Mercoledì, 30 Settembre 2020

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Fenimprese: «Fermiamo il disastro, il 60% delle aziende è a rischio chiusura»

Posted On Lunedì, 14 Settembre 2020 16:15 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

«I dati del Centro Studi FenImprese confermano le nostre previsioni, espresse da maggio in poi, secondo cui i devastanti effetti del lockdown imposto per contenere l’emergenza coronavirus, sarebbero stati distruttivi per tutto il circuito economico». È l’allarme lanciato da Luca Mancuso Vincenzo, presidente Fenimprese.

«Al di là delle tante parole sparse – commenta – qua e là in merito ai fantamiliardi che il governo avrebbe messo in campo per tamponare la crisi, l’unico dato certo è che l’economia nazionale sta morendo. I dati di oggi purtroppo parlano chiaro. In uno studio condotto dal nostro Centro studi, su un totale di 200 aziende intervistate nella nostra base associativa, risulta che il 60% degli interpellati ha dichiarato la chiusura o di esserne prossimo. Per una volta tutto lo stivale è tristemente omogeneo perché si soffre ovunque, con maggiori costi e colpi negativi alle aziende forse maggiormente alle aziende del centro nord. Tra i settori maggiormente colpiti: Abbigliamento – Ristorazione – Turismo, ma ciò non significa che il malessere non sia generalizzato. Bankitalia ha lanciato l’allarme sulle gravissime condizioni economiche della popolazione italiana, in forte difficoltà con i pochissimi soldi rimasti dopo mesi di serrata obbligatoria generale.  I dati sono in linea con altre ricerche secondo cui: “Il 50% degli italiani ha subito una contrazione del reddito”, Quattro famiglie su dieci hanno difficoltà a pagare il mutuo. Ad aggravare il tutto si aggiungono le stime Ue sul calo del Pil italiano dell’11,2%, il dato di gran lunga peggiore di tutta l’Eurozona. Bisogna fermare questa mattanza. L’Italia non può morire così. In Italia solo le PMI continueranno a creare economia e a mantenere occupazione, ma anche lo Stato dovrà fare la sua parte, mettendoci in condizione di lavorare, immettendo liquidità a fondo perduto, abbassando le tasse, e soprattutto smettendo definitivamente di caricare burocrazia e costi ulteriori».