Lunedì, 13 Luglio 2020

POLITICA NEWS

Il pericolo vero è sottovalutare il rischio. Il contagio da Codiv-19, al momento, non è presente in maniera esponenziale a Crotone e nella sua provincia.

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L’esperienza drammatica del Covid-19 va utilizzata per costruire una sanità migliore anche in Calabria. La pandemia ci ha colto alla sprovvista e il dramma dell’incapacità della sanità a dare risposte adeguate è sotto gli occhi di tutti.

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I cittadini hanno il dovere di seguire le regole stabilite dal Governo, ma hanno anche il diritto di essere informati correttamente su quanto sta succedendo.

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Bocciato in maturità. Se dovessimo dare un voto al popolo italiano, per il comportamento che sta avendo in questa fase di contagio da Codiv 19, non sarebbe la sufficienza.

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Una siepe per non fare sentire le campane ai cittadini residenti nel paesino limitrofo. Fa parte dei racconti del nostro territorio, dove i protagonisti sono i cittadini di due piccoli comuni.

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Sono armai quasi cinquant’anni che l’Eni continua a estrarre metano dalle viscere della nostra terra. Al di là delle royalties previste dalla legge, erogate in misura ridotta con una strategia “d’alto mare” (le piattaforme sono offshore), la presenza del Cane a sei zampe a Crotone è stata sempre sfavorevole al popolo crotonese.

In tutto questo arco di tempo, l’Eni non ha certo versato il dovuto al territorio in ragione dei lauti guadagni ricavati dall’estrazione metanifera. Anzi, il suo operato è stato tutt’altro che benefico sul paesaggio costiero in quanto avrebbe accelerato il cosiddetto fenomeno della subsidenza. Di tutto questo, ormai, dal versante istituzionale nessuno ne parla, mentre sarebbe stato opportuno tenere sempre la guardia alzata per contrastare lo strapotere del colosso e difendere degnamente il territorio.

E a proposito d’industria non si può dimenticare che la sua partecipazione al rilancio del polo industriale crotonese ha arrecato danni da far accapponare la pelle se si pensa che, una volta preso in consegna il sito alla fine degli anni Novanta, in poco tempo è riuscita a smantellare stabilimenti presenti sin dagli anni venti (vedi storia industriale di Pertusola e Montedison). Oltre a questi “abusi”, il Cane a sei zampe ha pure umiliato i crotonesi quando ha deciso di trasferire alcuni suoi uffici operativi in altre zone (vedi Ionica gas).

C’è da aggiungere poi che la Multinazionale si è riservata il diritto di operare in mare a discapito di una fiorente attività marinara: ai pescatori è fatto divieto di gettare le reti in un’area vasta della costa prospiciente la città, precludendo loro di ottenere il reddito a sostegno delle proprie famiglie. Una decisione deleteria, questa, che ha contribuito ad aggravare la situazione già precaria del lavoro, che ha scatenato una condizione penosa col fermo per lunghi periodi di tutta la marineria locale. I pescherecci sono ancorati alle banchine del porto in attesa di usufruire delle famose royalties che addirittura non vengono più riconosciute con la complicità della Regione.

Eni continua indisturbata a “succhiare” metano per un valore di circa il 20% del fabbisogno nazionale e delle beghe politiche locali e regionali ne fa un punto di forza. Come nel caso del mancato rinnovo della convenzione Eni che, sebbene fosse stata presa in carico dall’ex assessore Rori De Luca, oggi torna a sprofondare negli abissi del mar Ionio grazie ai contrasti interni alla Prossima Crotone. Non da ultimo, la leggerezza commessa sulla piscina olimpionica che, col polverone giudiziario connesso, ha determinato le dimissioni del sindaco e quindi di tutta l’amministrazione, compresi i piani in atto.

Sul piano politico, la deputazione calabrese si è dimostrata debole e rinunciataria. Non c’è stato mai un momento effettivo di confronto tra le parti, volutamente disatteso dall’Eni che è latitante per qualsiasi intervento sul piano dello sviluppo economico e sociale. Ancora oggi non ci sono segnali reali di apertura per promuovere iniziative che ripaghino lo scippo delle nostre risorse a loro favore. Ha solo timidamente iniziato a bonificare il sito industriale da quelle scorie pericolose che narrano il nostro territorio come tra i più inquinati del Paese.

Dai i più, l’Eni è definito un colosso economico mondiale, invece va qualificato per quello che è: un predatore di risorse a discapito dei luoghi dove c’è la sua presenza. Sicuramente non era questa l’intenzione di chi ha fondato questo gigante italiano dell'economia, tant’è vero che questa persona ha perso la vita pur di creare sviluppo e beneficio per tutti gli Italiani.

 

 

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