Lunedì, 13 Luglio 2020

POLITICA NEWS

elisabetta belliDopo due anni il commissario per la bonifica lascia Crotone senza avere speso un solo centesimo dei circa 70 milioni di euro assegnati alla città dal Tribunale di Milano, quale risarcimento per i danni ambientali subiti. Nella lettera di commiato Elisabetta Belli parla al cuore dei crotonesi e li ringrazia “per la semplicità e la vicinanza”. Spiega che “il problema della bonifica è complesso e non esistono soluzioni semplici”, che richiedono tempi lunghi sia per i lacci burocratici, ma anche per la “gestione degli interessi”. Belli ha vissuto tutta questa complessità sulla sua pelle di commissario incaricato dall’ex ministro dell’Ambiente Galletti. Dopo due anni di incarico se ne vai con il rimpianto di non avere potuto portare a termine il suo compito mentre era ancora in carica. Adesso il suo posto sarà preso da un nuovo commissario che sarà nominato dall’attuale titolare del ministero dell’Ambiente. Il problema è se il nuovo commissario intenderà avviare le procedure partendo da zero, cioè annullando tutto quello che la Belli ha costruito nei suoi due anni. Se così dovesse essere occorreranno altri due anni per mettere insieme il progetto. In due anni può ricambiare il governo e potrebbe essere nominato un nuovo commissario. La storia si ripete: i soldi destinati a Crotone per un motivo o per l’altro non si spendono. Potrebbe essere la maledizione di Pitagora? Non si può escludere, ma in questo caso è più legittimo pensare che si tratta della scarsa credibilità della nostra classe dirigente. Nella sua lettera di addio la Belli si “permette di dare un consiglio non richiesto: diffidate dai promotori di soluzioni semplicistiche che dicono sempre no senza costruire niente” e, infine, lancia l’auspicio “che la nuova fase di bonifica “vera” che si sta per avviare possa finalmente segnare la ripresa e lo sviluppo di Crotone”. A leggere questi passaggi della lettera della Belli si ha l’impressione che l’ex commissario abbia voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe. La sua soddisfazione, però, non produce benefici alla città di Crotone, che ha voluto ringraziare. Se la dottoressa Belli vuole lasciare davvero un buon ricordo di sé dica nome e cognome di quelli che dicono sempre no” e la stessa cosa faccia per quelli che non volevano la bonifica “vera” e che, con il loro comportamento, hanno ritardato un processo già molto complesso.

 

 

 

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fosforite castelloIl futuro del castello Carlo V è nelle mani di tre donne. E’ passato quasi un mese da quando il sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, ha emanato l’ordinanza di chiusura del castello di Crotone per la presenza al suo interno di radioattività in quantità superiore alla norma e l’unica novità sino ad oggi registrata è quella che il Mibact procederà alla bonifica. Nella nota del rappresentante del Mibact non vengono esplicitati né il come e né il quando. Il come è un fatto tecnico, che attiene alla sfera degli esperti del settore che in qualche modo condiziona anche il quando. Siamo già in clima estivo e ai Crotonesi interessa capire, in tempi brevi, quando potranno essere riaperte le porte del monumento e se, in attesa dell’intervento di bonifica, potrà essere utilizzata una parte del maniero. Se il castello resta chiuso interamente per tutta l’estate il danno che Crotone e la sua provincia subirebbero sarebbe di enorme entità. Ecco perché chi ha il potere di intervenire lo deve fare subito. Questo potere, al momento, lo hanno tre donne della politica: la sottosegretaria ai Beni culturali, Dorina Bianchi, la senatrice Margherita Corrado e la parlamentare Elisabetta Barbuto. Le tre donne, nell’ambito delle proprie competenze, devono chiedere ai rappresentanti del Mibact di accelerare le procedure. Di solito i ministeri sonnecchiano, soprattutto a causa dei freni della burocrazia e se non vengono adeguatamente punzecchiati vanno in letargo. Crotone non può permettersi questo, perché la città non ha un’economia fiorente e punta sul turismo. Se si uccide anche il turismo non resta altro che la gestione del Cara Sant’Anna, che le cronache giudiziarie hanno messo nel mirino per l’ingerenza della ‘ndrangheta.

