Martedì, 29 Settembre 2020

POLITICA NEWS

Sballottaggio: bomba o non bomba riconquisteremo Crotone

 Finalmente simu aru sballottaggio

Mò vidimu cu tena cchjù curaggiu  

ppi supplicaru u votu ara bon'ura 

Dicimu sì e lizamu l'occhji mberzu u Signuru 

 

Su rimasti in duji a si sfidari

o vinciu tu o vinci iju

A poltrona è libera ed è di ddra

M'attocca a mija ppi eredità 

 

Statti cittu e statti quetu

Ch'è du populu arraggiatu

Va chjianu ccu si scummissi 

Ca cca nessunu è fissu

 

Bumma o non bumma

Ni ripiamu a poltrona 

Grida 'nu pretendenti

Fintanto l'atu strincia i denti

 

Aha! Aha! spostativi cchju ddrà

avimu tantu da lavurà 

da bonifica a l'aeroportu

E pensumu puru aru portu 

S'incumincia e nu' sbagliamu 

D'accusì ni ripiamu. 

 

Si parra di bonifica ch'è 'na vita

passunu l'anni e aumentunu i malati 

U Governu sinni frica e dintu u situ  

Chjintanu finocchi vrocculi e patati

 

Ma chi Manica stamu dicennu

Grida u populu a gran Voce jistimannu

Su vi moviti a portare u lavoru

Va d'affiniri ca ni crepa u coru 

 

Passanu i jorni e passuni l'anni 

E i giuvini nostri patunu i danni 

Armati i curaggiu si fannu a valigia 

ppi tornari frustrati ‘na sira i maggio.

 

E i Cutrunisi ogn'annu in processione 

A pregare salute e lavoro ccu passione

Ma i st'orazioni unn'arriva nenti 

E i famighji su sempi cchjù scuntenti

 

E intantu si scinna e si nchjiana a su palazzu

ma di fatiga u sinni parra nu ...azzu

su si u fighjiu i du cumparu Micuzzu 

 

Come a giri e coma a voti

Si perda tempo ogni vota

U Gattupardu a cuntava giusta

Canciamu tuttu e rimanimu dinta 

d'accussì ppi nuji u cancia nenti. 

 

C'era unu ca cantava: "Ma cosa è la destra 

cos'è la sinistra... Dov'è la diversità... 

qualcuno era comunista...

e la democrazia è il sistema 

più democratico che ci sia", Mha!

A mia mi para ca simu in regime assolutista.

 

Come sarà guvernata la città stalinista?

Ccu a destra imbuttita di sinistra?

I progressisti infarciti da qualunquisti

Saremo sballuttati dai populisti?

E dopu le elezioni chi sa vistu sa vistu! 

 

A Lega scinna e ni conquista

Ed io mi disperu mi ratristu 

I du M5S 'u ni parramu

Ha illusu a genti e mò ciancimu.

 

Perciò lassatini in paci ccu s'elezioni

Aiutati i giuvini a lavurare

Su frischi, belli e perspicaci

Cussì diventunu ancora cchju capaci.

 Barth Villaroja

 

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Il ballottaggio ha riaperto le danze.

Girovagando intorno al castello

e per quanto visto mi tolgo il cappello

nei confronti di chi ha gestito il paese

portando tutti a non avere pretese.

 

Nessuno ha più la forza per reagire

ma solo motivi per lasciarsi morire.

Ho visto pure chi vuol la poltrona,

e senza ritegno a tutti si prona

 

e pure tanti di quei candidati

che sono a una vita disoccupati

che hanno promesso senza risparmio

lavoro a tutti con grande guadagno.

 

Che faccia tosta, non hanno ritegno

dare per certo un grande impegno

pur sapendo che non manterranno:

non potran dare ciò che non hanno.

 

Ma ora parlo di chi avuto denaro

da tutti deriso calcolato un somaro

perché ha speso oltre il dovuto

e il risultato manco lo ha avuto:

 

Io son sicuro che lo conoscete,

crede d’essere più prete d’un prete.

