Lunedì, 13 Luglio 2020

POLITICA NEWS

pd spaccatoIl suicidio della sinistra calabrese. La sinistra in Calabria non è morta a causa delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il governatore Mario Oliverio. La sinistra, infatti, si è suicidata già da molti anni. Si tratta di un suicidio provocato da una classe dirigente ottusa ed egoista. Lo dimostra il fatto che Oliverio non ha sostituti. Non c’è un nome spendibile per sostituirlo nella fase transitoria alla Regione e non c’è un nome spendibile per candidarlo alla guida dell’ente per i prossimi cinque anni. Non è stato così per il centrodestra quando scattarono le manette per il presidente Peppe Scopelliti. E’ stato Scopelliti a continuare a sbagliare indicando un non politico alla guida temporanea della Regione, ma il centrodestra aveva ed ha più nomi da candidare. Non è, purtroppo, così per il centrosinistra. Al momento nell’area di tutto il centrosinistra non c’è un nome che possa intercettare i consensi dei cittadini. A questo centrosinistra non resta altra soluzione se non quella di avviare un processo di ricostruzione che passa attraverso l’individuazione e la crescita di una classe dirigente che possa essere credibile. Al momento c’è solo un gruppo dirigente erede del vecchio Partito comunista italiano, che ha fatto terra bruciata intorno a sé. Nel Pd e nel resto della sinistra non ci sono cresciute le nuove generazioni. I giovani ci sono, ma sono “figli” di Matteo Renzi, che continua a fare danni proprio perché deve perseguire obiettivi di potere, che il popolo italiano non intende più attribuirgli. La ricostruzione della sinistra, soprattutto in Calabria, dovrà essere realizzata con pazienza ed umiltà e potrà avvenire se finalmente si faranno da parte i vecchi arnesi, che hanno avuto tantissimo a livello personale e continuano a chiedere. I vecchi arnesi si facciano da parte o ci penserà il procuratore Nicola Gratteri, che da tempo “ha il fiato” sul collo degli affaristi.

 

 

 

 

 

 

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benvenuti papanicePapanice gradisce, ma avrebbe voluto anche altro. Questa mattina, 12 dicembre, si è tenuto presso l’istituto comprensivo di Papanice il concerto di Natale organizzato dal prefetto di Crotone, Cosima Di Stani. C’è stata anche la fanfara del I° reggimento bersaglieri di Cosenza. Il quartiere-paese è stato addobbato per la festa con le bandiere italiane, striscioni di benvenuto e si sono persino visti i vigili urbani e un carro attrezzi di cui i Papanicesi disconoscono l’uso. Gli abitanti del paese-quartiere hanno gradito sicuramente l’iniziativa. Il livello di gradimento è stato particolarmente alto tra i bambini e gli anziani. Non può che fare piacere l’organizzazione di un’iniziativa, che marca la presenza dello Stato. Ha provocato compiacimento e piacere anche la festa della Polizia, che quest’anno si è tenuta a Papanice. Due momenti di grande gioia e festa che si sono aggiunti alle celebrazioni di San Pantaleone, patrono del quartiere-paese. Tre feste al posto di una. Nessuno se li aspettava all’inizio dell’anno che si avvia alla fine. A parte l’ironia sono stati momenti vissuti positivamente dalla popolazione che, purtroppo, però, non lasciano nulla. Passata la festa si torna alla quotidianità e la quotidianità per il quartiere-paese è legata alla necessità di garantire sicurezza, salute e servizi efficienti. Nonostante la nota presenza della criminalità organizzata a Papanice non c’è ancora una postazione delle forze dell’ordine. Era stata annunciata l’istituzione della caserma dei Carabinieri e non se ne parla più. L’amministrazione comunale di Crotone ha messo a disposizione i locali che attualmente ospita la delegazione comunale per facilitare la pratica della caserma, ma nemmeno questo è servito. Papanice ha seri problemi ambientali: a poca distanza dal centro abitato è allocata la discarica di Columbra dove sono stati smaltiti circa cinque milioni di metri cubi di rifiuti (Rsu e speciali) e ci sono momenti che in paese non si respira per gli olezzi che arrivano dall’impianto dei rifiuti. Nulla è stato fatto per ridurre i disagi dei cittadini. Ci sono state iniziative, che sinora hanno aggiunto al nulla un’altra parte di nulla. Nel quartiere-paese non esiste un sistema fognario: ci sono i tubi all’interno del centro abitato che raccolgono i liquami e li scaricano a ridosso delle case. I veleni delle fogne, che escono dalle abitazioni ritornano nelle case dei cittadini in tante altre forme. A poca distanza opera la centrale a turbogas di Santa Domenica, che ogni giorno immette nell’area polveri sottoli in quantità elevata. A Papanice, purtroppo, le questioni ambientali uccidono molto più della lupara. In cambio abbiamo le feste e le iniziative. Camilleri, il padre di Montalbano, li chiama “i teatrini”. E se fosse stato ancora in vita Tommasi di Lampedusa, celebre autore del ‘’Gattopardo’’, parlando delle cose che accadono a Papanice forse avrebbe scritto: «Non avete capito niente, qui si cambia per non cambiare».