 

 

 

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fosforite castello collageParte la stagione turistica e il castello di Crotone è chiuso per radioattività. Sono passati ormai dieci giorni dall’emanazione dell’ordinanza di chiusura del castello da parte del sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, e non si dice una sola parola su quello che si intende fare per riaprire il monumento al pubblico. Pugliese ha emanato, correttamente, l’ordinanza in seguito agli esami radiometrici effettuati dall’Arpacal. Esami che erano stati richiesti in seguito ad una segnalazione-denuncia della senatrice pentastellata Margherita Corrado, che segnalava a Pugliese la presenza di strane pietre colorate (fosforite) all’interno del monumento. Ieri la senatrice Corrado, nel corso di una conferenza stampa, facendo riferimento alla chiusura del castello ha sottolineato la necessità di instaurare in città procedure di legalità. Non si può che essere d’accordo con la senatrice: prima di tutto la legalità. Dopo la legalità, però, si deve puntare a garantire opportunità di rilancio economico e occupazionale per la città. Ha fatto bene la senatrice a non mettere la testa sotto la sabbia, come fanno gli struzzi, ora però bisogna individuare la strada che porta ad un intervento di bonifica e alla riapertura del castello al pubblico. Ribadisco che sono passati dieci giorni dall’ordinanza di Pugliese e nessuno ha detto di avere speso una parola in direzione della riapertura del castello. C’è bisogno di mobilitare le truppe perché l’estate è alle porte e non possiamo mantenere chiuso un monumento così rilevante. Non possiamo dire ai turisti che arriveranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane che, uno dei simboli di Crotone, è chiuso per la presenza di radioattività. Sarebbe una grande sciagura.

 

 

 

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antica krotonDifendere prima di tutto l’interesse della città. Nemmeno un centesimo dei circa 62 milioni di euro destinati al progetto “Antica Kroton” dovranno ritornare indietro. Se ci sono angoli da smussare e quadrature del cerchio da fare il buon senso e l’interesse dei cittadini dovranno rappresentare il faro che indica la strada da seguire. Guai ad impantanarsi in polemiche e questioni di principio. Questi soldi, opportunamente spesi, potrebbero servire ad individuare il nuovo progetto di sviluppo per tutta la Provincia di Crotone, che è ferma da quando c’è stata la dismissione industriale. Il modello industriale che ha garantito pane e lavoro per oltre 70 anni non c’è più e non potrà essere riproposto. Il futuro si potrà costruire puntando ad un nuovo modello di sviluppo che ha nella cultura e nei beni culturali i suoi principali presupposti. Fare tornare indietro i soldi del progetto significa fare abortire e per sempre il rilancio economico del territorio. Significa portare al suicidio il sogno dei giovani che sperano di costruire il proprio futuro nella meravigliosa città di Crotone. Non bisogna far prevalere l’appartenenza politica e gli interessi personali, in gioco c’è qualcosa di più. E’ ovvio, guai se non fosse così, che occorre vigilare con la massima attenzione, dando una mano ai magistrati della Procura della Repubblica, su come verranno spesi i soldi. Bisogna stare attenti e tenere lontani dai progetti i tentacoli della ‘ndrangheta, di avventurieri e prenditori. Chi ha ruoli istituzionali deve riflettere sull’opportunità di migliorare i progetti dell’Antica Kroton evitando di mettere negli ingranaggi il sassolino che potrebbe bloccare tutto e fare tornare indietro i finanziamenti. Coloro che hanno ruoli istituzionali devono tenere ben in mente che in questa città ci sono famiglie senza reddito e giovani senza futuro. Il reddito di cittadinanza potrebbe rappresentare un aiuto temporaneo, perché il reddito vero e sicuro, quello che rende liberi gli uomini, è quello derivante dal lavoro. L’obiettivo principale è il lavoro. La polemica va fatta durante la campagna elettorale e per denunciare misfatti di cui si hanno le prove. Se si dovessero perdere i soldi dell’Antica Kroton il danno lo subirebbero principalmente i cittadini del territorio, che ancora una volta vedrebbero i loro sogni volare, senza aeroporto.

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vignetta m5s natangeloIl vecchio vizio della polemica. Deve essere una componente del dna dei Crotonesi, perché ogni qualvolta si devono spendere soldi o approvare progetti scoppia una polemica senza fine. Prende il sopravvento il fattore K (Crotone). Tante sono le occasioni che la città ha perso per questa componente del dna. Ovviamente, ce la aspettavamo, la polemica è scoppiata anche per la firma che avvia il progetto denominato Antica Kroton, che prevede di spendere a Crotone circa 62 milioni di euro. E’ giusto che chi ha le competenze debba fare proposte per tentare di fare spendere questi soldi nel migliore dei modi. L’obiettivo deve essere quello che l’investimento debba avere la massima ricaduta per la città. Guai a mettere in piedi una inutile guerra. Per altre vicende i fondi sono stati bloccati e la città ha pagato un prezzo altissimo. Questo non vuol dire che chi ha la competenza debba fare silenzio. Ci sono margini per migliorare il progetto? Se ci sono, la polemica non serve, perché c’è bisogno di proposte. Ci saremmo aspettati dai sapientoni dell’archeologia la proposta di inserire nel progetto dell’Antica Kroton il recupero dei resti intorno allo stadio “Ezio Scida”. Nessuno ne parla, nemmeno i più dotti ed istruiti. I resti archeologici presenti sotto lo stadio e nelle zone limitrofe potrebbero rappresentare quel parco archeologico cittadino auspicato da molti. Questo vuol dire che lo stadio dovrebbe essere delocalizzato in tempi rapidi. E’ una proposta e potrebbe anche non piacere. Chi ha altre proposte si faccia avanti, mentre chi ha sassolini nelle proprie scarpe e intende tirarli fuori, magari approfittando del nuovo prestigioso ruolo, conti fino a cento prima di sparare a pallettoni. Se è vero che ci sono margini di intervento, così come sostiene la Prossima Crotone, bisogna mettere da parte l’ascia di guerra e pensare al futuro della città. Questo non significa che bisogna abbassare la guardia sui disegni dei prenditori, che non mancano mai. Vigilare su come vengono spesi i soldi pubblici è un dovere di tutti, ma pensare di bloccare gli investimenti e le attività perché si teme che vi siano bande che vorrebbero mettere le mani sui soldi non è una scelta che può garantire un futuro ai giovani professionisti che cercano lavoro e quando non lo trovano si trasferiscono in altri territori.

