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Sabato, 04 Dicembre 2021

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Crisi Abramo, l'avvocato Donnici fa chiarezza sui crediti vantati dai lavoratori

Posted On Giovedì, 15 Luglio 2021 12:16 Scritto da Redazione

L'avvocato crotonese Giuseppe Donnici, in qualità di esperto di procedure concorsuali, sta supportartando gratuitamente la problematica dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali travolti dalla crisi della Abramo customer care. Abbiamo cercato di fare chiarezza in merito ai recenti sviluppi della transizione aziendale in atto.

Nei giorni scorsi si sono rincorse una serie di voci sul concordato Abramo customer care, alcune positive, altre un po’ meno. Può fare un breve riepilogo di quello che è successo?

Innanzitutto posso riferire che, per fortuna sinora senza intoppi, la procedura sta seguendo il suo normale iter. Per rispondere alla sua domanda riguardo alle notizie degli ultimi giorni posso dire che, in effetti, è circolata qualche inesattezza soprattutto riguardo all’importo dei crediti dei lavoratori e alla possibilità di questi di esprimere il loro voto alla prossima udienza, fissata per dicembre 2021, in cui è prevista l’adunanza dei creditori.

Possiamo chiarire questo concetto a beneficio dei lettori?

La legge fallimentare accorda ad alcune categorie di creditori delle tutele speciali. Nel nostro caso, i creditori che beneficiano di queste tutele sono i lavoratori subordinati posto che sono considerati l’anello debole della vicenda. Il loro credito, infatti, deve essere saldato per intero proprio in virtù della posizione speciale che la legge riconosce loro.  La legge fallimentare, inoltre, precisa che questo tipo di creditore non potrà esprimere il proprio voto in sede di adunanza poiché, dovendo essere pagato per intero, l’esito del predetto sarebbe scontato e potrebbe alterare il computo delle maggioranze.

E per quanto riguarda i crediti dei lavoratori?

La società ha inviato a tutti i dipendenti un conteggio del dovuto. Inoltre, alla proposta concordataria, è stato allegato un file che contiene, per ogni lavoratore, un importo da saldare a titolo di retribuzioni ordinarie ed uno a titolo di Trattamento di fine rapporto. La questione è nata in relazione al secondo poiché diversi lavoratori hanno riscontrato un dato differente rispetto agli effettivi anni di servizio prestati. La risposta, però, è molto semplice: a partire dal 1° gennaio 2007 il Tfr dei lavoratori è stato versato al fondo di tesoreria dell’Inps oppure è stato destinato ad altre forme di previdenza complementare. Naturalmente, se il versamento è avvenuto periodicamente, il soggetto su cui grava l’obbligo di pagare il dovuto non è più il datore di lavoro ma il fondo a cui le somme sono state versate.

Cosa devono fare i lavoratori per tutelare i propri diritti?

In linea generale, quindi a prescindere dalla fase concordataria in cui ci troviamo, il lavoratore deve verificare se i versamenti al fondo di tesoreria delle quote parte di Tfr sono stati effettuati regolarmente. In questo caso basta fare un estratto conto per verificarne l’effettivo ammontare. Lo stesso discorso vale per coloro che hanno scelto altre forme di allocazione di questa retribuzione. Ove, invece, si dovessero riscontrare altre difformità rispetto agli importi portati nel piano concordatario, il creditore ha l’onere di segnalarle alla Pec della procedura e di provare l’eventuale incongruenza affinché possa essere facilmente riscontrata dagli organi preposti. E’ ovvio che questa eventuale segnalazione debba essere redatta nei modi previsti dalla legge posto che è previsto un termine entro cui inviarla e, alla ridetta, sono connesse delle significative variazioni di carattere patrimoniale.

Quali saranno i prossimi eventi?

Siamo tutti in trepidante attesa dell’apertura delle buste. Questo sarà un passo significativo verso la transizione.