Martedì, 22 Settembre 2020

POLITICA NEWS

pesce manifesto elettoraleLe piroette di Enzo Sculco e di Francesco Pesce. C’è quasi da divertirsi con il botta e risposta tra i due ex amici della prossima Crotone. Pesce si dimette da capogruppo dei DemoKratici per sancire la rottura definitiva con il guru che ha composto le liste che hanno fatto vincere le elezioni ad Ugo Pugliese e la Prossima Crotone e Sculco gli replica accusandolo di “acrobatiche e sistematiche piroette”. C’è da divertirsi, perché entrambi hanno ragione: Pesce si è dimesso anche perché Sculco non ha mai gradito l’elezione del professore a capogruppo della sua lista (al momento della sua indicazione si parlò di un colpo di mano contro il capo supremo); Pesce, poi, è passato dal centrosinistra alle liste di Sculco che si opponevano e contrastavano l’area di provenienza del professore. In quanto a salti, però, Sculco ha molti record: dal Pd al centrodestra che ha sostenuto Peppe Scopelliti alle elezioni regionali e il ritorno nel centrosinistra con “Calabria in rete”, che ha eletto Flora Sculco nell’assise regionale, sostenendo Mario Oliverio (riferimento del Pd calabrese). Dopo l’elezione regionale si è di nuovo allontanato dal Pd e, ora, che si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Parlamento si ritorna a parlare di un riavvicinamento al Pd. Uno spaccato di politica moderna. Questi botta e risposta provocano ilarità, ma anche tristezza se si pensa alle sorti di Crotone, che sta sprofondando nello Ionio, senza che c’entri nulla il fenomeno della subsidenza. Si perde tempo a litigare e non si pensa alla situazione di Crotone e la cosa che preoccupa di più è la convinzione di chi ha vinto le elezioni amministrative che l’amministrazione comunale stia facendo bene. Ascoltate la gente e forse vi desterete dal sogno beato che state facendo.

 

 

 

 

 

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sculco pesce«Ci risiamo! Per l’ennesima volta, con la solita ciclica modalità, il professor Francesco Pesce gioca a fare la vittima dopo aver, in maniera goffa e sventata, provato a svolgere il ruolo del carnefice». Così Enzo Sculco per la presidenza provinciale del movimento “I DemoKRatici”. «D’altro canto – prosegue l’ex consigliere regionale – la sua storia politica ed istituzionale è punteggiata da acrobatiche e sistematiche “piroette”, con ricorrenti trasformismi che evidenziano i turbamenti tipici di “un’anima senza pace”. Il professore proprio non riesce a riconoscersi in una dimensione stabile, provando a ribaltare sugli altri la responsabilità della propria connaturata ondivacità. Già nella prima legislatura “Vallone”, guarda caso con gli stessi tempi di adesso, aveva abbandonato il gruppo di appartenenza, in quanto riteneva di non essere stato adeguatamente “valorizzato”. Successivamente aveva provato a candidarsi a sindaco, con il risultato di conclamare la propria tendenza alla solitudine! In questa legislatura, riaccolto nelle file dei Demokratici, dopo solenne promessa che non sarebbe più incorso negli svarioni precedenti, ha da subito rimanifestato le proprie peculiarità essenzialmente contrappositive. Prima da presidente di commissione, poi da capogruppo dei Demokratici, ha accuratamente evitato di svolgere il proprio ruolo non fornendo il minimo contributo richiesto dalle funzioni esercitate. Non ancora appagato, nel momento in cui ha ritenuto di non condividere impostazioni e scelte dell’amministrazione, anziché manifestare il proprio disagio nell’ambito del gruppo di appartenenza ritualmente convocato, ha inopinatamente scelto di sedersi tra i banchi dell’opposizione, proprio lui il capogruppo. Tutto ciò senza mai esternare per le vie istituzionali le proprie supposte ragioni all’Amministrazione stessa. È dunque diventata palese una cronica “incapacità” a concepire correttamente il ruolo istituzionale ed emerge un’intima predisposizione ad “avvelenare i pozzi”. Le sue dimissioni da capogruppo e la sua pervicace volontà a porre in essere iniziative solo divisive senza alcun confronto, sanciscono di fatto il suo definitivo allontanamento e distacco dal gruppo dei Demokratici. E così sia!».

