Lunedì, 03 Agosto 2020

POLITICA NEWS

dissidenti demokratici consiglioVince la linea dei sei consiglieri comunali dissidenti. La prova di forza dà ragione ai sei consiglieri comunali che, con una lettera inviata al sindaco Ugo Pugliese, avevano chiesto l’azzeramento dell’esecutivo. Pugliese questa sera ha dovuto prendere atto che, o riprende il bandolo della matassa e riporta i sei consiglieri nella maggioranza, oppure rischia di impantanarsi nelle sabbie mobili. Mentre si consumava la rottura con il teatrino dei sei consiglieri che, come scolaretti, sedevano nei banchi dell’opposizione, si è visto aggirarsi nel palazzo comunale Leo Pedace che viene indicato da più parti come un abile regista. Probabilmente è toccato a Leo Pedace fare da paciere tra il gruppo dei sei dissidenti e il sindaco Pugliese. La mediazione potrebbe essere andata in porto perché il sindaco, per quanto è stato possibile apprendere, ha dato la disponibilità a trattare per il rilancio dell’attività amministrativa. Significa che si farà un rimpasto in Giunta, con i tempi e i modi della politica. La prova di forza non si è però conclusa con l’accordo, perché i sei, guidati dal capogruppo dei DemoKratici, Franco Pesce, hanno abbandonato la seduta dopo avere votato il punto all’ordine del giorno che riguardava le società partecipate. La prova di forza ha anche l’obiettivo di ridimensionare il ruolo di Enzo Sculco, che probabilmente ha sottovalutato la forza messa in campo da Pesce e compagni, con l’abile regia del Pedace più giovane, considerato sino a qualche giorno addietro il numero due del movimento di Sculco. C’è stata la sottovalutazione di Sculco che ha rilasciato battute sui sei consiglieri dissidenti alla stampa, che di fatto hanno ancora di più avvelenato i rapporti con l’opposizione interna al suo movimento. L’esperto uomo politico, probabilmente, questa volta non ha saputo valutare la reazione che avrebbero provocato quelle sue parole. I sei trattano con il sindaco e, per il momento, tengono fuori dal dibattito che hanno aperto con il primo cittadino l’ideologo del movimento. Riuscirà Sculco a riprendere il bandolo della matassa? Nessuno in questa fase può dirlo, anche perché i dissidenti, secondo indiscrezioni trapelate, non vogliono incontrarsi con il leader del movimento che ha vinto le elezioni amministrative. Il sindaco dal canto suo si trova ad affrontare una situazione complicata da condurre anche ad uomini che possono vantare esperienze politiche e amministrative. Se segue Sculco si trova senza maggioranza in Consiglio, mentre se segue i consiglieri comunali rischia di trovarsi senza una parte politica di rifermento. Che faranno, poi, gli altri consiglieri comunali? Al momento sono rimasti fedeli solo in dodici, perché anche Manuela Cimino, che non condivide il percorso dei sei sembra navigare in altre acque. La seduta consiliare della crisi ha restituito alla città un’opposizione autonoma dalla maggioranza. Sino ad oggi più di qualche rappresentate dell’opposizione era stato ondivago. Probabilmente l’opposizione sta valutando che in Consiglio potrebbe esserci un capovolgimento della maggioranza e la presenza nei banchi dei sei consiglieri comunali può anche avere questa chiave di lettura. Non è una situazione facile per nessuno.

 

 

 

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comune4L’intervento di ferragosto. Escono dal letargo Cgil, Cisl e Uil e chiedono con tutto il fiato che hanno in corpo al sindaco e alla sua giunta di fare qualcosa per questa città ormai in coma profondo. Lo fanno a ferragosto, quando anche i più attenti sono impegnati ad organizzare la gita fuoriporta in Sila o la giornata sotto l’ombrellone con amici e parenti. Meglio tardi che mai. L’importante è che siano consequenziali nel senso che il oro intervento non sia limitato al comunicato di ferragosto per poi ritornare nel letargo in cui hanno dormicchiato per mesi. Al di là dei ritardi accumulati nell’intervenire l’analisi che fanno i sindacati è lucida: i problemi della città non sono ascrivibili all’attuale amministrazione comunale, che ha invece la responsabilità di non avere fatto nulla per un anno. Nella nota del sindacato aleggia il timore che la giunta comunale possa continuare ad andare avanti con questo andazzo e chiede un cambio di passo. Anche se non viene nominato c’è una scoccata contro Enzo Sculco per gli impegni presi durante la campagna elettorale e non mantenuti. Tra le righe della nota ferragostana dei sindacati si legge anche la richiesta di mettere mano alla giunta per avviare l’ormai indispensabile cambio di passo di cui la città ha impellente bisogno. Che intendono fare il sindaco Ugo Pugliese e Sculco? Fare finta di niente e andare avanti così come è stato fatto sinora? Se è questa l’intenzione con l’arrivo del fresco il malcontento potrebbe essere portato in piazza e l’onda d’urto sarà molto forte, perché al fianco dei sindacati ci saranno anche le schiere dei cittadini che hanno dato fiducia a Pugliese e Sculco. Tradizionalmente ferragosto è un periodo molto utilizzato per fare cambi, perché la gente segue poco le polemiche e pensa di più alla gita in Sila o al mare. Con l’arrivo del fresco tutto diventa più complicato.

