Lunedì, 28 Settembre 2020

POLITICA NEWS

L'ANALISI│Critelli: «L'orizzonte non potrà che essere quello di uno Stato federato»

Posted On Giovedì, 02 Aprile 2020 20:26 Scritto da Domenco Critelli

L'articolo di Goffredo Buccini sul Corsera "Un federalismo solidale..." e, il più autorevole "gesto" di contrizione della presidente Ursula Von der Leyer, ispirano una riflessione politica di metodo, di merito e di prospettiva.

Siamo stati il primo Paese europeo a essere colpito dall'onda "anomala" - per farci un'idea gli tsunami lo sono, anche se in proporzioni e perimetri limitati - del Covid19. Il governo e la comunità scientifica nazionale, hanno impiegato un tempo ragionevole per intuirne la capacità di diffusione e organizzare una risposta, in termini di contrasto, quanto più efficace possibile. Non mi curo dell'ipotesi - tutta da verificare ma suffragata da testimonianze - che l'epidemia si fosse già manifestata a dicembre in più pazienti e loro familiari, in una struttura privata per anziani di Piacenza. Se così fosse, al sospetto che la Cina - assolutista - abbia potuto tenere sotto traccia l'evoluzione del virus, non potremmo che sommargli anche l'italico esempio di sanità privata che tarda e, di fatto, annulla gli effetti di un pronto intervento. Ma questa è un'altra storia che riguarderà il dopo e il modo come attrezzarci per il futuro.

Ho memoria visiva, invece, delle dirette Facebook, dei Twitter, degli sms, dei Selfie che hanno riguardato la quasi totalità dei leader politici, dei presidenti di Regione e dei sindaci inizialmente toccati dal manifestarsi del "trucido" (gli cambierò spesso appellativo).Tutti, bontà loro, a minimizzare e a rassicurare, chi per una ragione chi per un'altra, chi per fini nobili e chi per fini meno ardimentosi. Un guazzabuglio o, ancora peggio, una "camerata" rumorosa, confusa e insubordinata, alla quale il presidente del Consiglio ha dovuto suonare la campanella, o sirena che si preferisca per richiamare tutti " all'ora solenne". Tutto molto prima che l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) dichiarasse lo stato di Pandemia. Dal quel momento in poi abbiamo assistito al più grande e anticipato avvio di campagna elettorale che la storia democratica e repubblicana ricordi.

Forse si ritroverebbe memoria in qualche regime totalitario o qualche democrazia sudamericana degli anni '80 profondamente intrise di propagandismo. Se al dato interno sommiamo il delirio tremens che ha assalito le leaderschip europee e, in qualche caso, reminiscenze collegiali come nel caso della Lagarde (Bce), devo dire che il nostro premier è un gigante. Non è stato eletto dal popolo; è stato per oltre un anno sotto tutela; non ha un partito di esperienza o radicato, alle spalle, che sappia fargli da stanza di compensazione o da schermo protettivo. Qualche "scienziato politicista" lo ha definito un dilettante allo sbaraglio. Io, invece, penso che siano tutti atterriti, ma proprio tutti, che "Giuseppi" Conte possa uscire rafforzato da questa vicenda angosciante e dimostrare di aver terminato l'apprendistato per governare questa legislatura fino in fondo e, forse, anche quella successiva.

Non si spiega altrimenti, o si spiega abbondantemente, tutto questo prefigurare scenari catastrofici - come se quello che viviamo non lo fosse già - per invocare governi di unità nazionale che, oltre ad affrontare la crisi, contengano un gentlemen agreement per andare al voto subito dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, con un anno di anticipo rispetto al 2023, anche perché in quel caso il presidente da incaricare e poi "elevare" sarebbe l'unico italiano, senza togliere nulla a quelli che ci danno prestigio nel mondo, in grado di "pesare" in Europa: Mario Draghi. La cifra del dilettantismo della politica Italiana sta' proprio nella ricerca dell'espediente, dell'esasperazione tattica priva di strategia o, al massimo, di una strategia pacchiana di breve termine. Un navigare a vista. Sono certo che se l'avvocato Conte, ricordandosi che un lavoro c'è l'ha, proponesse lui la figura di Mario Draghi per tutta la legislatura e anche per la prossima, ci sarebbe un appollaiamento indefinibile e polveroso. È la condizione in cui versa, ormai, la politica italiana.

