Mercoledì, 12 Agosto 2020

 

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IL SALVAGENTE │ Eurogruppo da' via libera al ''recovery fund'': cos'e' e come funzionera'

Posted On Venerdì, 24 Aprile 2020 19:57 Scritto da Redazione

Proseguiamo con “il Salvagente”, la rubrica dedicata ai nostri lettori per chiarire e rendere accessibili a tutti, aspetti e temi di stretta attualità. A cura di Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei Liquidatori Giudiziali della Provincia di Crotone, che questa settimana compie un “tracciato” su quanto accadendo in Europa e su come le misure adottate potranno avere effetti benefici anche nei nostri riguardi.Avvocato, ieri si è riunito l’Eurogruppo. Potrebbe spiegare che cos’è?

E’ la riunione che, periodicamente, svolgono i ministri delle Finanze dei 19 paesi dell’Eurozona per discutere su temi di interesse comune, ovviamente nell’ambito economico e finanziario. Sinora ha svolto un ruolo preparatorio e propulsivo dei lavori dell’Ecofin che, invece, è l’adunanza plenaria dei 28 ministri delle Finanze dell’ Unione europea. Già da quanto detto, è possibile dedurre la portata delle decisioni dell’Eurogruppo che, per esempio in sede di Ecofin, si pone con una linea comune al cospetto dei Paesi che non fanno parte dell’euro zona. Questo atteggiamento ha degli effetti tangibili in relazione alle rispettive capacità contrattuali ed alla determinazione dei rapporti di forza tra l’euro e le altre valute, anche di altri continenti.

Che cosa hanno deciso? Ci sono buone notizie in arrivo?

Si è discusso, per la quarta volta, delle strategie da adottare per arginare la crisi provocata dalla pandemia. L’Italia è stata la prima a proporre soluzioni ispirate al senso di “solidarietà” tra gli Stati che dovrebbe caratterizzare ogni “Unione”. Poi, più o meno sulla stessa linea, si sono pronunciate Spagna e Francia. All’inizio, i paesi del nord Europa e la Germania hanno rigettato le nostre proposte senza, come nel caso dell’Olanda, aprire un dibattito interno imperniato alla comprensione del progetto. Per i sostenitori della linea del rigore, l’elevato debito pubblico Italiano è un “peccato originale” così grande da far sorgere una sorta di muro invalicabile tra gli stati presunti “virtuosi” del nord e tutti gli altri. Alla fine, pare che sia passata una linea che è la perfetta sintesi tra le richieste italiane, Francesi e Spagnole, ossia il Recovery fund.

Quali erano le proposte sul piatto? Cos’è il Recovery fund?

Il premier Spagnolo, Pedro Sanchez, ha subito puntato sulla trasformazione del Mes da "killer" istituzionalizzato dell’Unione europea a strumento per dare inizio alla resilienza economica. In pratica, l’atteggiamento della Spagna è andato subito nella direzione di disarmare il Mes, abolendo la licenza di uccidere che anche l’Italia gli ha conferito, per utilizzarlo senza condizionalità e con logiche nuove e rispondenti alla fase di emergenza attuale. La Francia, invece, ha coraggiosamente proposto i recovery bond, trovando una pacata resistenza da parte dei paesi del Nord e una mezza apertura da parte della Germania con la quale ha intavolato una trattativa che si è tramutata in una linea comune. Consideri che Francia e Germania sono i primi due Paesi dell’Unione. L’italia, invece, ha chiesto l’utilizzo di uno strumento che, al momento, ancora non esiste: i corona bond. Sussurrando, possiamo dire che l’Italia ha furbescamente chiesto "oro zecchino" al fine di ottenere un "utilissimo argento". In ogni caso, non credo sia questo il tono che si deve utilizzare nei tavoli europei.  

Quindi il recovery fund funziona diversamente dagli altri strumenti?

