Lunedì, 13 Luglio 2020

POLITICA NEWS

cerrelli salviniIl “lumbard” nostrano al centro del dibattito nazionale. Se l’idea era quella di accendere i riflettori su di sé Gianfranco Cerrelli, il nostro “ce l’ho duro”, c’è riuscito pienamente. La stampa, se pur qualche ora, gli ha riservato più spazio di Matteo Salvini. Segno dei tempi che cambiano: una volta l’attenzione era rivolta a chi raccontava cose serie, oggi i riflettori si accendono su chi racconta “cazzate”. Più grossa la racconti e più attenzione riesci ad avere. Non è la prima volta che il nostro “ce l’ho durino” fa l’omofobo e attacca le donne. Lo ha fatto più volte da giurista cattolico, sollevando anche qualche piccola polemica. Oggi la sua notorietà è esplosa, anche se consensi non ne ha avuto. Dalle sue teorie da “integralista cattolico” ha preso le distanze persino Salvini. Il “ce l’ho” durino non ha fatto una piega e oggi ha diffuso un nuovo comunicato di chiarimento del suo pensiero. Nel nuovo messaggio ha scritto che è stato stravolto quello che voleva dire. Possibile che tutti hanno intrepretato in maniera sbagliata quello che voleva dire? Lui dice questo, ma a leggere quello che ha scritto nel volantino tutti hanno capito che la sua idea della donna è quella della fattrice: regina della casa e macchina che sforna figli. Attenzione a non interpretare male il suo pensiero: nella donna che lui ha in mente non c’è sesso, ma dovere coniugale e morale. Si può fare sesso, ma solo con l’obiettivo di fare figli. Il suo pensiero è chiaro: i figli si fanno solo in maniera tradizionale e non ricorrendo all’aiuto della scienza. La chiesa non vuole ed è peccato. Ve lo ricordaste Galilei? Ha fatto il carcere perché si era azzardato a dire che la terra era rotonda. Una eresia che gli ha fatto rischiare il patibolo in un periodo in cui la chiesa professava che la terra era piatta. In queste settimane la Rai sta trasmettendo il film tratto dal libro Il nome della rosa scritto da Umberto Eco. In quel libro il grande maestro della letteratura italiana rappresenta uno spaccato del medioevo e di come la chiesa ed il cattolicesimo abbiano tentato con ogni mezzo di bloccare il progresso. Quella chiesa arretrata e arroccata sulle proprie credenze ha messo in piedi il tribunale dell’inquisizione. Non me ne voglia il nostro “lumbard”, ma quando leggo le cose che scrive mi viene da fare una similitudine con quel tipo di cattolicesimo. Per fortuna la chiesa non è quella del “ce l’ho durino”. Nella chiesa di oggi ci sono figure illuminate come papa Francesco, che non prendono in considerazione le “battaglie” di Cerrelli. Il papa pone altre questioni e lo fa senza timore. Questa chiesa illuminata sorride e non prende sul serio il lumbard nostrano. Forse anche la stampa nazionale avrebbe dovuto sorridere come si fa quando ci si trova davanti ad uno che l’ha sparata grossa.

 

 

 

 

 

