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Lunedì, 17 Giugno 2024

POLITICA NEWS

corrado barbuto macchina«Torna a Crotone l'incubo delle trivelle: il governo più nero e bugiardo della nostra storia ha concesso due permessi di ricerca per gas e petrolio a largo della nostra costa». Lo scrivono in una nota 9 associazioni del Crotonese (Associazione terra e libertà, Verità democrazia e partecipazione, Arci Crotone, associazione Il Barrio, Mddc – Movimento per la difesa dei diritti dei cittadini, cooperativa sociale Agorà Kroton, Le Lampare Bassojoniocosentino, Mga – associazione nazionale forense, associazione Nonostante tutto resistiamo e associazione Gli Spalatori di nuvole).
«L'ennesimo regalo alle multinazionali dell'energia – commentano – arriva da coloro che avevano costruito la loro campagna elettorale sulla difesa del nostro territorio. Ma le promesse da marinaio, si sa, hanno le gambe corte. E così è accaduto che i 5 stelle, dopo aver sostenuto il referendum contro le trivelle si sono venduti al potere del dio petrolio. Un'azione, questa, del governo più nemico dei territori di tutta la storia repubblicana, che pesa su una provincia devastata da decenni da chi ha scavato fosse ed interrato rifiuti tal quali, guadagnando decine di milioni di euro, e dall'Eni».
«Un territorio stuprato – incalzano le associazioni – più volte, anche da chi ha scelto la facile via dell'attaccare solo la multinazionale e non trova il coraggio di dire la verità sulle imprese del territorio che lucrano ed inquinano l'ambiente. Le due parlamentari indigene Margherita Corrado ed Elisabetta Barbuto, cosa dicono? Continuano a difendere imperterrite questo governo bugiardo. Lo hanno fatto votando il decreto sicurezza, continuano a farlo oggi, propinando menzogne su menzogne in merito alla vicenda delle autorizzazioni alla ricerca con l'Air-gun».
«Alle due parlamentari – conclude la nota –, novelle Pinocchio, ribadiamo nuovamente la richiesta di rimette il mandato, dimettersi dall'incarico lautamente retribuito e liberare questo territorio dalla loro inutile presenza».

 

 

 

 