 

 

 

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esaro pienaClima estremo e speculazione edilizia selvaggia rendono insicura la città. Crotone ha retto all’urto violento della pioggia per la seconda volta in pochi giorni. I danni sono tanti, ma l’unico morto che si piange è il pino crollato in piazza Pitagora. Poteva andare peggio, ma per fortuna non ci sono stati i drammi provocati dall’alluvione del 14 ottobre del 1996, quando sono morte sei persone. La città, comunque, resta a rischio alluvione e le responsabilità sono da ricercare nelle attività edilizie selvagge a cui questa città è stata sottoposta nell’ultimo ventennio. Non solo abusivismo. I problemi sono determinati proprio dalle costruzioni previste dall’ultimo piano regolatore cittadino. Sono stati autorizzate costruzioni per oltre 100.000 abitanti e Crotone supera di poco le 60.000 presenze. Il piano regolatore ha consentito di costruire e cementificare ogni angolo. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che la città si allaga ogni qualvolta si verifica un evento piovoso, anche di poco al di sopra della norma. Si allega il centro città e la sua periferia. Si allaga il lungomare, dove l’intervento di riqualificazione realizzato non ha previsto un adeguato impianto fognario e di raccolta delle acque bianche. A ben riflettere sul lungomare è stato effettuato un intervento che lascia molto perplessi: la pendenza della strada non è quella naturale del lato mare, ma verso le costruzioni edificate dall’altro lato. Prima ancora, quando la città non aveva avuto lo sviluppo attuale, le amministrazioni degli anni ‘70 hanno predisposto lo sviluppo edilizio nelle aree acquitrinose di Tufolo-Farina. Anche questa scelta edilizia sta creando oggi problemi di allagamento ad ogni acquazzone. Crotone, quindi, è una città che paga il costo delle scelte fatte per lo sviluppo edilizio. E’ una città che ha anche la memoria corta e si indigna magari per cose di poco conto. Il piano di messa in sicurezza predisposto dopo l’alluvione del 1996 prevedeva la creazione di cinque o sei vasche di laminazione a monte della città. Le vasche di laminazione sono dei contenitori che entrano in funzione nel momento in cui si verificano piogge abbondanti. Le vasche raccolgono le acque quando piove in maniera copiosa e le rilasciano poi progressivamente allorché l’evento eccezionale si conclude. Questo impedisce la formazione di bombe d’acqua. Di quelle previste sinora ne sono state realizzate solo due, delle altre ci si è dimenticati. Senza la costruzione di tutte le vasche previste dal progetto Crotone è a rischio. E’ soprattutto a rischio la vita dei cittadini, perché un prossimo evento temporalesco potrebbe provocare nuovi lutti. Il sistema climatico mondiale è cambiato e l’intera Italia è soggetta a fenomeni estremi. Gli eventi delle ultime settimane dicono che Crotone è ancora più a rischio ecco perché va immediatamente ripreso il progetto di messa in sicurezza per completare la costruzione delle vasche di laminazione. Prevenire è meglio che piangere morti.