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giancarlo cerrelli allevatoriAnche Crotone ha trovato “l’omino del ghe pensi mi”. E’ il leader pitagorico della Lega, Giancarlo Cerrelli. Ogni volta che scoppia un problema interviene e annuncia che la soluzione la solleciterà al ministro competente. E’ successo al tempo in cui si dibatteva del futuro dell’aeroporto e succede oggi con la vicenda del prezzo del latte. Quando scoppiò la questione del futuro dell’aeroporto, messo in forse dalla mancanza di finanziamenti il “lumbard nostrano” annunciò che avrebbe posto il problema al ministro. Probabilmente lo avrà pure fatto, ma se non ci fossero stati i soldi delle royalties di otto Comuni della provincia di Crotone, l’aeroporto Sant’Anna sarebbe stato chiuso definitivamente. L’aeroporto è aperto soprattutto grazie al sacrificio del Comune di Crotone, che messo mano al portafoglio e i benefici di questa scelta non ce l’hanno solo i Crotonesi o gli abitanti degli altri 26 comuni della sua provincia. Con i soldi delle royalties volano anche i lombardi, i cosentini e gli altri italiani che decidono di venire in questa parte della Calabria. Oggi il “ghe pensi mi” nostrano ha deciso di sostenere la lotta degli allevatori della provincia di Crotone e ha annunciato che “informerà subito il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio dei gravi disagi che vivono gli allevatori della provincia di Crotone”. Così come è successo per l’aeroporto il nostro “lumbard” batte i pugni per difendere il nostro territorio. Meno male che c’è lui, perché altrimenti le nostre aziende rischiavano di fallire. In questa complicata vicenda qualcuno sta dimenticando i motivi che l’hanno originata. I grandi allevatori hanno deciso di abbandonare le regioni italiane (anche la Sardegna) per andare a produrre latte in Romania, Bulgaria e altre realtà nazionali che fanno pagare meno tasse e dove il costo del lavoro è inferiore. Fare concorrenza a questi produttori italiani che operano in altri stati è una impresa impossibile, a meno che il governo nazionale non decida di impedire, a chi produce all’estero, l’utilizzo dei marchi italiani. I grandi produttori che operano all’estero hanno impiantato, nei luoghi degli allevamenti, anche caseifici che trasformano il latte in formaggi. A questi formaggi viene assegnato il marchio di pecorino sardo o crotonese. Questo è uno dei problemi da sollevare al governo nazionale per impedire la concorrenza sleale che ha portato all’abbattimento dei prezzi. Sino ad una decina di anni fa il costo di un litro di latte di pecora era superiore ad un euro, oggi nel Crotonese viene pagato tra i 65 e i 70 centesimi. La colpa è del sistema e la soluzione non si può pensare di risolverla con l’aumento del pagamento del latte deciso con un decreto del Governo. L’Europa non ce lo consentirebbe e comunque questa scelta dovrebbe essere garantita con nuove entrate per le casse dello Stato. Nuove tasse. Gli interventi a sostegno di chi sta chiedendo giustizia e aiuto, se non si tiene conto degli aspetti che hanno provocato la crisi, è solo propaganda elettorale.

 

 

 

 

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giunta sculcoLa porta della stalla è stata aperta e gli “animali” fuggono in tutte le direzioni. La metafora è una rappresentazione plastica di quello che sta succedendo nella maggioranza che governa Crotone. A fuggire dalla coalizione della Prossima Crotone sono in tanti e altri abbandoni si annunciano. Non è sicuramente soddisfatto di come vanno le cose l’assessore al Bilancio con delega di vicesindaco, Benedetto Proto, che chiede comportamenti più confacenti al ruolo di amministratori. I troppi litigi all’interno della maggioranza disturbano il vicesindaco, che in un momento di rabbia, lui che è sempre pacato e disponibile, annuncia ai suoi di avere avviato una valutazione seria sull’opportunità di continuare a fare l’amministratore al Comune. Se non si trovano le ragioni per recuperare la serenità perduta Proto potrebbe lasciare la carica dopo l’approvazione del bilancio. Non è una scelta che farebbe a cuor leggero, ma se la situazione resta quella attuale la scelta diventa obbligata per un gentleman del suo livello. Su questo è chiamato a riflettere soprattutto il “reuccio” di via Firenze, Enzo Sculco, che è diventato il bersaglio principale della fronda interna alla “Prossima Crotone”. Sculco non deve illudersi che può governare i processi come ha fatto sino a qualche mese fa, quando ancora il contagio del potere non aveva infettato le sue truppe. Il contagio è in uno stato avanzato e se non si mette in atto una terapia adeguata si rischiano le metastasi. Il potere fa perdere la lucidità anche ai soggetti più dotati a livello di neuroni. Succede che il potere ubriaca il cervello e le valutazioni non sono più lucide ed oggettive. Ci sono personaggi nella Prossima Crotone, che pensano di partecipare alla prossima campagna elettorale da candidati per giocarsi la partita. Offuscati dalla gestione del potere non comprendono che il collegio elettorale comprende tre province e che le percentuali per essere eletti sono elevate. Chi si candida deve avere voti non solo nella provincia di Crotone. Questa situazione danneggia soprattutto Flora Sculco, che non potrà contare sull’apporto della macchina elettorale messa in piedi dal “reuccio” cinque anni fa. I litigi, poi, hanno ricadute negative sulle attività dell’amministrazione comunale, che dovrebbe essere il punto di forza del “reuccio”. Se l’amministrazione perde colpi e immagine, la “Prossima Crotone” perde consensi e si indeboliscono anche i futuri candidati alla Regione. C’è la possibilità di recuperare il gap? Non è facile, ma si potrebbe tentare. La via obbligata per Sculco è la riappacificazione interna e il rilancio dell’attività della Giunta guidata da Ugo Pugliese.

