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Martedì, 16 Agosto 2022

POLITICA NEWS

Perché nessuna proposta di politica industriale da parte del presidente Mario Oliverio?

Posted On Venerdì, 13 Febbraio 2015 19:26 Scritto da

Scoperchiare la pentola è relativamente facile; esporre le malefatte del passato è ancora più semplice, visto che le evidenze negative sono tutte là, in bella mostra. Difficile è innestare o riproporre una nuova pietanza che dia lustro alla Calabria, che dia soddisfazione sul lato della qualità della vita, del lavoro e dell'impresa. La speranza, comunque, è l'ultima a morire. Nel frattempo a che cosa si pensa in questa Regione? Sicuramente, se si pensa che, autorevoli e non, professori universitari possono gestire i nuclei assessorili e i centri di potere governativo regionale, sono sulla strada sbagliata, visto quello che hanno fatto nel passato. Bravi docenti, poco inclini al pragmatismo; teorici e pieni di supposizioni, mancanti, però, di quel piglio, di azione forza, per rimettere in moto l'economia calabrese guardando al futuro. E se nel frattempo si pensa a un nuovo quadro organico dell'apparato governativo, sul piano del rilancio, studiando attentamente le Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta Regionale della Calabria Mario Oliverio, non si evince nessuna proposta di "politica industriale". Perché? Il Governatore Mario Oliverio declina bene tutte le possibilità da cogliere per il rilancio della Calabria; identifica e chiarisce, sotto ogni aspetto, le modalità di intervento possibile per la crescita secondo gli obiettivi europei; lancia un monito per creare una Regione e un sistema istituzionale moderno, addirittura riprende, finalmente, l'idea del Mediterraneo come grande bacino di scambi. Ma se da un lato manca una visione di politica industriale regionale, da un'altra angolazione, il Presidente Oliverio, umilmente chiede a tutti i calabresi che il lavoro da fare in Calabria non può essere il lavoro di un uomo solo, ma dovrà essere il lavoro di una comunità che condivide un destino e un'idea di futuro. Ci chiama ad impegnarci tutti! È una chiamata forte per un nuovo progetto di progresso, sviluppo e crescita. Ma il nostro impegno a sostenere e accompagnare questo disegno di nuova regione, richiesto dal Presidente della Giunta Regionale della Calabria, sarà preso in considerazione, sarà valutato sulla base della competenza e dei valori senza preconcetti e pregiudizi? D'altronde, la posta in gioco è alta, è Oliverio sa che i conflitti d'interesse dilagano, dalla Calabria fino a Bruxelles, proprio presso le istituzioni europee, solo nel settore finanziario ci sono 1.700 lobbisti registrati e presso la Bce operano 95 'ambasciatori' della lobby finanziaria che della Calabria, così com'è, non gli interessa proprio nulla. Infatti, se non si mette mano a una politica industriale regionale che attrae e attira nuovi investimenti, la Calabria continuerà ad essere terra di nessuno dove cresceranno, sempre più, le diseguaglianze tra i ricchi e i poveri. In Calabria, i dati lo dimostrano, con la globalizzazione, la povertà assoluta è diminuita, mentre la povertà relativa è aumentata spaventosamente, a causa, appunto delle diseguaglianze sociali interne alla regione; è aumentato, peraltro, il tasso di ingiustizia o 'iniquità' (come la chiama Papa Francesco), in una sorta di ritorno ad un passato ottocentesco, nel quale, ora come allora, il futuro dei giovani dipenderà soprattutto da quanto erediteranno piuttosto che dalla loro capacità di formarsi ed informarsi, dato che la quota di reddito destinata al lavoro si va sempre più riducendo (come dice l'economista francese Thomas Piketty). Le nuove competenze regionali in materia di politica industriale (Riforma Titolo V° parte II^ della Costituzione) potrebbero aiutarci, sicuramente, a mettere in atto un 'piano di politica industriale regionale', considerato che lo stato di salute del sistema produttivo calabrese è preoccupante. Si denuncia da sempre (solo da una parte di sindacato lungimirante!) una dinamica insoddisfacente della