Ambiente guidata da Antonella Rizzo di Crotone: perché non assegnata all'assessorato la Cultura?
Il progetto non fece nessun passo avanti per tutto il 2015 e per il 2016 ed oltre. Finì nei polverosi scantinati alla Regione, incredibile ma vero. Dunque trascorsero oltre due anni ancora una volta, con le braccia conserte e inutilmente.

Come è stato ricordato nella indagine Glicine, Capitolo 1, vengono richiamati i cosiddetti incontri svolti in uffici riservati alla Regione, al cui il sottoscritto Sculco Vincenzo veniva ritenuto presente e che in realtà non ha mai partecipato, come ha chiarito la testimonianza del luogotenente Floresta della Dia, che alle domande dell'avvocato Nigro, “Sculco ha partecipato ai cosiddetti incontri riservati?”, Floresta ha risposto “No, mai”. Finalmente la verità che incomincia a venire a galla.

Il sottoscritto ha partecipato unicamente a due pranzi in locali pubblici con l'onorevole Adamo, il segretario particolare del presidente Oliverio, cioè l'architetto Devona, a Gizzeria e a Catanzaro Lido e poi infine a una cena sempre in un ristorante a Cosenza, con la presenza del presidente Oliverio. In questi incontri voluti dal vertice regionale non si è discusso di affari, nemmeno di distribuzioni di contributi e risorse a chi che sia, ma piuttosto sono stati incontri nei quali ci si è confrontato e discusso di temi politici e programmatici che riguardavano Crotone e la sua provincia nel contesto delle prospettive della Calabria. 

Come risulta d'altra parte l'intercettazione, lo scopo era tra l'altro, in primo luogo, quello di provare a ricomporre i rapporti che si erano particolarmente inaspriti ed esasperati prima e durante la campagna elettorale regionale con il Pd e una parte del suo gruppo dirigente e successivamente in seno al Consiglio regionale con i consiglieri stessi del Partito democratico. 
Questa situazione non poteva non avere anche effetto sulle relazioni con il vertice politico e con la presidenza della giunta regionale. Questo conflitto nasceva dal convincimento deluso, che ho già detto e ricordato a voi, signor presidente, che Flora non sarebbe stata eletta e che avrebbe partecipato all'elezione regionale alla “De Coubertin”. Il convincimento era quello di ritenere che il seggio fosse loro per eriditarietà politica.

Invece Flora venne eletta con ampio consenso e la sua elezione venne vista e ritenuta una nascita non voluta e non desiderata. Ancora più grave era ritenuto il fatto che Flora era l'unica eletta di tutta la provincia di Crotone e inoltre l'unica donna eletta in Calabria insieme al Consiglio regionale. Per questa situazione, molto sinteticamente, rappresentati i rapporti divennero tesi, venne compromessa una convergenza e un'alleanza politica che ha avuto conseguenze nelle competizioni elettorali e amministrative di Crotone e dei comuni del Crotonese e della provincia.

I democratici, insieme ad un gruppo di movimenti territoriali, conquistarono il comune di Crotone, la provincia e una parte importante e significativa dei comuni del nostro territorio. Presso atto di questa nuova geografia politica, si è avuta un'iniziativa di disgelo voluta dal presidente Oliverio e dal leader politico, onorevole Nicola ADamo, e dallo stesso Crotonese Devona Giancarlo, che è stato uno dei più acerrimi avversari di Flora, prima e durante la campagna elettorale, lui stesso è stato candidato, divenuto nel frattempo segretario particolare del presidente della Giunta regionale, convinto e sostenitore di una pace politica. Ovviamente tale intendimento rientrava anche nei desideri del sottoscritto di Flora e di tutta la classe dirigente amministrativa e politica dei DKR e dei suoi alleati per gli effetti positivi che avrebbe potuto avere sulla soluzione delle tante problematiche presenti in città e nella provincia.

Per questo, solo dopo la ripristinata pace tra Crotone e la Regione del suo presidente Oliverio, fu possibile riportare alla luce il progetto dell'Antica Kroton. Era uno degli elementi programmatici posti prioritariamente nelle discussioni, nei famosi pranzi e nei confronti del quale si svilupparono e si conclusero positivamente nelle città appunto occasioni conviviali, soprattutto quella finale con la presenza del presidente Oliverio dove fu sancita un'intesa politica e istituzionale tra la regione e il territorio, finalizzata allo sviluppo della città e della provincia di Crotone. In forza di questa intesa, constatata l'inerzia del progetto Antica Kroton, lo stesso venne sottratto alla responsabilità dell'assessore Rizzo Antonella.