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elisabetta belli comune«In due anni di mandato prodotti anche 2 studi di fattibilità e 8 progetti. Il porto? L’Autorità portuale non ha ancora presentato il progetto di dragaggio». Lo dichiara in una nota il commissario straordinario per la bonifica del Sin di Crotone, Elisabetta Belli. «Reputo negativo – prosegue la nota – far passare il messaggio che sulla bonifica non siano stati avviati progetti e che nessun cantiere sia stato aperto. C’è chi si limita a una lettura superficiale e strumentale, che fa male innanzitutto a Crotone e ai crotonesi, che da anni attendono risposte concrete. E le meritano. La “partita” bonifica richiede infatti, per essere vinta, meno proclami, più passi concreti da parte di tutti i soggetti coinvolti e una forte coesione tra le istituzioni per raggiungere un obiettivo comune. Quell’obiettivo comune per cui mi sto battendo sin dal mio insediamento, proprio per dare finalmente risposte ai cittadini, risanando ferite ambientali aperte da tempo, tutelando la loro salute, creando premesse per il rilancio economico del territorio. Sono convinta che sia questo il modo più efficace per intervenire. Non mi preoccupano le polemiche politiche, che si sono riversate su di me già pochi mesi dopo l’inizio del mio mandato. Basti ricordare l’attacco del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, audito in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nel febbraio 2017. È uno sport nazionale diffuso attaccare chi prova a smuovere acque da tempo stagnanti. Parlano i fatti, che ricorderò brevemente, riservandomi di illustrarli nel dettaglio e di fornire chiarimenti nelle sedi competenti, qualora necessario. Fatti peraltro già ampiamente descritti nelle relazioni presentate al ministero dalla struttura commissariale. È dal 2008 che la città attende un progetto condiviso di bonifica dell’area industriale e oggi ce l’ha. Il progetto di Fase 1 (“Interventi di protezione a mare delle discariche”) è stato approvato ed è in attesa della Via (valutazione di impatto ambientale) regionale. Il progetto di Fase 2 (“Aree di proprietà Syndial-Discariche fronte mare e aree industriali”) è in istruttoria ed è in attesa dell’emanazione del decreto prefettizio sui Tenorm (i rifiuti contenenti radionuclidi naturali) rinvenuti nelle aree di progetto nonché della conclusione di un approfondimento tecnico, da me coordinato, sulle aree critiche, segnalate anche dai sindacati e dai comitati cittadini, nell’area dello stabilimento ex Pertusola, la cui conclusione è, in entrambi i casi, prevista in tempi brevi. Non è superfluo ricordare che nessun intervento può essere avviato se non decretato dal ministero dell’Ambiente e che i tempi tecnici di istruttoria ministeriale sono necessariamente lunghi. Tutti gli interventi fermi già decretati dal ministero sono stati avviati, compresa la barriera idraulica Syndial per la bonifica della falda, decretata nel 2010, collaudata e avviata solo dopo la mia nomina, così come lo scotico nell’area ex Pertusola, decretato nel 2011 ma iniziato e terminato in corso di mandato, unitamente agli altri interventi decretati nel 2017 e attualmente in corso. Si è preso altresì atto, in merito agli interventi di sperimentazione, che gli obiettivi di bonifica fissati dal decreto direttoriale protocollo numero 18/Sta del 3 febbraio 2017 non sono stati raggiunti e dunque sono state proposte alternative di intervento incluse nel Pob (Progetto operativo di bonifica) Fase 2. Inoltre, sono stati prodotti 2 studi di fattibilità e 8 progetti (senza contare le varianti non ritenute approvabili). Quello che lamentano coloro che hanno dato alle neoparlamentari una versione al limite della querela dell’attività commissariale svolta è, in realtà, che tutto ciò è stato fatto nel più rigoroso rispetto delle norme e delle risorse pubbliche assegnate, cioè evitando suggeriti incarichi professionali di progettazione esterni e affidandosi prima di tutto alle istituzioni e alle loro preziose competenze tecniche. Quanto alla cosiddetta bonifica del porto industriale, le accuse vengono respinte al mittente. Come è stato più volte chiarito negli incontri tecnici e nella corrispondenza intercorsa, il progetto di dragaggio deve essere presentato dalla competente Autorità portuale (come prevede la legge 84/1994) e “nel caso i valori di concentrazione misurati nei sedimenti di detto strato (il fondale dragato) superino i limiti di intervento … si deve attivare la procedura di bonifica” (dm Ambiente 7/11/2008). Poiché questo progetto, più volte sollecitato, non è stato ancora presentato, non è possibile dare seguito alle attività. In ogni caso, non si può ignorare il fatto che la sentenza che ha condannato Syndial al risarcimento del danno ambientale non ha ravvisato elementi concreti per riconoscere tale danno ai sedimenti marini del porto industriale. Rimane la volontà e la disponibilità a realizzare gli interventi che contribuiscono allo sviluppo socio-economico e occupazionale del territorio, ma esclusivamente in presenza dei presupposti richiesti dalla legge per il loro finanziamento».

barbuto corrado tavoloLe parlamentari del M5s Corrado e Barbuto erano state a confronto con la Consulta provinciale marittima sulle problematiche del Porto nel pomeriggio di lunedì 21 maggio scorso in un incontro tenutosi presso la Camera di commercio di Crotone. Le parlamentari cinquestelle, Margherita Corrado ed Elisabetta Barbuto, avevano accolto l’invito della Consulta provinciale marittima. «Tra le varie criticità sottolineate – hanno riferito in un comunicato –, alcune delle quali imputabili anche all’immobilismo dell’amministrazione comunale per quanto di sua competenza, i componenti della Consulta hanno richiesto la collaborazione delle due onorevoli in particolar modo su due questioni. La prima riguarda i disagi derivati dall’accorpamento, deciso dalla riforma Delrio del luglio 2016, dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro (in cui Crotone ricade) con quella di Messina: a causa del mancato accordo tra le due Regioni in merito alla nomina del Presidente, si è proceduto al commissariamento che sta fortemente rallentando l’assunzione di decisioni importanti riguardo alla nostra infrastruttura marittima quali, ad esempio, il piano regolatore portuale. Oltre a ciò, gli operatori del settore esprimono forti perplessità sull’adeguatezza di questa operazione di fusione, a loro parere da ridiscutere col Ministero per richiedere, invece, di far ricadere il Porto di Crotone sotto l’Autorità di Taranto, data la contiguità geografica all’interno dell’omonimo golfo ed in considerazione di altre caratteristiche che accomunano i due scali, nell’ottica di una più efficace programmazione e di un miglior coordinamento delle strategie. La seconda questione riguarda il forte ritardo della bonifica dell’area del porto industriale, solo sulla carta partita già da due anni, ma nei fatti mai concretamente avviata. La Consulta ritiene necessario che il Ministero dell’Ambiente verifichi l’operato del commissario straordinario per la bonifica, dott.ssa Elisabetta Belli, attraverso la documentazione inerente all’attività svolta, tra cui i resoconti trimestrali cui lo stesso commissario è tenuto da decreto di nomina: alla stessa è stato conferito mandato per realizzare interventi di bonifica in 24 mesi e ad oggi, ad un mese dalla scadenza, nessun cantiere è stato aperto e nessun progetto è stato prodotto! Atteso che tutti i ritardi sono ascrivibili alla struttura commissariale, occorrerà spronare il Ministero ad un’azione più risoluta, che contempli eventualmente anche la mancata proroga dell’incarico, prevista nel decreto, alla stessa Belli. Le due portavoce, molto coinvolte dalle gravi problematiche illustrate, ma altrettanto fiduciose nelle concrete possibilità di sviluppo prospettate, si sono dette pronte ad intervenire presso i due Ministeri competenti, al fine di sciogliere questi nodi e scongiurare il pericolo che il porto cittadino diventi l’ennesima scommessa persa nel già desolato quadro infrastrutturale del nostro territorio».

