Mercoledì, 30 Settembre 2020

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Stadio, Corrado (M5s): «Forza Italia e' doppiamente smemorata sulla vicenda»

Posted On Giovedì, 13 Agosto 2020 13:34 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

«Leggo che, secondo Forza Italia (incorporea persino nelle sue note stampa), "a creare il problema stadio fu la senatrice Margherita Corrado": un'affermazione lapidaria che basterebbe da sola a dimostrare tutta l'ignoranza dei fatti che caratterizza i kroto-berlusconiani». È la controreplica dellasenatrice Margherita Corrado (M5s), componente della commissione Cultura, alle accuse mossegli da Forza Italia Crotone sulla vicenda dello stadio.

«Ansiosi di poter rimproverare qualcosa – incalza Corrado – al candidato civico che sanno essere il principale avversario alle prossime amministrative, per loro e per gli altri schieramenti, in mancanza di meglio (e questo la dice lunga), gli danno dello smemorato, chiamandomi contestualmente in causa con la solita favoletta dello Scida. Spiegano poi al lettore credulone come avrei fatto a creare "il problema stadio". Innanzitutto: "intimando al Mibact". Intimando che cosa? Difficile rispondere: il verbo, transitivo, richiederebbe un complemento oggetto che Forza Italia ha evidentemente dimenticato, a voler essere generosi. In secondo luogo: "accendendo i riflettori sul problema strutture amovibili, affinché venissero rimosse immediatamente in favore di un tesoro archeologico che mai vedrà la luce"».

«Ecco il secondo (e duplice) vuoto di memoria – scrive Corrado –, da parte loro: le strutture amovibili, cioè le tribune dei versanti est e sud dello Scida, furono realizzate l'una dall'8 al 16 agosto 2016 e l'altra nell'autunno seguente. A quel tempo ero l'archeologa (libera professionista con partita Iva) che sono sempre stata ma agivo anche per conto dell'associazione culturale crotonese "Sette soli", nata nel 2012. Non so cosa mai avrei potuto intimare, nell'una e nell'altra veste, al ministero che, a sua discrezione, mi dava lavoro (in verità da sempre molto poco, e meno ancora dopo le note vicende della cementificazione di Capo Colonna nel 2015). Attirai l'attenzione sul "problema delle tribune" (dunque un problema c'era e la mia colpa è averlo chiamato per nome mentre tutti fingevano di ignorarlo!) solo dopo la realizzazione della prima struttura, cioè quando l'errore imperdonabile era già compiuto: il 19 luglio 2016 il Comune era stato autorizzato, come da sua richiesta, ad ampliare l'impianto sportivo costruendo su area vincolata e proprio dal ministero che avrebbe il compito di fare applicare il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004), non di violarlo o consentirne la violazione».

«Duplice vuoto di memoria, dicevo – prosegue Corrado –, perché anche la presunta motivazione attribuitami è errata. Non ho chiesto la rimozione delle tribune mobili, men che meno "in favore di un tesoro archeologico che non vedrà mai la luce". Rimuoverle, nel 2018 o nel 2020 o nel 2200, non cancellerebbe la forzatura compiuta nel 2016, pessimo esempio dato a tutto il Paese e dimostrazione che la Calabria resta una Repubblica a parte, dove le leggi italiane non valgono, o comunque non del tutto, in omaggio all'adagio popolare Fatta la legge, trovato l'inganno! La luce, inoltre, quei ruderi l'hanno vista eccome, nel 1978, quando fu condotto lo scavo archeologico in ragione del quale l'area ove insistono fu vincolata, nel 1981, e il vincolo notificato al Comune, che consapevolmente lo violò già nel 1998. Ho cercato, da archeologa, nell'ottobre 2016, chiedendo e ottenendo dal Mibact l'accesso agli atti, di ricostruire in dettaglio la scabrosa vicenda, per mettere il ministero (oggi come allora a guida Franceschini) davanti alle proprie gravi responsabilità rispetto ai compiti istituzionali che gli sono affidati. E la lettura delle carte disponibili mi consentì di scrivere la lunga memoria pubblicata sulla mia pagina di Academia.edu  e tuttora reperibile in rete».