 

 

 

 

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pd sedeNon è il riposo del guerriero. Non si illudano gli attivisti e i simpatizzanti del Partito democratico di Crotone, la situazione in cui versa il Pd non può essere ascrivibile alla stanchezza dovuta ad un eccessivo lavoro (quel riposo del guerriero di cui parla Christiane Rochefort nel libro pubblicato nel 1958 - il riposo che il guerriero fa dopo uno sfrenato amplesso). Il silenzio del Pd non può essere confuso con il giusto riposo di un guerriero che vuole prendere fiato perché si tratta, invece, di collocazione in quiescenza: la fine delle attività lavorative. Fanno tenerezza i dirigenti di via Panella quando diffondono comunicati. La stessa tenerezza dei nonnini che accompagnano i nipotini al parco. Anche per gli anziani ci può essere una seconda giovinezza e ritornare a fare i guerrieri, ma questo è possibile solo quando sono forniti di attributi e di idee. Hanno attributi ed idee i “vecchietti” di via Panella? A leggere quello che scrivono non si direbbero e allora, se non cambiano, sono destinati ad occuparsi di altro. L’opposizione è un ruolo serio ed importante e la si può organizzare mettendo in moto un partito che realizza un programma e sollecita la maggioranza, soprattutto quando latita, a governare per il bene della città. Un partito vivo organizza anche le proprie truppe in consiglio comunale e traccia per loro le linee da seguire e chi non ci sta dovrà andarsene da un’altra parte, magari organicamente con la maggioranza che sostiene. In via Panella si sono accorti che il gruppo consiliare del Pd somiglia sempre più all’armata Brancaleone del famoso film con Vittorio Gasmann (alcune scene sono state girate a Le Castella). Ecco perché i comunicati estemporanei diventano come l’agitazione di un vecchietto che teme di perdere il nipotino tra le piante dei giardinetti. Crotone ha bisogno di partiti organizzati che vigilano e governano i processi. Partiti che mostrano progettualità vivacità e non organizzazione stanche e logore che pensano solo a tessere, candidature e congressi da controllare. Crotone ha bisogno di guerrieri e non di pensionati. Prenda atto l’attuale segretario della federazione di Crotone del Pd, Gino Murgi, che da quando è stato eletto non ha messo un solo punto fermo per rilanciare il suo partito.

 

 

 

 

 

 

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enzo sculco microfonoIl cambio della pelle. Ha colpito la tranquillità con la quale Enzo Sculco si è presentato ieri alla conferenza stampa convocata per parlare della riconquista della sua libertà elettorale. Era stato condannato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e questa pena è stata annullata per cui Sculco può tornare a ricoprire cariche ed avere incarichi nelle pubbliche amministrazioni. Ha dovuto presentare un ricorso legale e per questo ieri ci si aspettava di avere a che fare con uno Sculco che usava toni trionfalistici; invece, ci siamo trovati di fronte un personaggio diverso da come eravamo abituati a vederlo. Ha parlato poco e con toni pacati. La sentenza a lui favorevole ha prodotto un cambio di pelle. Ha detto di non essere più interessato alle competizioni elettorali che lo vedano direttamente impegnato quale candidato, ma probabilmente in cuore suo non la pensa così. Sicuramente Sculco non è più interessato a candidature extramoenia (fuori da Crotone), perché su quel fronte c’è la figlia Flora (consigliere regionale della Calabria); ma, in futuro, potrebbe essere ammorbato dal canto delle sirene per una candidatura intramoenia (sindaco di Crotone). Il pensiero potrebbe averlo sfiorato, ma non può esternarlo perché provocherebbe una crisi irreversibile al Comune di Crotone, che è attualmente governato da Ugo Pugiese, una sua creatura elettorale. Tra quattro anni potrebbe succedere che i suoi amici gli chiederanno il sacrificio di tornare al governo delle istituzioni e lui dovrà accettare. Dovrà farlo perché quando lui chiama gli amici rispondono e la prova si è avuta anche ieri pomeriggio nella sala convegni dello Starbene, dove appunto c’era tanta gente accorsa a sostenerlo. Forse anche i suoi amici si aspettavano uno Sculco più pimpante e si sono trovati di fronte una persona che ha cambiato pelle. Chissà se quel cambio di pelle è stato studiato per affrontare meglio le nuove sfide o è dovuto al caldo torrido di questi giorni.