 

 

 

 

 

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barbuto corrado«Non ci stupiscono le affermazioni di Cerrelli sull'autonomia della nostra decisione di non partecipare alla manifestazione per l'aeroporto Sant'Anna svoltasi a Lamezia Terme venerdì scorso [LEGGI ARTICOLO]». E' quanto affermano, in una nota congiunta, Margherita Corrado, candidata M5S al Senato collegio uninominale Corigliano-Crotone e Elisabetta Barbuto, candidata M5S alla Camera collegio uninominale Crotone. «Nel leggere le sue parole – proseguono le candidate Cinquestelle – ci verrebbe da chiedere se da libero cittadino abbia mai partecipato a manifestazioni in favore della riapertura dell'aeroporto. A noi non risulta. Cerrelli ha evidentemente maturato - proseguono - l'interesse verso questo tema proprio ora, con l'approssimarsi del 4 marzo, così invece di partecipare a qualche ulteriore convegno sulle patologie umane, ha preferito recarsi a Lamezia Terme, concretizzando ciò che noi abbiamo detto di non voler fare: strumentalizzare un'azione di protesta al fine di visibilità durante la campagna elettorale. Per quanto attiene alla manifestazione, noi abbiamo fede nel fatto che i cittadini sapranno valutare la spontaneità delle azioni e la coerenza di una vita. A tal proposito chiediamo se il candidato Cerrelli, attento censore dei costumi e delle scelte altrui, abbia preso visione della normativa in materia di propaganda elettorale [LEGGI ARTICOLO]. Essa, giusto per rinfrescare la memoria a coloro i quali adottano un concetto di legalita' e moralita' del tutto personale e mutevole, vieta espressamente tutte le forme pubblicitarie tramite i pannelli pubblicitari mobili in forma fissa, in area privata esposta al pubblico, forme adottate dal leghista fin dalle prime battute della campagna elettorale. Comprendiamo l'ansia del candidato della Lega nel dover cercare di dare, in ogni modo, dimostrazione concreta del progetto salvifico di Salvini anche nella nostra regione, ma rileviamo che in uno stato di diritto le regole si rispettano sempre».