«L'entità Forza Italia – stigmatizza la senatrice – potrebbe informarsi anche lì, se volesse realmente conoscere gli avvenimenti e dopo, se mai, commentarli. Alla luce di quanto già avvenuto e ben conoscendo la natura dei miei concittadini, puntualmente restii a fare i conti con la storia e, quanto agli amministratori pubblici, sempre pervicacemente privi di memoria, anticipavo, in quel testo, quanto sarebbe accaduto a luglio 2018, cioè alla scadenza del biennio concesso dal ministero per realizzare altrove l'impianto sportivo degno della Serie A che il sindaco giurava di poter materializzare in 2 anni per liberare lo Scida, ripristinando la legalità dopo una inopinata siesta messicana... Per questa ragione, appena accettata la candidatura al Senato, rispondendo a chi si preoccupava delle mie nuove (eventuali) opportunità di agire al riguardo da Roma, dichiarai pubblicamente che la questione per me era chiusa ad agosto 2016: fu lì l'errore, l'intrigo ordito neanche troppo magistralmente, lì la pessima figura, del ministero ma anche della città, davanti al resto d'Italia e per la quale tuttora siamo derisi ovunque. Ho mantenuto l'impegno, ho ignorato con rigore scientifico le vicende successive dello Scida, evitando persino di rispondere ai calunniatori, tranne in rare occasioni, e alle plurime becere provocazioni che chiunque, ultimo l'ectoplasma di Forza Italia, ha inteso muovermi puntando sempre al bersaglio facile, per evidente mancanza di attributi».

«Solo in prossimità del 18 luglio 2018 – riferisce Corrado –, sollecitata dalla collega Barbuto, firmai con lei una lettera all'allora ministro Bonisoli perché trovasse un modo per non penalizzare i tifosi crotonesi, non certo l'amministrazione Pugliese e la Società sportiva, parimenti responsabili, a mio avviso, di avere disatteso l'impegno assunto con lo Stato nel primo consiglio comunale dell'era Pugliese. Mai fu più vero che il buon giorno si vede dal mattino! Firmai non senza imbarazzo, solo perché non fossero i tifosi a pagare l'insipienza di chi puntualmente li ha strumentalizzati e li strumentalizza a fini elettorali e di generico consenso (o dovrei dire di impunità), ma ben sapendo, allora come oggi, che si trattava di un errore. La decisione sul futuro delle tribune mobili dello Scida, infatti, non è e non è mai è stata politica ma di ordine strettamente amministrativo. Non potevo immaginare, allora, che della delicatissima vicenda, un errore rafforzato da innumerevoli altri, commessi per rimarcarlo, invece di risolverlo, si stessero interessando anche altri attori istituzionali di livello apicale, persino nei modi che il Csm ha in fine censurato  il 15 giugno 2020, com'è a tutti noto. Anche per questo, pur comprendendo le sensate preoccupazioni dell'ing. Voce, non ritengo sia opportuno, per chiunque, assecondare prima della pronuncia del Consiglio di Stato qualsivoglia contatto con il ministero di Franceschini da parte del Comune, interlocutore del tutto privo di credibilità a distanza di altri due anni dalla scadenza non rispettata. Tutto questo, i media compiacenti si guardano bene dal dirlo/scriverlo, così come si guardano bene dal pubblicare le mie note, preferendo far 'crescere' la città dando spazio ai tanti rosiconi professionali».

«Rinuncio per sfinimento – conclude Corrado – a rettificare tutte le successive falsità, poiché non una parola della nota puerile e sgrammaticata di Forza Italia corrisponde al vero (il che è persino statisticamente sorprendente), ma tengo a precisare che non mi sono affatto schierata apertamente a favore della candidatura di Enzo Voce. Ho abbracciato con convinzione, finché è stata sul piatto, l'ipotesi del senatore Vito Crimi che alle comunali di Crotone il Movimento, tutto, convergesse, facendo un percorso autonomo ma parallelo, sul candidato civico meno compromesso con le precedenti amministrazioni e più in grado di garantire la discontinuità che è imposta, a chiunque conservi onestà intellettuale e memoria, dallo stato di insostenibile prostrazione in cui versano la città e la provincia. Altri hanno cambiato idea, per ragioni che ciascuno saprà valutare con gli strumenti di cui dispone (e che l'esito delle votazioni sigillerà con una benedizione o una condanna); la mia priorità resta quella».