 

 

 

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liceo scientifico filolao crotoneLa scuola pubblica deve garantire la pluralità culturale. I genitori che non gradiscono una formazione plurale per i propri figli possono indirizzarli alla scuola privata. Gli obiettivi e le finalità della scuola di “tutti” sono, quindi, quelle di “formare l’uomo ed il cittadino” stimolando e provocando la crescita culturale e le capacità di analisi critica. Alla luce di questa premessa diventa davvero incomprensibile la polemica scoppiata per volontà della Lega di Crotone e l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, contro un insegnante del Liceo Scientifico di Crotone. La colpa del docente è quella di avere chiesto ai propri alunni di svolgere un tema sul razzismo: “Il 5 settembre del 1938 in Italia furono promulgate le leggi razziali. Oggi in Italia dopo 80 anni si registra un ritorno al razzismo, è un’opinione diffusa che proprio il recente decreto in discussione al Parlamento, che riguarda l’immigrazione, contenga delle istanze razziste. Descrivi le leggi razziali e confronta il testo con il decreto di recente ideazione ed esprimi le tue riflessioni”. Il testo chiede un confronto su un argomento, che da qualche mese sta occupando quotidianamente le pagine dei mass-media in Italia ed in Europa. Che ha fatto di male l’insegnante? Proprio niente, perché si è limitata a rilevare che c’è “un’opinione diffusa”. Non ci sono bugie in quel testo e nemmeno malafede, perché gli allievi sono chiamati a valutare criticamente alcuni documenti legislativi e confrontarli. Se mai qualcuno di loro avesse deciso di scrivere che non c’è nessun termine di paragone tra il periodo fascista e quello attuale avrebbe potuto farlo tranquillamente. Non è escluso che qualcuno o più di qualcuno lo abbia pure fatto. I ragazzi hanno bisogno di sviluppare le proprie capacità critiche e la crescita avviene soprattutto quando si discute di questioni attuali. La scuola, poi, non è l’unica agenzia di formazione per i giovani di oggi. Forse la scuola, purtroppo, è quella che incide di meno nella loro formazione, pur restando la più pulita ed onesta. Anche per questo non si capisce la reazione spropositata dei rappresentanti della Lega contro il povero insegnante. Spesso la politica, non solo la Lega, usa due pesi e due misure quando si trova in situazioni similari. L’attuale responsabile provinciale della Lega, Gianfranco Cerrelli, che ha sollevato la questione del tema al Liceo scientifico, durante la campagna elettorale che si è conclusa con il voto del 4 marzo scorso ha chiesto ad un dirigente di una scuola di Crotone di volere incontrare i docenti. E’ evidente che voleva chiedere un loro impegno per il voto. Il dirigente, lo abbiamo scritto su questo giornale, ha girato l’invito agli insegnanti, impegnando in qualche modo la scuola a schierarsi nella campagna elettorale. Quello è stato un gesto grave di cui non si è detto nulla e non sono stati fatti processi. La scuola deve essere lasciata fuori dai giochi della politica e agli insegnanti deve essere lasciata la libertà dell’insegnamento perché così i giovani possono crescere con una cultura plurale per sviluppare le capacità di orientamento e di scelta. Alla politica spetta il compito di creare i posti di lavoro, che dovranno impegnare i nostri giovani dopo la formazione scolastica. Serve questo e non individuare il nemico da mandare al rogo.