Fu assegnato al settore cultura che era l'ambito più coerente e fu organizzata una modalità operativa per avviarlo a caratterizzazione. Ovviamente ci fu una reazione a questa sottrazione dell'assessore citato, la quale per segnalare il suo disappunto, non partecipò per alcune sedute ai lavori della Giunta regionale. Per avviare a operatività il progetto, fu nominato un tavolo tecnico-direttivo di monitoraggio e realizzazione dei progetti, costituito dalla Regione, coordinato dall'ingegnere Leo Pangallo, stretto collaboratore del presidente Oliverio, e dall'architetto Schiava Domenico Antonio, dirigente generale assessorato Cultura e beni culturali, dal segretario generale del Mibact, l'articolazione del ministero della Cultura e dei Bene culturali in Calabria, Patamia Salvatore, dall'assessore all'Urbanistica del Comune di Crotone, De Luca Salvatore e dall'ingegnere Germinara Giuseppe. Ovviamente un progetto di tale valore e importanza faceva tremare i polsi, a chi che sia, non solo per le cosiddette abitudini citate in precedenza, ma soprattutto era un azzardo per il Comune di Crotone, tenuto conto delle esiguità dei dipendenti e della mancanza di adeguate professionalità. Tuttavia, bisognava provarci e affrontare la sfida.

Va aggiunto, per completezza, che anche la compagine amministrativa di governo e consigliare della coalizione alla prossima Crotone, che aveva vinto l'elezione, era costituita da persone prevalentemente giovani, che in grandissima parte, anzi quasi in totalità parte, era la prima volta che si cimentavano nelle citate funzioni ed attività. Questo a partire in primo luogo dal sindaco Pugliese e dalla intera giunta comunale. Durante le fasi dibattimentali avevamo modo di parlarne diffusamente di questo.

Inoltre, era storicamente certificata una drammatica insufficienza di personale al Comune di Crotone, che era stata colpevolmente impoverita nei dieci anni del 1996-2005 della sindacatura dell'allora Pasquale Senatore, che non operò alcun turnover del personale, che andava in pensione, perché preferiva utilizzare le risorse che così si rendevano cash, disponibili, immediate, per realizzare settimanalmente le famose piazzette sotto il grido parola del sndaco. Così facendo, il personale in servizio in quei dieci anni di da seguire passò dalla dotazione organica di 480 a 240 unità. Per effetto del blocco delle assunzioni alla Pubblica amministrazione operato dal governo Prodi e dal ministro Madìa, il blocco delle assunzioni si protrasse fino al 2018-19 e lo stillicidio del personale continuò fino a ridurre al lumicino l'organico del Comune di Crotone. All'elezione di Pugliese, l'organico non superava le 200-210 unità. C'è di più.

Per i primi anni della sindacatura Pugliese andarono via, per raggiunti limiti di età, anche la totalità dei dirigenti e, non potendo svolgere i concorsi per le nuove assunzioni per il blocco, si dovette ricorrere ad assunzioni più volte richiamate in altra parte dell'indagine, all'inizio dell'articolo 110 e aggiungo io 110 bis del decreto legislativo 266, che consentiva questa facoltà in presenza di queste difficoltà delle amministrazioni. Inoltre c'era il peggio.
Era andato via del personale professionalizzato da anni di attività e di esperienze e le uniche assunzioni che si sono realizzate sono le dette stabilizzazioni di quei lavoratori disoccupati definiti Lsu, lavoratori socialmente utili, Lpu, lavoratori di politica utilità. Si tratta di interventi del Governo che avrebbero dovuto essere transitori limitati nel tempo per lenire le difficoltà del mercato del lavoro che in quel tempo era contrassegnavano un'elevata disoccupazione, le cosiddette misure tampone che invece si tramutarono in un'assunzione generalizzata nelle Pa locali. Dopo alcuni anni di rivendicazione e di lotte furono appunto stabilizzati senza alcuna procedura concorsuale.