 

 

 

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seggio elettorale codignolaRicadute del voto su vincitori e vinti. Le ripercussioni del voto non si fermano al solo dato elettorale. Chi vince e chi perde deve fare i conti anche con le vicissitudini personali ed interpersonali. Il voto del 4 marzo non ha modificato questi aspetti. A poche ore dal dato elettorale ad aprire le danze è stata Linda Monti, compagna “di mille battaglie” della neosenatrice Margherita Corrado. La nota inviata alla stampa da Monti è una vera e propria dichiarazione di divorzio. Le due, con le associazioni I sette soli e Gettini di Vitalba avevano, su alcune questioni, acceso i riflettori della stampa nazionale e regionale, oltre che locale. Monti, nella lettera di commiato all’amica perduta, l’accusa di avere regalato il merito di quelle battaglie ai nuovi amici di Cinquestelle, che l’hanno candidata con successo al Senato. Nel centrodestra, che a Crotone perde rispetto al resto dell’Italia, non c’è feeling tra il candidato all’uninominale Giancarlo Cerrelli, scelto dalla Lega, e il candido nel proporzionale di Forza Italia, Sergio Torromino. La scintilla amorosa (politica) tra i due non è mai scoppiata. Cerrelli, archivia la partita elettorale, sembra pensare ad altro per riempire i giorni del dopo voto per recuperare la delusione della mancata elezione, mentre Torromino resta in politica e si attrezza per affrontare la battaglia delle prossime elezioni regionali. Nel Partito democratico, sconfitto oltre ogni possibile immaginazione (a Crotone è sceso sotto il 10%), l’unico a parlare del futuro è il segretario regionale, Ernesto Magorno, annunciando le sue dimissioni. Nicodemo Oliverio, candidato sconfitto, si limita a ringraziare gli elettori che lo hanno scelto, pochi per dire la verità, e annuncia di volere lavorare per il territorio su altri fronti. Il partito di Crotone tace e si lecca le ferite. Non viene diffuso nessun comunicato su come si intende procedere dopo la sconfitta sia a livello di federazione che a livello di partito cittadino. I due segretari continuano a fare finta di niente come, d’altronde, è successo durante la campagna elettorale. Saranno le nuove regole della politica, perché quando c’erano i partiti che funzionavano, il giorno dopo una sconfitta i segretari si presentavano dimissionari. L’unico che ha parlato di dimissioni è stato Magorno. Meglio tardi che mai, perché di sconfitte Magorno ne ha messo in fila tante. Le altre sconfitte se le era scrollate di dosso, come fa il cane quando entra in una pozzanghera e si carica di acqua sporca. Si dimette ora che ha raggiunto il suo obiettivo di farsi rieleggere; ovviamente nel listino, perché se avesse avuto l’ardire di candidarsi nell’uninominale, avrebbe dovuto quasi sicuramente consolarsi con una frittura di peperoncini di Diamante, paese che gli ha dato i natali. Sconfitto, ma anche vincitore e non è una contraddizione, un ossimoro, perché Nico Stumpo è stato capace anche di questo risultato candidandosi nei due collegi proporzionali della Calabria. Il suo partito, Liberi e Uguali, ha preso una batosta superando di poco il 3% lui, invece, è stato eletto e torna alla Camera. Il voto gli ha regalato un posto in parlamento negato a dirigenti più illustri di Leu, mentre il partito, che i consensi li aveva solo sulla carta, ha perso. Vincitori e vinti devono, nell’ambito delle proprie posizioni, fare i conti con i cambiamenti introdotti dal voto e organizzarsi la vita tenendo conto delle nuove situazioni.

 

 

 

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