Domenica, 27 Settembre 2020

POLITICA NEWS

«Impugnare al Tar la decisione di stabilire a Crotone la sede della neonata Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Catanzaro e Crotone (Sabap Cz-Kr), decisione che non può essere contestata in quanto attiene all'organizzazione interna del ministero oggi a guida Franceschini, è mentire sapendo di mentire». È quanto scrivono in una nota le parlamentari Cinquestelle Elisabetta Barbuto e Margherita Corrado in merito al ricorso al Tar presentato dal Comune di Catanzaro.

«Bisognerebbe chiedere i danni – scrivono – al sindaco Abramo, non solo perché alimenta il campanilismo più becero, evidentemente allo scopo di guadagnare facili consensi e distogliere l'attenzione dei cittadini catanzaresi dai problemi reali, non pochi, causati alla città che amministra, ma perché sperpera risorse del 'suo' Comune e costringe quello di Crotone a fare altrettanto, coinvolgendolo in una battaglia legale che sa bene essere priva di qualsiasi legittimazione. Bisognerebbe chiedergli di pagare di tasca sua il professionista che il commissario prefettizio ha designato per difendere gli interessi dell'Ente pitagorico».

«In realtà, gli interessi in gioco – sottolineano – non sono dei due comuni/province, ma dello Stato al più alto livello».

«Le soprintendenze Abap infatti – entrano nel merito Barbuto e Corrado –, non sono uffici di rappresentanza del Mibact sul territorio, ma uffici di tutela e la tutela, diversamente dalla valorizzazione, non è materia concorrente con le Regioni, ma spetta interamente allo Stato, che la esercita distribuendo uffici e personale in base alla quantità e qualità del patrimonio culturale stratificatosi nel tempo in un'area che può anche comprendere più province o parti di esse. Per questo le sedi delle singole Soprintendenze e i loro uffici territoriali non ricalcano l'ordinamento amministrativo e men che meno tengono conto del rango di capoluogo in quanto tale, tranne che questo, come spesso accade in Italia, non spetti ad una città di fondazione classica. Non è così per Catanzaro, se ne facciano una ragione, perché non esiste una Catanzaro magno-greca o romana: la città nasce nel Medioevo, con un gap di 2.000 anni rispetto a Reggio, a Crotone, a Locri, a Vibo. La storia non si cambia per mera demagogia».

«La notizia alla quale prestare attenzione – invitano le parlamentari –, se mai, e di cui compiacersi a Catanzaro come a Crotone, dovrebbe essere la pubblicazione, ieri, da parte del Mibact, della circolare che per la prima volta bandisce l'interpello per assegnare la direzione della Soprintendenza Abap di Catanzaro e Crotone. Si cerca, in altre parole, un dirigente ministeriale (in forza alle Soprintendenze Abap o ai Poli museali) che sia disposto ad assumere l'incarico di soprintendente della sede di Crotone, inaugurando la serie. E tuttavia anche questa buona novella nasconde insidie che devono essere motivo di preoccupazione: l'interpello riguarda, infatti, anche altre cinque soprintendenze Abap (in Calabria, Umbria, Liguria) e per tutte l'incarico potrebbe non essere triennale ma ad interim, quindi a tempo limitato».

«Soprattutto – rivelano Barbuto e Corrado –, si legge nell'atto: "in assenza di istanze, l'Amministrazione per esigenze inderogabili di natura organizzativa e funzionale, si riserva, in ogni caso, di assegnare in via unilaterale la sede". È la formula inaugurata con la circolare numero 342 del 31 ottobre 2019, alla quale avevo già pronosticato fortuna perché, complice la moria dei soprintendenti (l'ultimo concorso è del 2007), segna il passaggio dalla discrezionalità consentita dalla normativa vigente ai dirigenti pubblici all'arbitrio puro e semplice».

«Ebbene, che non ci saranno – commentano – istanze di dirigenti e che la Soprintendenza Abap Cz-Kr sarà assegnata ad interim (con questo o con un successivo interpello) è pressoché scontato. Facile quindi indovinare la gioia di chi, tra i soprintendenti del sud Italia, si vedrà piombare tra capo e collo anche l'ufficio di Crotone, oltre a quello che già dirige, senza alcun incentivo né economico né di carriera, trattandosi di una soprintendenza piccola, defilata e niente affatto prestigiosa secondo i criteri in voga oggi al Mibact. Una soprintendenza nata già carica di problemi, che vanno dalle difficoltà logistiche alla mancanza di personale (i dipendenti residui sono appena tre), fino alle beghe di "Antica Kroton"».