produttività regionale, soprattutto nella componente "total factor"; una crescente difficoltà a competere con successo nei confronti dei produttori emergenti; una ridotta capacità di ricerca e sviluppo. Imprese piccole e poco dinamiche (nelle produzioni esposte alla concorrenza internazionale), poco efficienti (nei settori al riparo dalla concorrenza, soprattutto nei servizi), che tendono a generare disavanzi negli scambi con l'estero, salari reali stagnanti, domanda asfittica, stasi dell'economia regionale. È vero che bisogna fare un lavoro enorme, affinché si riporti la Calabria ai fasti dell'epoca dove Crotone veniva definita la Milano del Sud, e dove in ogni provincia calabrese, nel bene e nel male, c'era una grande industria che trainava la rete delle piccole imprese e degli artigiani, per questo, le prospettive del sistema produttivo calabrese possono essere ottimistiche, tenendo conto del fatto che, nel mondo, i termini del produrre e la divisione internazionale del lavoro stanno cambiando di nuovo, secondo nuovi paradigmi. La "nuova globalizzazione": i processi produttivi si frammentano (unbundling) in sequenze o "catene" (value chains) di compiti, molti dei quali possono essere delocalizzati all'estero (offshoring), sicché le catene del valore divengono globali (global value chains) e il commercio internazionale tende a mutarsi da trade-in-goods in trade-in-tasks - Porto di Gioia Tauro docet. Allora, perché non produrre, come primo atto politico istituzionale, un "piano industriale regionale", partendo dal nodo centrale del Porto di Gioia Tauro, come indica, il Presidente della Giunta Regionale della Calabria Mario Oliverio, nelle Dichiarazioni programmatiche? Sono convinto come lui, e con me tanti altri calabresi, che il <>. Oliverio ha le idee chiare, soprattutto sul fatto che, nei prossimi decenni, la nuova frontiera dello sviluppo sarà il sud del Mediterraneo. Ma, senza un "piano industriale", ricordo al Presidente della Regione Calabria, non si potrà mai attuare quel percorso di rigenerazione e sviluppo economico che ci attendiamo, partendo dalla più grande infrastruttura portuale calabrese. Oggi, più di ieri, la politica industriale regionale è indispensabile non solo in una prospettiva di lungo termine, ma anche al fine di promuovere una ripresa della crescita nel breve e medio periodo. Dobbiamo convincerci che la politica industriale regionale è complementare con la politica macroeconomica orientata alla crescita. La politica industriale regionale deve mirare a creare nuove produzioni innovative e maggiore occupazione e stimolare gli investimenti delle imprese private. Deve promuovere l'innovazione di tipo sistemico nelle diverse filiere produttive e aree territoriali e ridurre il rischio dell'investimento per la singola impresa con la condivisione di un piano industriale integrato e comune con le altre imprese grandi e medie, il sindacato e le comunità locali. Ritornare a produrre in Calabria è possibile se una nuova politica industriale regionale sostenga, con fondi pubblici, lo sforzo di progettazione e di R&S delle Università e dei Centri di Ricerca e favorire l'interazione con il mondo della "finanza di progetto" (ridicola quella tentata dal centrodestra nella passata giunta regionale. Sic!) assicurando la complementarietà degli investimenti privati con gli indispensabili investimenti pubblici dei Comuni, delle Regioni e dello Stato. Per questo è importante dare adito all'ascolto dei territori e degli stakeholder, perché, in Calabria, l'aumento del tasso di disoccupazione e la diminuzione degli investimenti, in questi ultimi cinque anni, indicano la necessità di non perdere altro tempo e di affrontare prima di tutto gli ostacoli esterni e le resistenze interne, che impediscono alle imprese di innescare e avviare nuovi progetti di investimento, che definiscano un punto di svolta del periodo e facciano da traino ad altre iniziative di maggiori dimensioni in futuro, rilanciando la crescita e l'occupazione, nella prospettiva di una politica di rinascita industriale dell'economia calabrese.

*Sociologo