Martedì, 26 Gennaio 2021

POLITICA NEWS

L'EDITORIALE│Come dare uno ''smacco'' alla politica... sforbiciando la democrazia!

Posted On Lunedì, 21 Settembre 2020 23:14 Scritto da Antonio Carella

Il popolo è sovrano, si sa… ma c’è da esprimere un certo rammarico per la terribile sconfitta del “No” al Referendum di revisione costituzionale dal titolo "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari". Il "Sì" ha stravinto con quasi il 70% dei consensi in tutta Italia (nel Crotonese la percentuale è quasi dell'82%, nella città capoluogo del 79%).

Il testo di legge approvato col Referendum prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera dei deputati, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato. «Trecentoquarantacinque poltrone e privilegi in meno con un Parlamento normale», esulta il ministro degli Affari esteri e capo politico del M5s, Luigi Di Maio. Ma è proprio così? Non è che così facendo si finisce col distruggere ancor di più il nostro amato Paese, anziché spegnere il fuoco che lo sta divampando?

Dopo il plebiscito di oggi, c’è infatti il rischio concreto che la sovranità popolare diventi ancora più debole, mentre i veri “papponi” della politica italiana continueranno a rimanere clamorosamente a galla perché messi nelle condizioni di potersi alimentare alla "cannula" di quelle già laute risorse, economiche e finanziarie, che da decenni gli permettono di arricchirsi sempre di più e mantenere così saldo il potere in mano propria. Chi scrive è per un governo libero, democratico e con regole certe. Appurati il risentimento e la frustrazione che producono nei cittadini i riflessi della crisi politica in atto, cos'altro ha potuto spingere questa massa di persone a votare con un “Sì” così netto e convinto?

Magari una parte di loro, non certo trascurabile, non segue nemmeno la politica e chissà se ha potuto scegliere sulle basi di un'istruzione costituzionale necessaria a intervenire politicamente su questioni così difficili, forse da sottoporre al vaglio di specialisti. Ma anche questo, potrebbe rappresentare livore e risentimento al contrario. Allora gli interrogativi da porsi sono soprattutto altri... Come ad esempio - qualora fosse stata valutata la controproducenza di ridurre la partecipazione del popolo al governo della cosa pubblica - la più logica ed efficace manovra di agire sullo spreco delle risorse “loro” assegnate tra la selva di vitalizi e rimborsi elettorali, così da ridurre in via del tutto "interna" alle aule i lauti stipendi che si attribuiscono gli “inquilini” di Palazzo Madama e di Palazzo Chigi, mentre i dipendenti che lavorano nella Pubblica amministrazione vivono con la paura della cosiddetta terza settimana.

Così come si sarebbero dovuti abolire gli enti inutili e le Regioni (sono stridenti con la Costituzione e rappresentano una  palla al piede per Province e Comuni); intervenire sugli sprechi della sanità; riprendere tutti quei ''gioielli economici'' svenduti incostituzionalmente alle multinazionali; sollecitare le aziende a partecipazione pubblica che non hanno ottemperato ai loro doveri, tipo le autostrade, le Ferrovie dello Stato e tante altre società, che sono nelle mani di veri e propri faccendieri. Perché non si recupera quel fiume di denaro che passa di mano in mano di coloro che vengono incaricati in testa a società create ad arte e fatte fallire per poi spartirsi la cosiddetta “coperta”?

Perchè non si interviene con mano ferma verso quelle aziende nazionali trasformate e chiuse in poco tempo, con il presidente di turno che va via con il portafogli pieno in tasca, anziché con un paio di manette strette ai polsi. Occorre, invece, recuperare tutti quei beni inalienabili, usucapibili e inespropriabili attualmente nelle mani di questi "signori". Come mai, a suo tempo, tanto per fare un salto nel passato, si è pensano di abolire l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e sono state ridimensionate le pensioni, facendo perdere sempre più il potere d'acquisto e così relegando i cittadini in uno stato di povertà da far paura?

Ma sì… è meglio colpire alla cieca, ‘ndò coglio-coglio, senza pensare ai danni che al contempo si creano a danno delle fasce deboli e della comunità tutta. Ci sarebbe da scrivere un libro intero su cosa si potrebbe fare per salvare le finanze pubbliche! Altro che diminuire la rappresentanza democratica, mandando a casa i delegati del popolo di quei territori marginali, come il nostro del resto, che spariranno definitivamente dal contesto generale dell'agenda di governo. Nel frattempo, il Nord, cavalcando il populismo dilagante, ha trovato il modo indolore per svincolarsi definitivamente dal Sud. È stato creato un deserto giuridico per governare in pochi, un governo di oligarchi, costituito da una casta che proporrà leggi create su misura per truffanti e disonesti.

Questo è il neoliberismo promosso da Pd e oggi dal M5s che renderà il popolo schiavo delle lobby. Di contro, c'è quell'argine garantito dalla nostra Costituzione, non a caso considerata tra le migliori al mondo. È su questo che bisogna stare vigili e attenti, contrariamente a quanto è stato fatto oggi, andando al voto con la pancia anziché con la testa. Il neoliberismo è una filosofia fondata per la distruzione del popolo. Chissà se saranno proprio i promotori di questo referendum a pentirsi per primi dopo averlo sostenuto…