Giovedì, 22 Ottobre 2020

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«Il Gruppo Mercegaglia è pronto a cedere l'impianto Eta di Cutro», arriva l'allarme dei sindacati

Posted On Mercoledì, 17 Dicembre 2014 00:31 Scritto da

L'annuncio è stato inoltrato in tarda serata da parte di Filctem-Cgil, Flaei-Cgil e Uiltec-Uil. I sindacati non rivelano il nome dell'acquirente, ma lo ritengono di minore entità rispetto al gruppo dell'ex presidente di Confindustria.

mercegagliaL'intenzione era già nell'aria. E da almeno 4 anni. Più precisamente da quando nel settembre 2011 i lavoratori della centrale Biomasse Eta di Cutro erano saliti a protestare a 56 metri d'altezza sulla ciminiera dell'impianto, rimanendovi per alcuni giorni, dopo aver fiutato che, dietro alcune scelte aziendali, si celeva la volontà di sgomberare il campo. Secondo un comunicato arrivato nella tarda serata di ieri - a firma delle tre sigle sindacali Filctem Cgil, Flaei Cgil e Uiltec Uil - il "Gruppo Mercegaglia" (cui appartiene l'ex presidente di Confindustria Emma), sarebbe sul punto di cedere la proprietà dell'impianto a biomasse Eta di Cutro. Non è specificato nel comunicato a chi, o a quale cordata di investitori, ma i sindacati ritengono comunque tale parte acquirente «un altro soggetto imprenditoriale locale di minore entità» e che, a loro avviso, sarebbe inadatta a «invertire la rotta». Dopo 15 anni, dunque,un altro colosso industriale italiano si appresterebbe ad abbandonare, non solo il Crotonese, ma la Calabria. E l'amamrezza è davvero tanta, sia dei sindacati, ma soprattutto dei lavoratori. «Negli ultimi 20 anni - scrivono i sindacati - in Calabria abbiamo assistito inesorabilmente alla lenta defezione di pezzi importanti di produzione industriale e all'inarrestabile abbandono del territorio da parte di grandi Colossi (Eni, Enel, Italcementi, Eo.N etc etc) che, dopo aver goduto per intero di importanti incentivi ed agevolazioni di diversa natura, concessi loro nell'intento di ridare ossigeno vitale al nostro territorio, hanno deciso di destrutturare, cedere o chiudere gli insediamenti simbolo per anni di laute fortune economiche». «Adesso - fanno sapere le tre sigle - un altro colosso industriale italiano il "Gruppo Marcegaglia", proprietario della centrale a biomasse di Cutro, si aggiunge alla lunga lista: è prossimo ad abbandonare la Calabria dopo quasi 15 anni di onorata presenza, apprestandosi a cedere l'impianto ad un imprenditore locale. Il Gruppo ha motivato la propria scelta sulla base delle mutate condizioni legislative e di incentivazione intervenute dopo la fine del "Cip 6" che nel corso del tempo si sono ristrette e deteriorate, fino al punto di non permettere più di garantire margini per l'impianto di Cutro». «La preoccupazione delle maestranze e dei lavoratori dell'impianto Eta di Cutro - sottolineano i sindacati - resta altissima, motivata dal presupposto logico per cui, se la stabilità di esercizio dell'impianto e la sua continuità non sarebbero ormai più garantite dal gruppo Marcegaglia, non si intuisce come un altro soggetto imprenditoriale, peraltro di minore entità, possa invertire la rotta o trovare la soluzione a queste insormontabili problematiche riuscendo a rendere attivo il risultato commerciale senza ricorrere a strumenti che vadano ad incidere sugli attuali livelli occupazionali». «A questa domanda ed ad altre - incalzano le tre sigle - riteniamo si debbano dare delle risposte certe e concrete, perché dietro ogni scelta, seppur riconosciuta come prerogativa imprenditoriale, ci sono donne e uomini con capacità ed intelligenze, una comunità onesta e laboriosa che difficilmente riuscirà ad avere nuove esperienze e nuove opportunità di riscatto. Per queste sintetiche, ma preoccupanti ragioni - concludono - invitiamo le forze sane di questa nostra terra, le Istituzioni, le parti sociali, la politica e i soggetti che a vario titolo possono concorrere all' obiettivo di arrestare questo declino, di intervenire fattivamente con azioni concrete che possono strutturalmente cambiare verso in direzione del consolidamento dei siti produttivi presenti nei vari settori dell' economia calabrese e lavorare per creare le condizioni per svilupparne altri».