L’idea principale è stata quella di tranquillizzare gli oppositori cancellando l’idea di “mutualizzazione” del debito pregresso con una più nobile e meno impegnativa “condivisione del rischio futuro”.  Questo passaggio è stato determinante e il merito deve andare ai francesi e alla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen. Il finanziamento del fondo dovrebbe avvenire mediante la raccolta di liquidità data dall’emissione dei recovery bond che sono titoli di debito comune. Ovviamente, è meglio non cantare vittoria troppo presto perché l’analisi del fabbisogno e l’approntamento delle relative risorse è stato demandato alla Commissione europea secondo un calendario già presente sui siti istituzionali. Un risultato, però, esiste già ed è un documento condiviso dai 27 Paesi membri circa l’istituzione del fondo. Gli impegni dell’Unione, però, non finiscono qui.

In che senso? cosa si sta preparando?

Si è discusso molto in questi giorni del Mes, il meccanismo europeo di stabilità. Personalmente ritengo che, prima di parlarne, sia opportuno capire che cos’è e a cosa serve, attingendo alle fonti istituzionali che possono essere facilmente reperite in rete. Iniziamo dicendo che, pur essendo regolato da normative internazionali, il Mes non è un mostro mitologico, ma una società di diritto speciale lussemburghese il cui capitale è in parte pubblico. L’Italia è uno dei soci fondatori ed è il terzo finanziatore, subito dopo la Germania e la Francia. Il Mes può prestare somme di denaro secondo due linee di credito, una prevista per i paesi che non hanno problemi di debito pubblico, e una prevista per quelli che ce l’hanno. Le modalità di restituzione del prestito variano a seconda del rating di chi percepisce le somme e, in alcuni casi, possono prevedere anche una ristrutturazione complessiva delle fonti del debito. Ecco perché la Grecia, che ne ha usufruito, ha dovuto licenziare migliaia di dipendenti pubblici così diventando il "cigno nero", l’esempio negativo dal quale fuggire. In questi giorni, però, la linea dell’Eurogruppo è andata verso la creazione di una terza linea di credito che preveda l’abolizione delle condizionalità apocalittiche previste per le altre due. La demonizzazione mediatica dello strumento, quindi, è basata sul nulla o su pregiudizi tesi a incoraggiare politiche interne sovraniste, per due motivi principali: il primo, perché non ha tenuto in considerazione l’eliminazione del patto di stabilità e crescita che, di fatto, ha già eliminato, alla fonte, i principali aspetti percepiti come vessatori dal sentire comune; e il secondo, perché non è in grado di sapere in anticipo come sarà strutturata la nuova linea di credito per la quale, al momento, è possibile solo sapere che non prevede condizionalità. Personalmente ritengo che sia un ottimo passo in avanti.

Nel frattempo, la nostra redazione riceve quotidianamente il grido di allarme delle associazioni di categoria che temono per la loro sopravvivenza...

La vicenda del Meridione d’Italia è complessa, e quella di Crotone lo è ancora di più. La dimensione Europea mette a disposizione una serie di opportunità che, però, devono essere colte. La dispersione del tessuto economico Crotonese, già flebile, sarebbe una vera tragedia. Ecco perché, già in precedenti interviste, auspicavo l’inizio di una nuova Primavera, un risveglio delle coscienze. E’ l’unico modo per uscire dal torpore malinconico in cui ci troviamo da 30 anni. Abbiamo le risorse da valorizzare, che cosa stiamo aspettando? Che qualcuno lo faccia al posto nostro? Ritengo che questa sia la strada migliore per sparire definitivamente dai radar della civiltà moderna e proseguire, mestamente, il nostro cammino verso il Medio evo.

Ha in mente delle ricette?

Nulla di speciale, o che non sia già stato pensato da qualche mente illuminata. Si parta dalla valorizzazione di quello che abbiamo. Non si abbandoni il centro cittadino, anzi, si creino degli strumenti per consentire a tutti di godere del salotto della città. Si sfrutti la meravigliosa primavera affinché, da spettacolo della natura, possa tramutarsi in opportunità di guadagno per tutti, senza intaccarne la bellezza e l’autenticità. Si utilizzino le risorse esistenti per iniziare ad ammirare alla luce del sole quello che abbiamo, da millenni, sotto i nostri nasi. Il volano economico prodotto dal turismo storico -  culturale in altre località italiane ha prodotto una rendita perpetua di cui godono e godranno le generazioni future. Questo ritengo che possa essere il principio di un nuovo inizio. La scelta del futuro è una responsabilità che ricade su di noi.