Nel manifesto ha un buffo sorriso,

non pare a nessuno un fiordaliso

 

al massimo, solo un fiore di zucca

o persona, che ha preso una ciucca.

Io più di tanto, in questo non vedo

e la confidenza non gli concedo,

 

ma devo dire che lo vedo deluso

ora cammina con tre palmi di muso.

Anche chi si sentiva un Sansone

è stato colto da gran delusione

 

con solerzia ha sfasciato il partito

ma certo la gente non l’ha seguito

a dare il voto alla nuova alleanza

ora travolta da gran mal di panza.

 

Perciò proseguo la mia tiritera

cercando di dire la cosa più vera:

il ballottaggio ha riaperto le danze

e non concede di certo vacanze

 

almeno a quelli che sono costretti

e son legati come tanti capretti,

perché secondo la legge vigente

il primo turno è un dato apparente.

 

È l’altro voto che divide la torta

e i consiglieri al comune trasporta.

Perciò ai due non posso che dire

dipende da voi come condire

 

codesta insalata di pomodoro

che a nessuno ha dato decoro

ma solo rabbia per com’è finita

e a qualcuno gli accorcia la vita.

 

Questa storia non è certo bella

mi ripeteva stamane Carella

e ripensandoci lo condivido

anche se ci scherzo e sopra sorrido.

 

Ma sono stanco di stare a guardare

chi sta soltanto a tirare a campare

perciò mi accampo davanti al portone

del castello di cui sono il padrone.

 

Don Pedro de Toledo

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Non alzate la cresta

La settimana davanti al castello

sotto il sole, senza manco l’ombrello,

mi ha portato di certo consiglio

perciò cambio tono e pure il piglio.

 

Pur rimanendo buono e non vile

ma non di certo sciocco e servile.

Ai candidati di tutt’i partiti,

che han sviluppato grandi appetiti,

 

dico sferzante, utilizzate la testa,

restate calmi, non alzate la cresta

son trentadue che passano il varco

e glielo ripeto e poi lo rimarco,

 

gli altri servono a portare dei voti,

è il dire di tutti, i discorsi son noti.

Ma fatto questo per puro dovere

parlo di chi si mantiene il potere.

 

Potere di cosa non si capisce

lo sa pure lui che ormai la finisce

di fare a Crotone il piccolo duce

gli hanno tagliato l’acqua e la luce.

 

Non stringe più nella morsa il partito,

intanto qualcuno gli mostra il dito.

Nessuno tra i piedi vuole più averlo

d’un partito ne ha fatto un bordello.

 

Rimbrotta or se stesso a muso duro

e sbatte la testa fra stipite e muro.

Qualcuno lo guarda e dritto poi tira

non mette più legna sopra la pira.

 

Il fuoco si spegne, solo cenere resta

ora è contento più nessuno contesta.

Ma chi ha soffiato convinto sul fuoco

per demolirlo ci ha messo poco

 

non perché bravo, ma solo più furbo

e così tutti, gli han tolto il disturbo.

Solo qualcuno gli stava a dar retta

ma fuor l’ha mandato pronto e di fretta:

 

“Per te non c’è spazio, vattene a casa

davanti a te c’è una tabula rasa”.

Al personaggio di anni un po’ avanti

che diceva: “Vinco su tutti quanti”

 

gli ha suggerito, ma senza rispetto:

“Lasciaci stare tu sei vecchietto”.

Di questi la smetto e parlo degli altri

che non son stati molto più scaltri

 

 ma per non essere sempre gli stessi

senza mai dirlo si sono dimessi

per poi passare in altro partito

puntando sugli altri il loro dito

 

e poi accusarli del lor stesso fare

ma già le ferite si stanno a leccare.

M’è stato chiesto chi può risultare

e ho risposto che bisogna aspettare.

 

L’impegno loro è la piccola pugna

e nessuno butta ancora la spugna

perciò è assai dura far previsione

su chi alla fine avrà la gestione.