Anche per queste insieme di ragioni, il progetto antica Kroton costituiva una sfida che andava affrontata con ardimento soprattutto con il comitato del gruppo di dirigente, amministrativo e politico, uniti a tutte le risorse umane di militanza che in professionalità e competenze appunto ne volevano dare un contributo quanto mai necessario. Si trattava di lavorare di controcorrente di modalità e contenuti diversi di quelli praticati da decenni in Calabria, senza che questo significasse confusione di ruoli e di funzione. Era una squadra motivata e desiderosa di dare un contributo alla propria città, una squadra che era un allenatore, un capitano e tanti volenterosi protagonisti e tantissimi sostenitori.

Il processo decisivo restava a carico e rientrava nell'esclusiva competenza e responsabilità degli organi amministrativi e di governo. Fin dalla formazione della coalizione la Prossima Crotone e in tutta la fase della campagna elettorale e a seguire il motto era “uno per tutti e tutti per uno”, fare squadra e coesione, condizione questa indispensabile in una realtà difficile come quella della città di Crotone. Fin dalla nascita dell'amministrazione comunale abbiamo lavorato dentro un percorso partecipativo e condiviso in sede politica con ampia partecipazione oltre al gruppo dirigente e consigliere comunale degli stessi componenti la giunta, lo vedremo durante le fasi del dibattimento del processo, si discuteva e si affrontava le problematiche contenute nel programma elettorale proposte e condivise dai cittadini elettori che si cercava di tradurre in indirizzi le quali ognuno svolgeva il proprio compito e la propria funzione.

Si svolgeva un'intensa e laboriosa attività di supporto alle funzioni istituzionali, sia a quelle comunali, che a quelle regionali. Solo così avremmo potuto ottenere risultati utili al presente e al futuro di Crotone. Non era facile, solo così potevamo riuscire a riportare in vita l'antica Kroton, ad avviare tutte le progettazioni di cantierizzazione, tutto il lavoro preparatorio successivo alla definizione del progetto in sede di tavolo tecnico. Il ritorno avvenne nella città di Crotone perché qui c'erano tanti che avevano voglia il desiderio di promuovere il sviluppo: furono così definite le schede di intervento e la realizzazione delle condizioni nell'attribuzione delle risorse. L'ingegnere Germinara fu costretto a comporre anche le schede, lo vedremo anche in questo dibattimento, della Sopraintendenza che cincischiava e che non aveva nessuna voglia di realizzare questo intervento, ovvero del Mibact, ora dicendo che non aveva le condizioni, adducendo la carenza di personale per dare seguito al ritmo che era necessario per consentire un rapido avvio delle attività per rispondere al famoso meccanismo dell'N+2. Fu realizzata una straordinaria manifestazione di presentazione del progetto a cui presero parte mille persone e tutte le autorità, a partire dal prefetto dal procuratore, dal presidente della Regione e da tanti altri autorevoli esponenti dell'istituzione, in quell'occasione parlò Pitagora, un ologramma che esortò i crotonesi a darsi da fare, “agite, agite!”. Una manifestazione bellissima che resterà nella storia dei crotonesi. Il video è in rete e ognuno potrà vederlo e valutarlo e confermarlo. Furono avviate le prime attività a partire dall'indagine delle aree interessate dagli scavi, realizzate con tecniche innovative dall'Università di Lecce. Con doloroso rammarico dobbiamo constatare che dopo di noi, la sindacatura di Vincenzo Voce, il progetto fu ridotto e miniaturizzato a interventi con scavi senza finalizzazione. 

Oltre a Crotone, l'antica Kroton ha conquistato altre opportunità che spero di avere il piacere di poter raccontare e rappresentare per significare l'enorme molo di lavoro che è stato fatto al servizio della nostra città che si inquadrata in un progetto di sviluppo declinato in ogni dettaglio dal nostro programma. Avevamo le idee chiare e sapevamo di dover compiere un dovere ed un servizio per la nostra città e non per noi. Si può dire e sostenere con tranquillità senza timore di essere smentiti che nella mia e mai nella storia della nostra città si conquistarono tante opportunità e sono state risolte problematiche bloccate da decenni. Ma ne parleremo. Altro che ingerenza e condizionamento. Avevamo il dovere e anche il diritto di poter dare il nostro contributo di idee il nostro contributo di proposte e di lavoro per sostenere un governo cittadino che era frutto del nostro impegno politico ed elettorale, condiviso e sostenuto dai cittadini che si aspettavano la realizzazione dei progetti e dei programmi presentati per ottenere il loro consenso. La soglia del rispetto dei ruoli e delle funzioni non è stata mai varcata dalla nascita e fino alla conclusione dell'esperienza della Prossima Crotone: incontri, contatti e confronti non erano interferenze e una sottrazione di responsabilità e di funzioni nei confronti chi che sia, avevamo semplicemente il dovere di collaborare, di non vivere in separazione e magari in contrasto, come quasi sempre è avvenuto nelle passate amministrazioni. 