 

 

 

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stadio ordinanza tar calabriaIl Mibac non ama Crotone. Questa la chiave di lettura della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Calabria, che ha accolto il ricorso presentato dal Comune e dalla Fc Crotone. Nella sua valutazione dei fatti il Tar ha tenuto conto principalmente di due questioni sollevate con il ricorso del Comune e dalla Società di calcio: non sono stati prodotti danni ai reparti con la costruzione della tribuna mobile e degli spogliatoi; non ci sono progetti e soldi per realizzare scavi e portare alla luce i resti archeologici presenti nel sito dello stadio. Il Tar Calabria, in buona sostanza, ha utilizzato il buon senso. Quello che di solito utilizzano i padri di famiglia. Il buon senso ha sempre evitato di fare danni e avrebbe dovuto utilizzarlo anche il Mibac che, invece, ha scelto la strada della rigidità, risultata a molti del tutto incomprensibile. Quale obiettivo si intendeva raggiungere con quella rigidità? L’unico che, a lume di ragione, si intravvede è quello di togliere dallo stadio la squadra di calcio in attesa di finanziamenti che potrebbero non arrivare mai. Un rappresentante regionale del Mibac, in maniera del tutto riservata, mi ha riferito che la rigidità sulla vicenda dello stadio di Crotone è una scelta nazionale. Viene il dubbio che qualcuno abbia spinto per ottenere la posizione intransigente. E’ un dubbio, se ci fosse la certezza sarei pronto a dire nome e cognome di coloro che potrebbero avere deciso di fare del male a questa città per affermare i propri principi. Di questi soggetti, sempre che il dubbio trovasse conferma nei fatti, Crotone farebbe volentieri a meno.

 

 

 

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vauro vignetta immigrazioneIl tema del lavoro cancellato dall’agenda dei politici. Sono lontani ormai i tempi in cui il tema del lavoro occupava il primo posto del dibattito politico. La campagna elettorale per le regionali è partita e al centro del dibattito c’è la questione delle candidature, delle alleanze e i temi che sono oggetto di confronto anche a livello nazionale. In Calabria, come a Roma, si discute dei “neri” da rimandare indietro nelle terre di provenienza e non si dice una sola parola sui giovani laureati che sono costretti a lasciare la regione per andare a lavorare al Nord o nei paesi più ricchi d’Europa. Il problema da focalizzare è davvero quello dell’immigrazione? E’ sicuramente un problema, ma guai a farlo diventare “il problema”, dando in pasto alla pancia dell’opinione pubblica un nemico da abbattere. La mamma di tutte le questioni era e resta il lavoro, perché senza di esso le nuove generazioni non decollano e il futuro muore di aborto. Il lavoro non c’è, perché mancano le aziende ed è su questo che dovrebbero lavorare i politici. Si potrebbe partire mettendo in moto il pubblico impiego. E’ di questi giorni la notizia che in Calabria mancano oltre 4.000 infermieri. Nei Comuni le piante organiche sono ferme da anni. In quello di Crotone, solo per fare un esempio, i dipendenti sono 240 e dovrebbero essere 450. Far partire le assunzioni nel pubblico impegno potrebbe voler dire dare lavoro ai giovani, migliorare la qualità dei servizi e muovere l’economia. Invece si parla di candidature: Mario Oliverio organizza la convention con oltre 230 sindaci, Forza Italia si divide su due o tre candidati, la Lega cerca un candidato vincente, il Movimento 5s è eternamente in campagna elettorale e spara a pallettoni contro tutti dimenticando di essere alla guida del Paese. In questa situazione di malessere politico il nero rischia di diventare il vero problema di molti e i giovani non possono pensare ad un futuro in Calabria, dove tra l’altro c’è anche da fare i conti con la ‘ndrangheta che detta le regole su tutte le questioni. Il nero da abbattere è un problema sentito da molti, mentre la lotta alla ‘ndrangheta è relegata ad un manipolo di magistrati, che è costretto a vivere con la scorta. Il tema della ‘ndrangheta interessa poco anche i colleghi della grande stampa nazionale che preferiscono parlare delle cene che organizzano i dirigenti del Partito democratico per combattere le guerre interne. Si parla di più del pesce o della bistecca che mangiano Renzi e Zingaretti e nessuno sa che a Crotone la mensa di Padre Pio non è frequentata solo dagli extracomunitari. Evidentemente fanno più notizia la caccia al negro, le cene di Renzi e non i giovani che non trovano lavoro, il livello di povertà delle famiglie che si abbassa sempre di più o la sanità negata a chi non ha soldi.

 

 

 

 

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