 

 

 

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carabinieri via reggioUn silenzio che fa paura. In una sola settimana la criminalità che opera in città ha messo a segno ben tre attentati: il 14 luglio la tanica di benzina-bomba ad una pizzeria di via discesa S. Leonardo, ieri la bottiglia di benziana-bomba ad una sala scommesse in via Torino (alle spalle del palazzo comunale) e all’alba di oggi cinque colpi di pistola esplosi contro la saracinesca di una orologeria di via Reggio. Sono segnali che non fanno presagire nulla di buono e che richiederebbero una reazione immediata da parte delle istituzioni e dei cittadini tutti. Cantano le pistole, saltano le saracinesche delle attività commerciali e di questi fatti si occupano solo i magistrati, le forze dell’ordine che svolgono le indagini e i giornalisti che raccontano i fatti. Tutto il resto tace. Si ha l’impressione di vivere in una città abitata da gente che non vede, non sente e non parla e la cui classe dirigente ha interesse solo nella gestione di fondi pubblici e di poltrone. Non parlano le istituzioni, non dicono nulla i partiti e nemmeno i sindacati, mentre ci sarebbe bisogno di un sussulto di orgoglio per dire no ai delinquenti che hanno deciso di imporre la legge della giungla. Sui gravi episodi non c’è stato un solo comunicato di denuncia, addirittura non è stata spesa nemmeno una parola. Quando si fa silenzio su questi episodi vuol dire che i territori hanno toccato il fondo e sono allo sbando. Abbassare la guardia potrebbe, tra l’altro, favorire il progetto di avventurieri e “professionisti” del gioco delle tre carte di mettere le mani sulle istituzioni.

 

 

 

 

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lungomare buioLe legge del far west. Nelle città degli Stati Uniti, al tempo dell’epopea del west, si cercavano sceriffi con pistole fumanti e soprattutto veloci nell’usare l’arma. Venerdì sera c’è stata una rappresentazione teatrale di quei tempi: lo sceriffo è andato sul lungomare cittadino con i suoi uomini ed ha ristabilito la legge. Sul selciato sono rimasti i corpi degli esercenti, colpevoli di avere voluto mettersi in regola. Giustizia è stata fatta e cosa importa se la città ha perso qualche punto nella qualità della sua immagine? La questione delle regola è, comunque, complessa ed un’amministrazione pubblica non può ignorarla. Ci sono, però, modi e modi per raggiungere il risultato. Il meno indicato è quello che prevede il ritorno dello sceriffo con la pistola grossa e fumante. La prima cosa da chiarire è che chi occupa un suolo pubblico per fare business deve pagare e i commercianti di Crotone non possono sfuggire a questa regola. Devono pagare e lo devono fare tutti. Due anni fa anche il precedente sindaco di Crotone, Peppino Vallone, si era posto il problema e anche allora c’era stata la rivolta degli esercenti. La giunta Vallone mise in atto un’attività di concertazione che portò amministrazione ed esercenti a realizzare un’ipotesi di regolamento; anzi le ipotesi erano due: una per il lungomare e l’altra per il resto della città. Vallone aveva il limite dei tempi lunghi e la regolamentazione è rimasta nel cassetto. Appena insediata l’attuale Giunta, lo scorso anno di questi tempi, ha approvato una bozza di regolamento per l’occupazione di suolo pubblico. Fu uno dei primi atti e a relazionare sul progetto fu l’allora dirigente dell’Urbanistica, Elisabetta Donijanni, poi defenestrata dall’amministrazione. La relazione del dirigente dell’Urbanistica convinse la Giunta che approvò i due regolamenti (lungomare e resto della città), per renderli esecutivi bisognava farli approvare dal consiglio comunale. Il passaggio in Consiglio non c’è stato e i regolamenti sono ritornati nel cassetto. Forse anche perché l’Urbanistica è stata decapitata e non ha avuto né assessore e né dirigente. Nel settore dei permessi di occupazione di suolo pubblico sono tanti i settori interessati: Urbanistica, Lavori pubblici, Bilancio, Attività produttive, Viabilità e anche Akrea. Anche se Urbanistica aveva svolto il ruolo di coordinamento, tutti gli altri settori avevano collaborato alla stesura dei due regolamenti. Perché non sono stati approvati? Il dubbio che viene è che, per come erano stati formulati, andavano a toccare interessi di alcuni esercenti che occupano il solo pubblico in città. Troppe regole e troppe restrizioni. L’approvazione del regolamento avrebbe costretto tutti gli esercenti a mettersi in regola sia con i pagamenti e sia con il resto delle questioni, compresa quella di non occupare più suolo di quello autorizzato. La vicenda di venerdì ha evidenziato un’altra questione: l’inadeguatezza dell’attuale Giunta nell’affrontare alcune problematiche. Il sindaco Ugo Pugliese e il leader del movimento dei DemoKratici, Enzo Sculco, che ha allestito le liste che hanno fatto eleggere l’attuale primo cittadino devono prendere atto che la città sta subendo colpi. Entrambi devono avere rispetto per la città e gli elettori che di loro hanno avuto fiducia. Quando il motore borbotta l’autista sa che deve ricorrere al meccanico per non restare in panne. Il carro attrezzi è una spesa che si può evitare ai cittadini.

 

 

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