 

 

 

 

 

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pd spaccato2In ordine sparso. Non c’è pace nel gruppo consiliare del Partito democratico al Comune di Crotone, che si divide anche quando c’è da attribuire responsabilità al sindaco Ugo Pugliese per la mancata erogazione delle royalties alla marineria della città. Solo in tre firmano il documento politico inviato alla stampa: Rosanna Barbieri, Saverio Flotta e Michele Ambrosio. All’appello manca la firma dell’ex capogruppo dem, Mario Galea, attuale presidente dell’assemblea provinciale del partito. Una dimenticanza? Sembra proprio di no. Dal gruppo consiliare viene confermata la voce che Galea è stato contattato con un messaggio. Secondo quanto riferito, quindi, Galea non ha nemmeno concesso la confidenza agli altri rappresentanti del suo gruppo consiliare di rispondere. Non ha risposto e, quindi, il suo silenzio è stato valutato come un no secco. Ma che dicevano i tre consiglieri firmatari nel documento? Semplicemente che Pugliese ha la responsabilità di avere fatto perdere alla marineria crotonese i soldi delle royalties del metano, che nel passato avevano avuto riconosciuto. Li avrebbe fatti perdere perché al momento del rinnovo della convenzione con la Regione Calabria, nel documento sottoscritto dai due enti, è sparita la voce dei pescatori. I firmatari della nota stampa contro Pugliese sostengono che il sindaco non solo non ha garantito i rappresentanti della marineria crotonese, ma li sta addirittura prendendo in giro quando dice che tutto può essere recuperato in seguito al pronunciamento dell’Europa a favore della tesi che le royalties spettano ai pescatori per la riduzione del pescato a causa della presenza a mare delle piattaforme per l’estrazione del metano. Quando è stata rinnovata la convenzione tra Regione e Comune la voce dei benefici ai pescatori è stata cancellata in quanto confliggeva con i dettami dell’Europa che interviene quando si configura l’aiuto ad aziende in crisi. Se l’Europa successivamente ha chiarito che non si trattava di aiuto di stato vuol dire che quella convenzione è stata sottoscritta con superficialità da parte di Regione e Comune che avevano l’obbligo di approfondire l’argomento. Galea, quindi, ha deciso di non condividere l’accusa lanciata dai suoi colleghi con il documento inviato alla stampa. Il suo comportamento è coerente con quello avuto in consiglio comunale, spesso favorevole alla maggioranza. Oltre a ribadire il principio della coerenza il suo no, potrebbe significare la non condivisione del nuovo corso del gruppo consiliare del Pd, che ha scelto di stare all’opposizione.

 

 

 

 

 

 

 

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giunta sculcoCi vorranno alcuni mesi per comprendere le ragioni delle dimissioni di Rori De Luca da assessore al Comune di Crotone. Si capirà se hanno fondamento le notizie che parlano di De Luca impegnato a cercare un posto da candidato al consiglio regionale della Calabria. Queste notizie arrivano da ambienti regionali di centrodestra che stanno lavorando alla composizione delle liste. Un qualche valore queste voci potrebbero averlo perché De Luca ha lasciato il posto nella giunta di Ugo Pugliese, ma non ha detto una sola sillaba sulla sua futura attività politica. Se avesse deciso di abbandonare la politica l’avrebbe detto. Questo vuol dire che intende ancora impegnarsi nelle istituzioni, ma non con la coalizione della “Prossima Crotone” e con Enzo Sculco. Quello che De Luca vuole fare “da grande” Lo capiremo quando si aprirà ufficialmente la partita delle candidature. Sicuramente anche Sculco si sarà chiesto quali sono gli obiettivi di De Luca, considerato che da mesi non era benevolo con l’assessore dimissionario. Dopo la luna di miele iniziale il “reuccio” ha incominciato ad esprimere perplessità sulle capacità amministrative di De Luca. Perplessità che sono aumentate di volume quando il “fighetto” De Luca ha iniziato ad incontrare autorevoli rappresentanti della Lega. Il “reuccio” è diventato ruvido e “il fighetto” lo ha mandato a quel paese, scegliendo il momento più opportuno: quando è iniziata la discussione su come rilanciare l’attività amministrativa. Così De Luca ha potuto giustificare la sua scelta sostenendo di non condividere più l’impostazione del “reuccio” su come amministrare il bene pubblico. Il “fighetto” ha imparato presto i giochi della politica e della comunicazione. E’ sveglio ed è per questo che Sculco l’aveva scelto. Ma Sculco, nonostante stia perdendo qualche colpo, resta sempre un volpone. Lo dimostra il fatto che, per evitare speculazioni, ha chiesto a Pugliese di rescindere immediatamente il cordone ombelicale con “il fighetto” e chiudere definitivamente la partita. Con un comunicato Pugliese ha informato De Luca che non gli correrà dietro per incoraggiarlo a tornare sui suoi passi: grazie per quello che hai fatto e si va avanti. L’uscita di scena dell’assessore fortemente voluto da Sculco e Pugliese pone il problema della successione. Non è una questione che potrà essere risolta subito. Se la politica ha ancora regole da rispettare, Pugliese e Sculco devono ragionare su come andare avanti con l’amministrazione. Sculco, poi, ha la necessità di allargare il cerchio delle alleanze perché in autunno si vota per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria. Deve trovare voti per la luce dei suoi occhi, che è la figlia Flora. Ci sono due questioni importanti su cui si deve chiudere il cerchio. La soluzione alle due questioni può essere trovata con l’alleanza con il Partito democratico. Il Pd potrebbe fornire i numeri per garantire la gestione del consiglio comunale e i voti per rieleggere Flora. Ecco perché non si potrebbe andare subito alla nomina del nuovo assessore. Ma, lo dicevo prima, Sculco sta perdendo qualche colpo e, poi, in politica tutto è possibile. Diamo per scontato che la logica prevalga sulla follia. Pugliese e Sculco a questo punto devono tentare un accordo con il Pd. Anche con quello locale che ha deciso di mettersi di traverso. Il nuovo corso del Pd locale dice che tutto quello che si sta mettendo in campo ha l’obiettivo di indebolire Pugliese e la “Prossima Crotone”. Ma quanto conta quella parte del Pd? A questa domanda non so rispondere. Se Sculco e Pugliese riescono a trovare l’accordo l’assessore all’Urbanistica non sarà l’unica novità della Giunta. Nel nuovo esecutivo ci saranno persone che fanno riferimento al Pd. Questa è la logica, che alcune volte fa a pugni con la politica.