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correggia corrado barbuto sorgiovanniOggi non è più tempo di gridare. Per l’archeologa crotonese, Margherita Corrado, candidata al Senato per il movimento Cinquestelle nel collegio Crotone-Corigliano, lo stadio Ezio Scida non rappresenta più una priorità da affrontare in nome della difesa dell’enorme patrimonio storico della città e le posizioni, al riguardo, possono dunque essere molto meno rigide. Almeno adesso che è campagna elettorale e gli abbonati del Crotone sono circa 9.000. Sono lontani i giorni in cui l’archeologa aveva intrapreso la sua battaglia contro l’ampliamento della struttura e aveva anche ottenuto il suo parziale successo sulla vicenda (furono bloccati i lavori, si adottarono diverse soluzioni), finendo così per far raccontare la vicenda a giornali e tv di respiro nazionale. Il fatto corrente è noto a tutti: l’Amministrazione comunale chiederà una proroga sulla rimozione delle strutture amovibili di Curva sud e Tribuna dello Scida, rispetto alla prescrizione della Soprintendenza che aveva autorizzato il tutto (due anni orsono) a patto che il tutto venisse rimosso entro il 19 luglio 2018 e lo stadio fosse delocalizzato. Tutto ciò non avverrà e, dietro l’approvazione ancora da effettuare del Psc (in cui si individuerà l’area su cui far sorgere il nuovo stadio), l’Amministrazione Pugliese potrebbe ottenere una proroga quasi certa di ulteriori due anni all’utilizzo della struttura e per questo ha già fatto richiesta. Ebbene, se nel frattempo l’archeologa dovesse diventare senatrice, a quanto pare, non impugnerà carta e penna come fece un tempo, né griderà allo scandalo, perché «questa è una decisione che spetterà al ministero» e sulla quale «non potrei intervenire in qualità di senatrice». La presa di posizione dell’archeologa è emersa questo pomeriggio su sollecitazione dei cronisti nel corso della presentazione delle candidature pentastellate per i collegi uninominali di Camera e Senato in cui ricade Crotone. Assieme all’archeologa Corrado, hanno preso parte all’iniziativa (svoltasi in una sede su via Risorgimento) anche l’altra candidata alla Camera al collegio Calabria 5, Elisabetta Barbuto, e i portavoce territoriali Ilario Sorgiovanni e Andrea Correggia. Entrambe le candidate hanno esposto le loro esperienze umane e professionali, prendendo spunto dal programma proposto dal M5s e dal candidato leader Luigi Di Maio, denominato “20 punti sulla qualità della vita degli italiani". L’archeologa Corrado ha esordito dicendo: «La scelta oggi di questa sede non è casuale: affaccia infatti su piazza Villaroja, proprio qui dove nel 2010 è iniziata la mia attività professionale e sulla quale è poi partito il mio impegno per questa città». Dunque, la candidata al Senato, ha ripercorso anche le vicende che hanno riguardato l’area di Capocolonna, sia per quanto riguardò l’utilizzo del cemento per la copertura del sagrato della chiesetta bizantina, sia sull’affaire del “Marine park village” di Scifo. «Sono stati due momenti – ha ricordato Corrado – in cui la comunità ha dato l’esempio e il contributo che i cittadini possono dare in difesa del patrimonio culturale». Sacrosante parole, queste, se non fosse che nell’elenco delle battaglie condotte in questi anni dalla coraggiosa archeologa non fosse mai da lei citata proprio quella dello stadio. «Se dovessi diventare senatrice – ha subito sottolineato l’archeologa – spero di non dovermi occupare dello stadio. È stato preso un impegno ufficiale due anni fa, in relazione all’autorizzazione soggetta a prescrizione con cui si permetteva l’ampliamento mediante l’installazione di moduli in metallo collocate su piastre armate. Si diede tale autorizzazioni dettando regole recepite dal consiglio comunale attraverso la delibera del 30 luglio 2016». L’archeologa, ha quindi ricordato che duante la fine degli anni settanta, fu rinvenuta in coincidenza del settore ovest dello stadio, un caseggiato di Kroton da cui si decise di porre il vincolo da parte della Soprintendenza (esteso poi in maniera indiretta a tutta l’area) per inibire le costruzioni. «Questa decisione – ha puntualizzato la candidata – spetterà ora al ministero che deve fare da garante rispetto all’applicazione della legge, ma se stiamo all’accordo sottoscritto due anni fa esso non prevedeva proroga all’occupazione del suolo. Questo leggo nelle carte, dopodiché la decisone spetta al ministero, neanche se io fossi parlamentare potrei incidere da questo punto di vista. Se fossi stata al loro posto – ha concluso la candidata – due anni fa non avrei concesso i lavori». In precedenza, era stata l’altra candidata, Elisabetta Barbuto, a esporre le proprie ragioni in merito alla prossima tornata elettorale. Barbuto svolge contemporaneamente l’attività di avvocato e di docente. «I due punti del programma su cui mi sono soffermata con più attenzione – ha dichiarato la candidata – sono scuola e giustizia». «Credo che nel campo dell’istruzione – ha detto Barbuto – nessuno deve rimanere indietro. Con la Buona scuola del governo Renzi si è trasformato le scuole in aziende e i presidi in dirigenti con poteri esagerati. Occorre invece il potenziamento dell’offerta formativa e garantire la sicurezza e l’efficienza delle strutture». Quindi le considerazioni dell’avvocatessa Barbuto sul sistema giuridico italiano. «Ritengo doverosa – ha detto nel merito – la riforma sulla prescrizione dei reati che va annullata dal momento in cui l’indagato è soggetto a procedimento; così come bisogna potenziare lo strumento delle intercettazioni e puntare maggiormente sui lavori di pubblica utilità nel riabilitare i condannati nell’espiazione della pena». Entrambe le candidate si sono dichiarate pronte a competere senza timori sui rispettivi avversari nei collegi in cui concorreranno.

 

 

 

 

 

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