 

Ora la smetto e rispetto le leggi

e ci sentiamo dopo i conteggi,

fare il contrario non è cosa bella

me lo diceva convinto Carella.

 Don Pedro de Toledo

 

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La carica dei 600 per un futuro fiorente

Era di tacco, ma anche di punta
che si colpiva la sfera dipinta.
Non era di gomma, ma di cristallo
che ognuno di loro cercava nel vallo.

Sono in 606 i candidati pronti alla sorte
ad affrontare le regole estorte
Ma rimangono in circa cinquecento
Armati di voglia di rinnovamento

La politica è onore e cosa bella
lo diceva spesso pure Carella
se non in accordo con il sociale,
anziché far bene, fa molto male.

Non è negativo se il loro impegno
continua anche dopo la campagna.
Ognuno di questi ha un suo progetto
tenuto per anni nel proprio cassetto.

La speranza è indecisione
il futuro esprime esitazione
Non affidiamo la vita ai destini
parlano così quasi solo i pretini.

Ma il fato dei giovani va costruito
mettendoci cuore, ma anche un partito.
Da soli non si crea una esistenza sociale
se non è ordinata da un serio ideale.

Qual è l'assunto di ogni cittadino
Se si mescola il tutto in un solo panino?
C'è chi si abbuffa e il resto rimane digiuno
da destra a sinistra è moda d'ognuno

Son queste le ingiustizie da cancellare
Si lasci spazio ai giovani a governare
di sicuro avranno un bel da fare
per rottamare i notabili del malaffare.

Se la sfera dipinta è stoppata di petto
Di sicuro arriverà un avvenire perfetto

Barth Villaroja 

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Cronaca in versi

 

Come una spina resto nel fianco

 

Dopo anni che ho avuto lo sfratto

dal mio castello per un misfatto

perpetrato nei nostri confronti

e per questo non merita sconti,

 

né compassione quando finisce

e se ci pensa certamente capisce

che finito il giro sopra la giostra,

pur se pentita a tutti si mostra,

 

non troverà né mari né Monti,

non sono scemi, neppure tonti

ad aiutarla com’hanno già fatto

prima di perdere ogni contatto.  

 

Ma non son qui per dire di lei

pur se da dire certo ne avrei.

Son ritornato e pure di fretta

per lanciare qualche freccetta

 

ai candidati pel nostro comune

che non hanno nessun costume

ma faccia tosta e poca vergogna

che metterei tutti alla gogna.

 

Ma non essendo cattivo né vile

ma un signore corretto e civile

mi limito al dire e al ricordare

ciò che ognuno dovrebbe fare.

  

Non di certo grandi promesse

e per di più sempre le stesse.

Porto, autostrada e ferrovia

e l’aeroporto per compagnia,

 

soldoni e lavoro a tutto spiano

e assicurando di dare una mano

a fare sempre quanto a lor pare

e poi certamente senza pagare.

 

Visto che sono più di seicento

e su questo non faccio commento

tra cui ci trovi marito e moglie

che del consiglio hanno le voglie,

 

famiglie intere in liste contrarie

che da prescelti si danno le arie

senza pensare che restan delusi

perché di certo qualcuno l’ha illusi

 

di candidarsi per far l’assessore  

e d’acquisire stipendio e onore.

Ora la smetto e mi cerco alloggio

non nel castello, ma resto sul poggio

 

pur se star fuori non è cosa bella,

come più volte l’ha detto Carella,

visto che star dentro resta vietato

perché mai nessuno si è impegnato

 

di quanti riscaldano scranni e poltrone

lasciando nel limbo la nostra Crotone.

Ma non potendo di certo dormire

e l’amarezza nemmeno lenire

 

a lor prometto di dare tormento

di non lasciarli manco un momento

nel loro fianco divento una spina

qual punizione umana e divina.

Don Pedro de Toledo

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Lungo la via Ducarne

insiste la dimora degli Scurco

dove di storia e di ventura

si racconta a dismisura. 

Sono i saggi e gli onesti 

che alla buon'ora fanno testo. 

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