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Giovedì, 08 Dicembre 2022

POLITICA NEWS

''Diritto e rovescio'' a Crotone per la baraccopoli alla stazione, Cavallo: «La citta' si e' voltata»

Posted On Martedì, 15 Novembre 2022 12:44 Scritto da

«Sulla baraccopoli della stazione, la città si è voltata dall’altra parte». È quanto scrive la consigliera comunale di minoranza, ex Lega Salvini e oggi componente unica del gruppo “Popolo e identità” , Marisa Luana Cavallo.

«Questa mattina - riferisce la consigliera - ho avuto l’onore, insieme all'avvocato Giancarlo Cerrelli, presidente dell’associazione “Popolo e Identità”, di dare un contributo alla trasmissione “Dritto e Rovescio”, che va in onda su Rete4 (la puntata andrà in onda giovedì prossimo 17 novembre dalle ore 21.20). La redazione del programma di approfondimento politico mi ha contattato per affrontare il problema “migrazione” ed in modo particolare lo scempio della baraccopoli sorta all’interno della stazione ferroviaria di Crotone».
«Purtroppo, e sottolineo purtroppo - scrive Cavallo -, la nostra città sale, nuovamente, alla ribalta nazionale solo per problemi, ed in questo caso per il problema gestione dei migranti, o meglio, assenza di gestione dei migranti. Più che da consigliera comunale, oggi ho voluto parlare da cittadina crotonese, e ho fortemente messo in evidenza come la nostra attenzione, quella dei crotonesi, quella degli amministratori e anche quella delle associazioni, che tanto si battono per la cosiddetta accoglienza, è rivolta altrove. “Stazione di Crotone, ci sono più clandestini che passeggeri. Secondo voi è normale?”. È il contenuto - ricorda Cavallo - di un vecchio post di Matteo Salvini, all’epoca ancora leader della Lega Nord, pubblicato subito dopo la sua visita a Crotone, era il 2 luglio del 2015. Sono passati più di sette anni eppure la “baraccopoli della stazione” (soprannominata beffardamente anche “Hotel Stazione”), è ancora lì».
«La baraccopoli, nel frattempo è cresciuta - commenta Cavallo - in dimensioni e numeri ed è nata anche una sorta di “discarica” dove i rifiuti vengono ammassati e, quindi, dati alle fiamme. Il tutto nel bel mezzo della stazione ferroviaria. Sono quasi un centinaio infatti le persone che vivono nella baraccopoli, che conta una ventina di tende, realizzate con teli di plastica, cartoni e rifiuti vari, all’interno più posti letto, se così si possono chiamare. Qui non c’è né corrente elettrica né acqua corrente», ricorda Cavallo.
«Inizialmente utilizzato come punto di stallo - ripercorre la consigliera - per i migranti in attesa del rilascio o del rinnovo dei propri documenti, oggi si tratta di un vero e proprio quartiere dormitorio. Ci vivono persone di ogni età e di ogni luogo, ed ognuno di loro dispone del solo spazio del proprio letto, dove tiene ammassate anche le proprie cose. Va sottolineata più e più volte la condizione disumana in cui, in questi anni, hanno vissuto e vivono tutt’ora migliaia di migranti, arrivati da ogni parte del mondo a Crotone solo per il rinnovo del permesso di soggiorno per come prevede uno strampalato protocollo».
«Sono i cosiddetti “Dublinanti” - sostiene Cavallo -, presenti sul nostro territorio in obbligata attesa, vittime di burocrati e tecnocrati che vivono lontani e chiusi nei loro eleganti e confortevoli uffici di Bruxelles. Niente a che vedere con la vita normale. Vittima è anche il territorio di Crotone che si trova davanti una piaga che non può essere curata né tantomeno gestita con le sole forze delle amministrazioni locali, che, comunque, nulla fanno per affrontare il problema, quasi come se non esistesse».
«E non è certo fornendo loro - commenta Cavallo - solo un piatto caldo, utile al più ad alleggerire la coscienza di qualcuno, che si pongono le basi per una risoluzione di questa drammatica situazione. E così i migranti della baraccopoli diventano “invisibili alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti”. Ed oggi sappiamo che l’Hotel Stazione non è rifugio per i soli dublinanti, ma c’è di tutto e di più, sappiamo, però, che vivono in improbabili tende fatte di stracci, fra sporcizia, topi, senz’acqua e anche a rischio della propria incolumità».
«Abbandonati a un destino da un “sistema” - conclude Cavallo - che, inflazionata e strombazzata accoglienza a parte, né li difende e né li tutela. E la città, intanto, con le sue istituzioni, si volta dall’altra parte e fa finta che questo dramma non esiste».