“Opera al nero”: la sinfonia del male, un palcoscenico per Dylan Dog
L’albo racconta l’affascinante mondo del teatro e della musica classica; realtà caratterizzata di per sé da molteplici leggende, rituali, fascinazioni esoteriche
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ANTEPRIMA È in edicola dal 28 febbraio il n. 462 di Dylan Dog, dal titolo “Opera al nero”, edito dalla Sergio Bonelli Editore, con soggetto e sceneggiatura di Simeone Sveva, disegni di Franco Saudelli, copertina dei fratelli Raul e Gianluca Cestaro.
L’albo racconta l’affascinante mondo del teatro e della musica classica; realtà caratterizzata di per sé da molteplici leggende, rituali, fascinazioni esoteriche. Un “humus” veramente adatto a inscenare un’avventura davvero adrenalinica per il nostro indagatore dell’incubo.
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I riferimenti letterari e culturali non mancano; da E. A. Poe per la presenza inquietante del ritornello “Mai più”, affidato a lisergici e famelici corvi dallo sguardo allucinato, a un’inquietante presenza dai tratti similari al fantasma dell’opera. Arcano, horror e superstizione si intrecciano a tematiche molto attuali, quali l’ambizione sfrenata, la ricerca ossessiva della fama, l’autocelebrazione dell’artista che finisce col perdere il senso della realtà e smarrirsi in un vortice di delirio narcisistico.
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Qualcuno insegue l’approvazione del pubblico a tutti i costi, spesso accantonando ogni altro riferimento; c’è chi rincorre sensazioni o esperienze estreme nella speranza che l’ispirazione e l’estro creativo vi si accompagnino. Non sempre è così, come il nostro old boy conclude alla fine di un episodio che sorprende per la varietà di contenuti e l’efficacia del binomio indagine poliziesca affiancata all’esplorazione del tenebroso mondo paranormale; già perché mistero e sventura accompagnano da sempre la leggenda riguardante la Nona Sinfonia di molti compositori.
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Trama e struttura narrativa di Simeone Sveva ben “orchestrate”, è proprio il caso di dirlo; disegni molto incisivi e pregnanti di reminiscenze cinematografiche importanti; interessante la somiglianza del direttore d’orchestra, Richard Miles, con il regista Giorgio Strehler. La figura allampanata e caracollante di Dylan attraversa i meandri del teatro e dell’ossessione umana con claudicante rispetto per la nostra fragilità.
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La copertina dei Cestaro, di forte impatto, ritrae Dylan in procinto di assistere a uno spettacolo di morte: una vittima orrendamente sfigurata e sanguinante viene sovrastata da neri corvi, che minacciosamente turbinano sulla platea priva di spettatori: attori protagonisti assoluti della storia.