Per ogni singolo aspetto di cui abbiamo avuto lettura nell'udienza il 29 gennaio del 2025, dalla testimonianza del luogo tenente Ros, Carlo Mauri, possiamo offrire un chiarimento e delucidazione su tutto: non stavamo di certo discutendo di appalti, di incarichi o di ogni altra prebenda. Stavamo semplicemente riflettendo sullo stato dell'arte del progetto Antica Kroton e come sospingerlo sempre più avanti. Non avevamo nessuna funzione decisoria o deliberativa, ma semplicemente offrire un contributo di lavoro, di conoscenza anche di professionalità e anche di volontà al percorso che bisognava compiere. Non c'era un plenipotenziario che poteva determinare, che chiedeva direttive a Sculco a cui si dimostrava subordinato. Confrontarsi e dialogare sulle tematiche erano all'ordine del giorno sugli obiettivi della città era un modo essere preparati ed in grado di offrire un utile apporto e contributo ai livelli istituzionali, politici e amministrativi. 

In ogni occasione il dialogo, appuntato e registrato, non si riscontra alcuna maldicenza a eccezione dei pensieri e parole tra virgolette del luogotenente Mauro che traduceva tutto in reato. Poi a seguire abbiamo una perla, nella vicenda che viene raccontata e che è contenuta nei documenti che sono stati consegnati ad esempio il 29, a pagina 30, relativa al provvedimento giudiziario nei confronti di Frisenda, assessore al Turismo e allo sport, di Germinara, di Paonessa Daniele e Ape Emilio, benché dipendente comunale e presente nel consiglio amministrativo del Consorzio Daippo che aveva in gestione la piscina comunale: una bella storia questa, bellissima, che non può essere celata più ai cittadini, anzi, va svelata. Di questo sono responsabile io perché, nel fissare un indirizzo politico, avendo constatato che i beni e le proprietà del Comune, importanti e significativi, venivano concessi, in questo caso nel 2012, dalla giunta Vallone al Consorzio Daippo e che veniva poi una parcella di un milione di euro di gas che avrebbe dovuto pagare la giunta Pugliese, scattò una scelta e una linea: facciamo un regolamento. Perché l'attribuzione della piscina al Consorzio Daippo nel 2012 non avvenne attraverso una evidenza pubblica, ma avvenne attraverso diciamo una elargizione, una frequenza. E fissammo un indirizzo e definimmo un regolamento, ovvero i beni del comune per essere affidati a terzi, se non sono organismi a carattere sociale, ovvero quelli che prestano un'attività di carattere sociale magari sostitutiva del Comune, devono essere necessariamente fatti attraverso gara pubblica, attraverso affidamento che si manifesta appunto con un'evidenza pubblica. E così è avvenuto ed è iniziato. Fatto questo è avvenuto tutto il disastro che abbiamo verificato che non può restare in una zona d'ombra. Il sindaco Pugliese venne attinto da misure cautelare al divieto di dimora nel Comune di Crotone, un'assoluta assurdità. Il sindaco Pugliese venne consigliato di dimettersi si suppone qui, nel Palazzo di giustizia. Non voglio limitarmi a nulla se non a quella che la mia coscienza mi dice e per quello che io conosco la verità, per favorire il suo rientro con la sua famiglia a Crotone. Pugliese ha obbedito. Il Comune si è sciolto anticipatamente favorendo così l'ascesa di Vincenzo Voce che mai avrebbe potuto senza questo delittuoso evento poter realizzare.