 

 

 

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protesta datel abramo crotone decreto dignitàIl dramma di una città che subisce anche il Decreto dignità. Sono ormai lontani i tempi in cui migliaia di crotonesi campavano di lavoro e di salario. Oggi si vive principalmente di pensioni e il lavoro è diventato sempre più una chimera. I giovani che legittimamente vorrebbero restare a Crotone non hanno prospettive di poter contare su un lavoro a tempo indeterminato e, quindi, devono sbarcare il lunario vivendo alla giornata. Molto spesso questo significa sopravvivere con la paghetta dei genitori o dei nonni. I più fortunati lavorano a tempo pieno e nel novero dei fortunati vanni collocati anche coloro che prestano attività lavorative precarie. Dopo la dismissione delle fabbriche storiche a Crotone il lavoro è stato principalmente assicurato dalla “Datel”, azienda del gruppo Abramo, regalata alla città da Romano Prodi nel 1996 per ristorarla dai danni subiti dalla grave alluvione che provocò anche sei morti. In questa azienda hanno lavorato e lavorano migliaia di giovani: alcuni con incarico a tempo indeterminato (i più fortunati), altri con incarico precario. I precari sono riusciti per anni a sbracare il lunario, anche restando a Crotone. Non hanno potuto realizzare progetti a lunga scadenza, ma hanno avuto un salario che li ha resi indipendenti dalla paghetta del nonno. L’azienda ha sempre sostenuto che non era possibile trasformare l’incarico da precario a tempo indeterminato, perché una parte del lavoro è determinato dalle commesse, che non sono a tempo indeterminato. Dal 1996 ad oggi molti giovani precari hanno avuto la possibilità di sopravvivere. L’entrata in vigore del Decreto dignità ha tagliato le gambe e la speranza ai precari di Crotone. Circa 400 dipendenti non avranno più il lavoro precario. Questo il dato su cui riflettere, al di là dei buoni propositi di chi ha proposto e approvato il Decreto dignità. Il risultato ottenuto a Crotone è sotto gli occhi di tutti e non serve arrampicarsi sugli specchi per giustificare la scelta. A Milano il Decreto potrà anche produrre effetti benefici, ma a Crotone e nel Sud (la parte dell’Italia che ha la percentuale di disoccupati più alta) sta avendo un effetto devastante, perché sta cancellando anche il lavoro precario. Questo non va bene, al di là di chi ha proposto il Decreto e delle buone intenzioni. Ecco perché c’è la necessità di trovare una soluzione per i giovani di Crotone e del Sud, che vorrebbero vivere la propria vita dove sono nati e hanno gli affetti e le radici culturali.

 

 

 

 

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