 

 

 

 

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giunta azzeramentoSi apre ufficialmente la crisi nella maggioranza che governa al Comune di Crotone. Sei consiglieri comunali eletti nelle liste che hanno appoggiato la candidatura a sindaco di Ugo Pugliese, con una lettera inviata al primo cittadino, hanno chiesto l’azzeramento della Giunta. A firmare la lettera sono stati nell’ordine Francesco Pesce, Tommaso Pupa, Massimiliano Bianchi, Enrico Pedace, Vincenzo De Franco e Salvatore Gaetano. I sei rappresentati della maggioranza, in premessa, evidenziano che “la situazione è divenuta con il tempo non più procrastinabile” e “per il ruolo istituzionale ricoperto” non possono assolutamente ignorare la situazione di “malessere che serpeggia tra i cittadini”. Le cose non vanno bene in città e i sei consiglieri non se la sentano più di tenere il sacco ad un’amministrazione che latita e chiedono “di dare un forte segnale di cambiamento ai cittadini”. Denunciano anche una situazione di scollamento tra l’attività della giunta e quella dei consiglieri, che “lamentano il loro senso di inutilità”. “La triste verità – si legge nella lettera dei sei rappresentanti della maggioranza – è che finora si è operato in quasi assoluta mancanza di autonomia e che i soggetti istituzionali dell’azione amministrativa sono risultati di fatto svuotati di ogni loro funzione progettuale e di ogni loro effettivo potere”. Le ragioni del fallimento amministrativo, secondo quanto scrivono i sei, sono da attribuire alla gestione esterna all’amministrazione. E’ evidente che la staffilata viene indirizzata ad Enzo Sculco, leader del movimento dei DemoKratici. Leggendo il documento si intuisce che l’obiettivo da colpire non è il sindaco nei confronti del quale i sei esprimono “fiducia, stima e cordialità”, ma è Sculco. Da questa situazione si esce solo ridimensionando il ruolo di Sculco e per questo i sei “chiedono di azzerare la giunta e di riorganizzare la macchina amministrativa con la condivisione dei consiglieri di maggioranza e nel rispetto delle leggi vigenti in materia”. Secondo i sei il cambio dell’esecutivo dovrebbe consentire un cambio di passo nell’attività amministrativa e il recupero del rapporto e della fiducia dei cittadini.

 

 

 

 

 

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via roma sculco

(Foto: il portone d'entrata della sede dei Demokratici su via Roma a Crotone)