Se si osservano i comportamenti "domestici" delle opposizioni estere, i laburisti inglesi o i socialdemocratici tedeschi, piuttosto che quelle francesi oppure i democratici americani, nessuno ha alimentato polemiche nei confronti dei loro premier o presidenti. Non è avvenuto per Johnson come per la Merkel così come per Macron o Trump. Eppure, all'inizio del loro cimento e con l'esempio italiano già in corso, di cantonate fragorose e dilettantesche ne erano piene le pagine dei maggiori quotidiani del mondo. Ma tant'è che tutti hanno dovuto correggersi e, in qualche caso, chiedere scusa. È avvenuto alla "nostra" Presidente Van der Leyer. Può capitare uno scivolo all'esordio e, soprattutto, quando si sostituisce uno come Draghi alla Bce. Ma quando si sostituisce, alla guida della Commissione europea, un presidente impalpabile e paternalistico come Junker, l'imperativo dovrebbe essere: vietato sbagliare.

Basterebbe riflettere sulla vicenda Coronavirus, le sue proporzioni e le implicazioni successive di carattere economico ed esistenziale e, sovrapporle all'altra questione dalla portata extra continentale ed epocale come l'immigrazione. Se con l'immigrazione l'Unione Europea ha subito un contraccolpo di disaffezione e distacco della popolazione dalle sue Istituzioni; con gli effetti di questo "killer seriale", proprio perché a morire non sarebbero più i "disperati" africani o medio orientali ma gli Europei, senza distinzione di censo o di casta, sarebbe la pietra tombale dei sogni e degli sforzi fin qui fatti per costruire la casa comune o, come nel mio personale orizzonte, gli Stati Uniti d'Europa. La presidente Von der Leyer, tuttavia, ha l'attenuante di avere poteri circoscritti e comunque subalterni alle decisioni del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo. Ecco perché le sue scuse, pubbliche quanto inequivocabili negli effetti pratici, lasciano ben sperare che, da questo momento in poi, le Istituzioni europee vorranno giocare la partita della vita.

Non mi attardero' a citare il Patto di stabilità o le condizioni di utilizzo del Mes o meccanismi di accesso al credito della Bei o a quello che farà la Bce, nell'immaginario collettivo sono acronimi del nulla. I cittadini europei vorranno sentirsi rassicurati da un sistema di garanzie e di tutela della propria attività, della propria salute e della prospettiva collettiva. Un sistema sanitario e di ricerca europeo, una Protezione civile europea, un sistema e regole di sicurezza e previdenza sociale che abbia un comune denominatore, una politica estera ed un assetto di difesa europea non per esportare democrazia, ma per sedare e garantire le parti contrapposte delle miriadi di conflitti regionali.

E, in conclusione, un serio approfondimento dell'impianto statuale, anche se di uno Stato che non c'è in quanto entità sovrana. L'intervento preoccupato e, velatamente critico, di qualche giorno fa, di Jacques Delors ne è una spia. Quando i poteri si sovrappongono, i livelli decisionali sono step che si intrecciano con commissione, consiglio, parlamento e burocrazia e, quest'ultima, ha un peso preminente sulle scelte che, per lo più, sono politiche; ecco materializzata la rottura e la distanza con i cittadini che sono i destinatari delle scelte di questa macchina pachidermica e farraginosa.

Superata l'emergenza sanitaria, rilanciato il sistema produttivo e occupazionale ed avviato un poderoso piano di investimenti europei con al centro la tutela, la mobilità e la sicurezza dei suoi cittadini, dovrà essere ripensata la politica di coesione e integrazione degli ultimi 30 anni. Lo svolazzare di questa "pagliuzza omicida" ha incrinato persino il resiliente patto franco-tedesco, la motrice di questa Europa incompiuta, incompleta e quasi senza meta. I Paesi del sud Europa, i Paesi del Mediterraneo e quelli medio piccoli destinati alla irrilevanza perpetua, hanno realizzato una sintesi che a lasciar decantare, o a depotenziare sarebbe autolesionista.

L'orizzonte non potrà che essere quello di uno Stato federato nel quale trovino cittadinanza le piccole e le grandi prospettive di autonomia. Come in alcuni casi ho avuto modo di scrivere, l'immigrazione è stata vissuta come un problema del Mediterraneo e delle sue genti. I Paesi del nord Europa ma anche della Francia, si sono appellati sempre al trattato di Dublino di molti anni prima. Sarebbe bastata la modifica di un paragrafo per evitare scontri, conflitti ma, soprattutto, migliaia e migliaia di morti. Da non credere, sarebbe bastato ricordare a tutti che a sud dell'Europa c'è l'Africa mentre al nord la Groenlandia e, al più, qualche migliaio di eschimesi. Noi a litigare tutti i giorni, Domeniche comprese e gli altri ad eludere le loro responsabilità. Questo tempo di tribolazione finira' e se, dopo, tutto non potrà essere come prima, anche noi cittadini, soprattutto meridionali, dovremo saper meditare i nostri orientamenti e le nostre scelte che non potranno prescindere da competenza, da conoscenza e da visione progettuale. Noi crotonesi, forse, un po’ più degli altri.

Domenico Critelli