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Franco Grillo (Fp-Cgil) su sanita': «A Crotone il privato incide sul pubblico per ben oltre il 50%»

Posted On Giovedì, 16 Luglio 2015 13:11 Scritto da

grillo francoIl segretario della Funzione pubblica Cgil di Crotone Franco Grillo (foto) analizza la situazione del sistema sanitario pubblico e punta l'indice sull'influenza esercitata, a suo dire, da quelli che chiama i «signori delle case di cure». «La salvaguardia di una sanità pubblica, universale, efficiente - scrive Grillo - ma allo stesso tempo sostanzialmente gratuita per le fasce deboli e i malati cronici, è uno degli obiettivi più importanti che la Regione Calabria deve porsi in questa legislatura. Il bilancio sanitario rappresenta oltre i 2/3 del bilancio regionale. Nella Asp crotonese, ad esempio siamo sottostimati in termini di posti letto per acuti e per la riabilitazione. Va da sé che se mancano i posti letto per acuti e quelli di riabilitazione che consentono di garantire una dimissione più veloce dai reparti per quei pazienti che non possono rientrare al domicilio, si avrà da un lato un intasamento del Pronto soccorso, dall’altro dei reparti che non riusciranno più ad espletare i ricoveri programmati .La carenza di personale dovuta al blocco operato negli anni dalle leggi nazionali e dal Piano di rientro regionale, poi, determina altre criticità come ad esempio l’allungamento dei tempi di attesa per visite specialistiche e diagnostica strumentale a fronte di più snelle liste intramoenia a pagamento. Nel frattempo, dopo i numerosi tagli effettuati negli anni precedenti, tali da rendere il Presidio Crotonese alla stregua di un buon ambulatorio di periferia, si profila anche la perdita della Tin, nonostante prevista dal decreto 9 dello stesso commissario al piano, e della centrale del 118. E tutto ciò avviene in un territorio aggravato dal grande disagio per pazienti e parenti a causa di lunghi tempi di percorrenza per irrisolti problemi di viabilità, alle carenti infrastrutture e ad un trasporto pubblico locale lacunoso, inefficiente e/o addirittura assente. E’ oggettivo e non strumentale affermare che in presenza di un solo Pronto soccorso (quello dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone) i cittadini, a seconda della loro dimora, non hanno uguali chances di assistenza in caso urgenza. Per tutte queste criticità l’Ospedale Crotonese, l’unico nella nostra provincia con un bacino di utenza di circa 180.000 utenti (considerando come bacino esclusivamente quello del territorio provinciale) deve rappresentare una scelta strategica nelle politiche sanitarie regionali ed una priorità capace di migliorare l’offerta di salute. Appare invece uno spreco di denaro pubblico quello effettuato con il decreto di assegnazione dei budget alle strutture private e che ha visto la spartizione in maniera molto discrezionale del “tesoretto” lasciato in eredità dalla Fondazione Campanella che, al contrario, sarebbe potuto essere destinato alla ristrutturazione degli ospedali esistenti, tra i quali quello di Crotone che, al pari di molti edifici scolastici, richiedono interventi urgenti. E’ sul “materiale “ umano , sulle apparecchiature di diagnostica che dovevano convergere quelle risorse, e non in quello strano percorso di privatizzazione del sistema sanitario calabrese che, così come affermato dal nostro segretario regionale Alfredo Iorno, ci porta ad essere la Regione più povera d’Europa, ma che allo stesso tempo vanta il numero di posti letto del privato accreditato, secondo in Italia, con Crotone in cui il privato incide sul pubblico per ben oltre il 50%. Siamo anche noi estremamente convinti che non avrebbe senso tornare a un sistema totalmente pubblico e che ci debba essere un privato che collabori e che si renda complementare al pubblico, ma correttivi al sistema in essere sono comunque necessari ed occorre ridurre lo strapotere dei pochi signori delle case di cure. Ed infine, se poi a denunciare scelte clientelari e discrezionali effettuate con quel decreto è lo stesso governo regionale che si spinge sino al punto di chiederne il ritiro, proprio per la fiducia ed il rispetto che tutti dovrebbero riporre nelle istituzioni che ci rappresentano, riteniamo che quella sia l’unica strada oggi percorribile per non lasciare tutti noi col dubbio che, anche quando si tratti di sanità privata e relativi accreditamenti, siano sempre i soliti e ben noti territori a dovere osservare regole e procedimenti e ad essere marginalizzati a scapito dei più forti».