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Sabato, 13 Agosto 2022

POLITICA NEWS

Percorso «rifondativo» del centrosinistra crotonese che parte dai ''Progressisti QPO''

Posted On Giovedì, 07 Luglio 2022 18:18 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

«Progressisti QPO: un percorso “rifondativo” di un centrosinistra che guarda ai più deboli». Inizia così il documento di questo nuovo movimento politico-culturale crotonese.

Aderiscono al documento Gaetano Grillo, Salvatore Mastroianni, Antonio Carella, Antonio Truglio, Ernesto Falbo, Gianfranco Maiorano, Antonio Greco, Nicola Artese, Giuseppe Cosentino, Tommaso Sinopoli, Giorgio Origlia, Saverio Borrelli, Roberto Ciliberto, Umberto Frontera, Domenico Gradia, Leo Riolo, Aldo Leto, Francesco Cretella, Vincenzo Mano e Giovanni Guarascio.
«Dopo le Elezioni regionali calabresi – spiega il documento –, tenutesi l’anno 2014 e vinte dal PD con circa 240.000 voti, di cui 184.000 ottenuti dal Pd e 56.000 dal Dp, il Partito democratico ha continuato a perdere voti per attestarsi alle ultime elezioni sul magro dato di 100.000 voti. A tanto collasso hanno ovviamente concorso, salvo poche eccezioni, i vari Comuni, tra cui ben figura Crotone con il suo comprensorio. Da qui, per dirla con Bruno Villella, è conseguito un effetto devastante sulla struttura organizzativa del partito nei territori interessati, considerato che su 404 Comuni 110 non hanno un tesserato, 122 un numero di tesserati inferiori a 10 e che soltanto 20 hanno un numero di tesserati superiore a 100».
«Stando così le cose, l’unico problema – prosegue il documento –, che merita di essere affrontato con urgente priorità dai dirigenti politici risiede nelle cruciali domande: Perché il Pd perde voti continuamente? Quali erano (e sono!) le responsabilità della sua classe dirigente (si fa per dire!) che ha portato il partito nello stato comatoso, in cui versava e (si badi bene!) in cui tuttora versa? Il che non avrebbe consentito altro se non serrati ed obiettivi congressi, dove discutere le varie posizioni e votare documenti e dirigenti al fine di mettere in chiaro che una stagione era finita e che occorreva un vero rinnovamento interno, lasciando spazio alle nuove voci critiche e riflessive, che non hanno mai mancato di denunciare che il Pd era diventato una forza residuale e quindi impossibilitata ad esercitare una egemonia politica sullo schieramento contrapposto, per un verso, dai partiti di destra e , per l’altro, dal movimento Tesoro Calabria, che ha fatto eleggere l’attuale Sindaco, il cui governo ha il merito di essere nuovo a prescindere anche se inesperto ed incapace e, per di più, non consapevole dei propri limiti».
«Purtroppo ancora una volta – stigmatizza il documento – ha funzionato il pasticcio tabù della unità, di cui non aveva certamente alcun bisogno un partito in crisi, in quanto investito da una emorragia di voti. E’ grave che sia andata così, ma è ancora più grave che ci si sia abbracciati all’insegna di una pacifica ripartizione di insignificanti posti all’interno di un partito vuoto. Per la rigenerazione del partito democratico non si può navigare a vista, ma occorre elaborare una proposta credibile, precisa e realizzabile che attraverso una analisi della situazione e delle prospettive della Città e della intera Provincia definisca gli obiettivi strategici, metta a fuoco le opzioni di sviluppo, valuti le risorse ed i vantaggi che l’intera comunità può conseguire; in breve per centrare i due più importanti obiettivi (migliore qualità della vita nelle periferie e nei centri urbani senza consumare altro suolo e promozione dello sviluppo economico e sociale utilizzando i fondi Pnrr, il fondo di sviluppo e di coesione nonché i fondi strutturali Europei)».
«D’altra parte – analizza il documento – la proposta deve dare una seria e privilegiata attenzione alla specifica identità del partito democratico a cominciare dalla centralità e dignità del lavoro, dalla riduzione delle diseguaglianze e dalle fasce più deboli e svantaggiate come blocco sociale di riferimento privilegiato in modo da dare corpo e sostanza al così detto campo largo, che abbia come collante dei così detti diritti allargati (liberali, sociali, cattolici democratici, progressisti  ed ambientalisti). Questo impone ai volenterosi che avessero ancora speranza di costruire qualcosa per città e territorio una riflessione che giochi su orizzonti ampi e non strettamente locali. Dato per acquisito un comune sentire, che ameremmo definire umanistico, tutto calato sull’attenzione all’essere in netta contrapposizione al luccichio dell’avere, il partito democratico cui apriamo la nostra proposta deve iniziare un percorso “rifondativo” che abiuri il privilegio ottuso della vastità dei nuclei familiari e che si indirizzi invece verso l’essere un laboratorio di cittadinanza che faccia conto su una propria autonoma dignità nella ricerca di una soluzione di progresso per l’intera comunità».
«Puntualizziamo che questa identità del Partito democratico – evidenzia il documento – non è negoziabile né diluibile, pena l’uscita dal perimetro del centro sinistra e deve essere frutto di intima convinzione che garantisca un ancoraggio ideale e, se possibile, ideologico, che, pur rispettando nella totalità il gioco democratico, si oppone a qualunque innaturale commistione, permanente o temporanea. Tanto consente di tornare a parlare di Partiti e non più di associazioni di caporalato. I Partiti sono depositari di ideologie e di idealità, i caporali, proprietari di tessere e gestori di potere spicciolo, sono escrescenze tumorali della politica, senza ancore ed affidabilità».
«Il nostro impegno – assicurano i progressisti –, ribadito per quel che riguarda le responsabilità  territoriali ,dovrà essere indirizzato alle seguenti priorità: una profonda rivisitazione e rimodulazione della macchina amministrativa comunale, da riorganizzare ed innervare di  professionalità  idonee alle sfide del 21° secolo;
B) Quindi concorsi e selezioni vere, senza sotterfugi consentiti da legislazioni fumose; razionalizzazione e  potenziamento dei servizi tenendo conto degli ambiti territoriali anche con il ricorso ai consorzi tra Comuni; la rapida realizzazione di  nuovi strumenti urbanistici quali il piano di coordinamento territoriale (Provincia) ,il Psc con piano delle coste e delle spiagge, il prg portuale, per poter ridisegnare la città per troppo tempo abbandonata a piani regolatori disegnati secondo le aspettative della rendita fondiaria a cui si è aggiunto un eccesso di permissività nei confronti dello “spontaneismo” edilizio».
«La conseguenza – conclude il documento – è sotto gli occhi di tutti: Crotone appare sempre meno una città e sempre più un agglomerato di quartieri senza logica ed identità. Le attività produttive languono per mancanza di capitali privati, di raro management all’altezza e lontananza dai mercati. La città non si è mai ripresa dalla crisi industriale e dal fallimento delle iniziative della reindustrializzazione; il turismo non è mai decollato anche in conseguenza della “criminale” cementificazione della costa; l’agricoltura è ormai attività di pochi ed occasione di mera speculazione assistenzialistica di molti».