Solo chi non ha peccati può scagliare la prima pietra. I DemoKratici non possono nemmeno puntare il dito, altro che lanciare la pietra. Non lo possono fare perché di riffa o di raffa hanno sempre avuto qualcuno nelle stanze del potere, fatta qualche minima eccezione. Il loro intervento sulla stampa contro il Partito democratico, quindi, va visto esclusivamente come la reazione politica in un caldo mese agostano. Con l’avvio della seconda Repubblica, prima come partito della Margherita e poi come movimento dei DemoKratici, sono stati dentro i governi del Comune di Crotone e della Provincia, fatta eccezione per il decennio Senatore al Comune, la seconda consiliatura di Vallone sempre al Comune, e una parte della consiliatura Iritale alla Provincia. L’accordo ha preso il via alla Provincia dove il leader Enzo Sculco ha gestito la delega di vicepresidente di Carmine Talarico. Sculco è stato anche candidato a sindaco contro Senatore, che lo ha sconfitto. Uscito di scena il leader massimo, il suo posto è stato preso da Emilio De Masi, sempre in sella, da Franco Pugliano e da Peppino Vallone, sino alla rottura. Solo per ricordarlo a chi ha la memoria corta, Vallone è stato imposto come candidato a sindaco della Margherita proprio da Sculco. A Crotone i Democratici di sinistra, così si chiamavano i rappresentanti del Partito democratico, tentarono di impedire la candidatura a sindaco di Vallone inutilmente. Vallone si lasciò guidare da Sculco per quasi cinque anni, poi inaspettatamente prese le distanze e fu rieletto per un altro quinquennio senza la sponsorizzazione del re di via Roma che è stato anche eletto alla Regione al tempo di Agazio Loiero. Una volta diventati DemoKratici hanno fatto l’accordo con il centrodestra entrando nella giunta regionale di Peppe Scopelliti e alla Provincia nella giunta del barone Zurlo. Oggi governano il Comune e la Provincia e hanno a mezzo servizio la rappresentanza nel consiglio regionale della Calabria. A mezzo servizio perché Flora Sculco, eletta nelle liste di Calabria in rete a sostegno di Mario Oliverio, con un piede è dentro la maggioranza e con l’altro piede resta fuori. Dal 1990 al 2017 (27 anni), i Demokratici sono rimasti fuori dalla stanza del potere a Crotone meno del Pd che, invece, ha sofferto di crisi di astinenza per 15 anni (dieci anni Senatore e cinque di Zurlo). Alla Regione, invece, sono stati presenti ininterrottamente, anche con il cambio del capitano. Fa sorridere, quindi, la polemica contro il Pd e fanno sorridere le accuse di responsabilità. Non si può pensare di menar il can per l’aia sempre e comunque. La città di Crotone ha deciso di assegnare ai DemoKratici il compito di governare e devono farlo nel migliore dei modi. Non sono, infatti, credibili quando accusano Vallone dei loro insuccessi amministrativi. A questo proposito due sono le cose che devono spiegare ai cittadini perché oggi cadono dalle nuvole quando parlano della situazione trovata al Comune e durante la campagna elettorale hanno chiesto il voto per aggiustare i danni prodotti dall’amministrazione Vallone-Pd: o mentivano durante la campagna elettorale, o mentono oggi. Anche se dovessero essere in buona fede un amministratore consapevole prende atto e programma le attività per portare la città fuori dalle secche. E’ troppo facile continuare a dire che la colpa è sempre di Vallone. La gente non ci crede più, anche perché si trova a dovere fare i conti con tutte le inefficienze compresa quella buca in piazza Pitagora, che è ancora lì a confermare l’inefficienza amministrava. Potete anche dirlo che quella buca l’avete ereditata da Vallone, ma la gente giustamente sa che l’incapacità di aggiustarla è tutta vostra. Meno polemiche e più fatti è questa la richiesta della città. Avete ancora quattro anni e sarebbe un delitto pensare di passarli accusando Vallone o raccogliendo frutti da alberi piantati da altri. Certi Progetti arrivano a compimento perché sono state espletate tutte le trattative. Certo è anche merito dell’ultimo arrivato chiudere una partita, ma non si può pensare di spacciare la chiusura della vertenza bonifica partecipando a tre o quattro incontri, perché se fosse così avete nelle vostre file Capitan America e finora lo avete impegnato solo in tre o quattro riunioni per la bonifica perché tutto il resto non è ancora decollato.

 

 

 

 

 

 

 

 