«Eh sì – incalzano le parlamentari –, perché non bisogna dimenticare "Antica Kroton", che fa troppa gola alla politica regionale affaristico-malavitosa per essere lasciata nelle mani di uno sconosciuto... Da qui l'altro scenario possibile: che l'incaricato (ma sarebbe meglio dire l'eletto) non sia affatto uno sconosciuto, bensì persona di esperienza, cioè fidata e da sempre tacitamente prona agli interessi, confessabili e non, che si muovono intorno a quelle decine di milioni di euro ancora da distribuire agli affamati. Non chi ha realmente bisogno e dunque spera, legittimamente, nel miraggio di nuove opportunità lavorative, ma chi non sa ormai mettere freno alla propria ingordigia. E allora sì che Catanzaro, o meglio il Catanzarese, diventa (anzi rimane) la location ideale, poiché tutto avviene già da tempo alla luce del sole che bacia la città cassiodorea pendente dai colli come un grappolo e la landa desolata di Germaneto», concludono.

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Finisce davanti al Tar del Lazio la querelle innescata dall’Amministrazione comunale di Catanzaro in merito alla decisione del Mibact (decreto ministeriale numero 21 del 28 gennaio scorso) di assegnare a Crotone la sede della neoistituita Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le due province.

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«Il ricorso al Tar, promosso avverso l'ordinanza contingibile e urgente del presidente della Regione Calabria n. 246/2019 che dispone l'ampliamento della discarica di Columbra (Crotone), sarà discusso nel merito».

È quanto precisano in una nota le associazioni ricorrenti: "Comitato per i diritti del cittadino di Papanice", Forum Terzo settore e "Crotone pulita", "Italia nostra", Wwf di Crotone, Pac (Protezione animali Calabria) e un gruppo di privati cittadini di Cutro. «Il Tar – spiegano – non ha concesso la sospensiva richiesta dai ricorrenti, sostenendo che l'ampliamento della discarica, allo stato, non arreca un danno grave e irreparabile alle popolazioni interessate. Il Collegio della Prima sezione ha ritenuto, infatti, che è prioritario, al momento, garantire lo smaltimento dei rifiuti e che non ci sono elementi tecnici certi che dimostrino un danno alla salute dei cittadini crotonesi; pertanto, la trattazione del ricorso seguirà i canali "ordinari" e sarà, prossimamente, fissata per la decisione definitiva. Gli avvocati Giuseppe Pitaro e Gaetano Liperoti, che difendono i ricorrenti, hanno già presentato istanza di prelievo al fine di chiedere che la fissazione del merito avvenga con sollecitudine, visti i delicatissimi interessi in gioco, la cui sussistenza è stata riconosciuta dallo stesso Tar».

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discarica columbraIl Tar Calabria ha fissato per il prossimo 23 ottobre l’udienza sul ricorso presentato contro l'ordinanza numero 246 del 7 settembre con la quale il governatore della Calabria, Mario Oliverio, ha disposto l'ampliamento della discarica di Columbra per 120.000 tonnellate. Il ricorso è stato promosso dal “Comitato per il diritto del cittadino di Papanice” ed è stato sottoscritto da Italia nostra, nella persona del presidente nazionale, Maria Rita Signorini, dall'associazione Wwf provincia di Crotone, dall'associazione Protezione animali Calabria atv, dal Forum del terzo settore (rappresenta 64 associazioni) e da un gruppo di cittadini di Cutro. Il provvedimento è stato presentato contro la Regione Calabria, nei confronti di Sovreco Spa, e le Ato di Cosenza, Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria; contro il ministero dell'Ambiente e della tutela del mare e il ministro dell'Interno. A curare il ricorso sono stati gli avvocati Giuseppe Pitaro e Gaetano Liperoti del Foro di Catanzaro che chiedono l’annullamento, previa sospensione, dell’ordinanza della Regione in quanto, tra le tesi sostenute, verrebbero meno i criteri della contingibilità e quelli dell’urgenza su cui essa si fonda.