La vicenda giudiziaria si è conclusa recentemente, mi pare a dicembre del 2024, con la assoluzione piena del sindaco, degli altri amministratori, compresi il gestore della piscina e il responsabile del Consorzio Daippo, i quali hanno impedito l'evidenza pubblica, facendo lobby fra di loro, si sono accorpati e hanno dichiarato che non avrebbero partecipato. Incredibile ma vero, penso che questa brutta storia si intrecci con le indagini denominate Glicine. Di sicuro nell'aggiunta agli ingredienti intangibili nella vicenda della cosiddetta Fiera Mariana, vicenda per la quale vi era stata non più tardi di due mesi, tre mesi addietro, una prima dell'apparizione di Glicine da parte della Procura di Crotone che, dopo approfondite indagini, a una folla di interrogatori, era stata archiviata con unanime consenso, sia da parte del sostituto Procuratore Rho, che ora la difende da un'altra parte, collocato diversamente, titolare della stessa indagine, che da parte del Gip-Gup non so come chiamalo, dottor Ciociola.

Tra l'altro l'indagine sulla Fiera Mariana fece capolinea l'udienza del processo disciplinare nei confronti del Procuratore Generale, dottor Giuseppe Capoccia, che si è svolta presso la Commissione disciplinare del Csm. L'ultima chiosa e tornando un attimo alle cose che ha detto il luogotenente. 
Appalto in prosecuzione all'area archeologica antica Kroton, in zona industriale. Appalto già in essere, come è stato detto. Per quanto mi riguarda, Sculco Vincenzo, allo stesso tempo anche altri, come nel caso di Devona, stesso collaboratore del presidente Oliverio, erano stati sollecitati più volte dal Comune a reperire e accelerare la messa in disposizione del Comune un supplemento di finanziamento per completare l'attività di intervento nell'area archeologica dell'antica Kroton per l'esortazione di materiale radioattivo.

Area nella quale da tempo si svolgeva un'intensa attività, da anni di bonifica. L'intervento era ritenuto urgente, straordinario, necessario, anche alla luce delle indagini più ravvicinate che aveva fatto l'Arpacal, sia dal ministro dell'Ambiente, che dallo stesso assessorato regionale all'Ambiente e alla tutela del territorio della Regione Calabria. E ovviamente costituiva una particolare preoccupazione dell'amministrazione comunale di Crotone, come su tante altre problematiche di interesse generale. Sia la consigliera regionale, sia il sottoscritto ex consigliere regionale, leader della coalizione politica di governo della città di Crotone, si prodigarono per individuare la fonte di finanziamento, di richiede e di ottenere dagli uffici regionali rapidità nella messa in posizione e rassicurare così il comune di Crotone. Tutta questa attività rientrava nei doveri, nelle funzioni di rappresentanza, nelle amministrative politiche, sia dell'onorevole Flora, che dell'architetto Devona, che del sottoscritto, leader della coalizione di governo della città. Non è stata questa la prima e l'ultima volta che ci siamo prodigati per risolvere problematiche più o meno consimili.

La nostra è la realtà dei ritardi e delle dimenticanze. Vorrei ricordare due altri episodi di particolare importanza. Signor Presidente… lei deve tenere sempre conto che io sono venti mesi che non riesco ad azionare un legittimo diritto di fare difesa.
Io voglio essere assolutamente rispettoso del suo ruolo, così come invoco, richiedo e fra virgolette anche pretendo rispetto della mia funzione di imputato che ha il diritto e il dovere di difendersi. Finora questo non è avvenuto, quindi non potete pormi limitazioni a porre in uno sfondo più credibile che, diciamo, rende più evidente anche le ragioni che hanno motivato questo processo. Se noi dovessimo limitarci alle battute, per me è finita. Non è così. Devo raccontare la storia di quello che si è verificato. Quello della piscina, ad esempio, sarà un tema su cui io mi dilungherò notevolmente per quello che è successo. È stato sciolto un comune per questo motivo. Non è cosa di poco conto. Quindi la ringrazio per avermi dato la parola.

Lei, io terrò conto del suo invito, delle sue raccomandazioni e non ho nessuna voglia di portare all'infinito il processo che è già stato così lungo per me, ma resta il fatto che non viene in nessuna misura tenuto in considerazione o almeno finora non lo è stato, che io non ho potuto difendermi e si continua a non consentirmi la difesa. Credo che questa sia una violazione madornale di norme costituzionali, nemmeno di norme ordinali. 

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