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segreteria pd crotone 2017

«Emerge a Crotone un modello amministrativo fallimentare: il Pd è al lavoro per l’alternativa». Così in una nota della federazione provinciale del Partito democratico di Crotone. «A distanza di un anno – scrivono i “democrat” – possiamo, senza più alcun dubbio, dichiarare il fallimento di un sistema politico che governa importanti enti della nostra provincia. Il modello politico-amministrativo de i Demokratici inizia a fare acqua da tutte le parti, con deficit evidenti ormai a tutti e di ogni genere. Dalla confusione amministrativa di Crotone città alla rassegnazione dell’ente Provincia, ogni cosa pare abbandonata a se stessa con tanta improvvisazione a nostro avviso dilettantistica. Emerge in maniera chiara la mancanza di programmazione e progettazione per la Città di Crotone, sui grandi temi che interessano futuro e sviluppo della cittadina crotonese, come si evince anche dalla denuncia dei giorni scorsi del consigliere Procopio sull’edilizia scolastica. Ritardi nell’attrarre nuove risorse sia nazionali che regionali ed europee. Altro dato ormai evidente l’isolamento politico sia dalle istituzioni regionali che nazionali. Non possiamo più far finta che tutto vada bene, e non possiamo più continuare a veder amministrare la città capoluogo, e la Provincia di Crotone, da coloro che andando avanti così daranno “il colpo di grazia” all’intero territorio. Come già evidenziato dal commissario Pd della città di Crotone, oggi a mezzo stampa, Giovanni Puccio. L’ormai incresciosa crisi politico-amministrativa del Comune di Crotone, legata alla mancanza di una exit strategy per aiutare le partecipate a superare lo stallo, rischia di far tornare indietro la città perdendo tutto il lavoro fatto finora. E ne approfittiamo anche per denunciare come ormai le partecipate vivono difficoltà oggettive, come dimostrano i scarsi risultati, e senza nessuna tutela per i dipendenti e per il loro futuro, come testimonia il fatto che alla riunione per salvare i dipendenti della Gestione Servizi non era presente nessun esponente che rappresentava l’Ente provinciale. Crediamo ci sia bisogno di una svolta che guardi al futuro ed avvii una seria programmazione. Ecco perché il Partito democratico vuole invertire la rotta intraprendendo un percorso di iniziativa politica sull’intero territorio, ma soprattutto tracciare una linea chiara senza nessuna ambiguità. Rinnovamento di metodi e modi, ricercando figure nuove per idee fresche da mettere in campo per il futuro, che aiutino a far uscire la Provincia di Crotone dall’isolamento. Un nuovo corso politico che vedrà ogni dirigente ed amministratore del Partito democratico impegnato in prima linea. Ci auguriamo che, sin da subito, tutti coloro che si riconoscono nel percorso del Partito democratico lavorino in questa direzione, nella più ampia unità possibile ed ognuno con il suo prezioso contributo».

 

 

 

 

 

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gd 2017«Arriva un momento in cui è necessario fare chiarezza. Una chiarezza dovuta alla cittadinanza, ai nostri elettori e militanti e prima di tutto a noi stessi». A chiederlo sono i Giovani democratici città di Crotone. «L’ultima assemblea provinciale del Partito democratico – scrivono i giovani dem – si è conclusa senza una chiara presa di posizione sul tema dei futuri rapporti tra il partito e le altre forze politiche cittadine. In particolare – stigmatizzano i Gd – si è lasciato spazio a troppe ambiguità laddove non deve essercene nessuna. Sul punto i Giovani democratici di Crotone hanno le idee molto chiare e lo sottolineano fermamente: nessun rapporto politico, e a maggior ragione nessun tipo di alleanza, è possibile con i DemoKratici di Enzo Sculco. Stupisce che questa eventualità sia in discussione e come non si capisca che sono queste ambiguità a minare irreversibilmente la già provata fiducia degli elettori del Partito democratico crotonese. Certo non aiuta un gruppo consiliare del Partito che non sembra capace di mettere in piedi una visibile e avvertibile attività di opposizione, pur di fronte ad una Amministrazione comunale fortemente criticabile. Sono queste incertezze che minano il futuro del Pd di Crotone e mettono in serio pericolo la sua stessa identità: come e con quale coraggio ci si presenterebbe dinnanzi alla cittadinanza se e nel caso in cui ci si dovesse alleare con Enzo Sculco e i suoi? Come si può interpretare il ruolo di principale forza di opposizione se si lascia spazio a queste suggestioni? Laddove il Partito ha difficoltà nel risultare cristallino i Giovani democratici sono felici di fare chiarezza: nessuna alleanza tra Pd e DemoKratici, né oggi né in futuro».

 

 

 

 

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