 

 

 

 

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discarica columbraÈ in programma per questo giovedì (3 ottobre), alle ore 17, presso la sala consigliare del Comune di Crotone, la conferenza stampa di «presentazione del ricorso al Tar promosso dal "Comitato per i diritti del cittadino di Papanice" contro l'ordinanza del presidente della Giunta regionale della Calabria che autorizza la società "Sovreco Spa" ad ampliare la coltivazione dell'attuale discarica per rifiuti non pericolosi ubicata in località Columbra per ulteriori 120mila tonnellate». «Oltre che dal comitato - informa una nota -, il ricorso è stato sottoscritto dal Forum del Terzo settore e dalla neonata associazione "Crotone pulita", dalla sede nazionale di "Italia nostra", dal Wwf di Crotone, dal Pac (Protezione animali Calabria) e da un gruppo di privati cittadini di Cutro (il comune confina col perimetro della discarica). Nel corso dell'iniziativa di giovedì prossimo, sarà l'avvocato Giuseppe Pitaro del Foro di Catanzaro a illustrare nel dettaglio il ricorso al Tar in qualità di estensore dello stesso. Interverranno inoltre un rappresentante per il Comitato di Papanice, uno del Terzo settore e un cittadino di Cutro tra quelli che hanno sottoscritto il ricorso per spiegare le ragioni di questo atto di cittadinanza attiva. Gli interventi saranno moderati dal giornalista crotonese Gaetano Megna. Vista l'importanza e il coinvolgimento del tema con il territorio si prega di riservare massima attenzione all'iniziativa, sia da parte degli organi di informazione, ma anche e soprattutto, da parte delle autorità e della cittadinanza crotonese».

 

 

 

 

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sit in discarica scandale regione calabriaSi informa la cittadinanza tutta che, con ricorso al Tar Calabria-Catanzaro, l'Amministrazione comunale ha impugnato il Ddg numero 5474, del 3 maggio 2019, con il quale è stata modificata la “Autorizzazione integrata ambientale (di cui ai Ddg numero 2014/2010, Ddg numero 540/2011 e Ddg numero 873/2011) rilasciata alla Ecolsystema srl, con sede legale a Scandale, Via G. Puccini, 44”». È quanto rende noto il sindaco di Scandale Antonio Barberio.
«Le ragioni fondanti del ricorso – spiega il sindaco – attengono a due principali e determinanti aspetti. Il primo motivo di illegittimità dell'autorizzazione rilasciata è fondato su di un vizio originario della stessa, rappresentato dall' annullamento del Decreto n. 2014 del primo marzo 2010, a seguito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Ciò determina anche il travolgimento automatico dei successivi decreti (n.540/2011 e n. 873/2011) ritenuti, invece, dalla Regione Calabria pienamente vigenti ed assunti a presupposto del nuovo DDG 5474/2019. L' attività posta in essere dall' Amministrazione comunale, finalizzata a portare avanti le ragioni di una intera comunità, che ha più volte espresso il proprio No alla discarica, ha fatto emergere l'omessa corretta rappresentazione dei fatti, a fondamento del provvedimento impugnato. Infatti, il Decreto 5474/2019 è affetto da un ulteriore vizio: eccesso di potere, per carenza d' istruttoria, travisamento dei fatti e carenza dei requisiti.
Dalla sovrapposizione delle tavole di progetto, per come presentate dalla Ecolsystema, con le mappe catastali, è emerso che sul terreno, sul quale dovrebbe sorgere la discarica, insiste una servitù' di elettrodotto, che attraversa il sito in direzione nord- sud, per la presenza dell'elettrodotto di grande portata (380mila Kv) e di importanza strategica, che fa parte della Rete nazionale di trasporto e svolge una funzione essenziale nel territorio calabrese. La presenza dell'elettrodotto è una situazione di fatto che la Regione avrebbe dovuto rilevare in proprio, considerato che è un'opera strategica nazionale, su cui ha competenze specifiche che non poteva non conoscere. Tale infrastruttura non è stata in alcun modo considerata, tant'è che Terna, titolare della servitù pubblica e dell'elettrodotto, non è stata coinvolta nell'iter autorizzativo! Eppure il progetto prevede modifiche di altimetria del terreno, sbancamenti, produzione di biogas ed effluenti gassosi che incidono sui campi elettromagnetici, con effetti sull'ambiente circostante, sia da un punto di vista di sicurezza che di incolumità.
Ma, al di là delle "colpe", ciò che conta è l' oggettività delle mancate verifiche in fase di istruttoria da parte della Regione Calabria, che mettono in serio dubbio anche la legittimazione di Ecolsystema che, pur nel suo status di proprietaria, non ha titolo per incidere su una servitù di natura pubblica che ha l' obbligo di tutelare e preservare. Per quanto sinteticamente sopra rappresentato, si è chiesto al Tar l' annullamento del DDG 5474/2019, previa sospensiva del provvedimento».

 

 

 

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