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L'EDITORIALE│Clima estremo e speculazione edilizia selvaggia rendono insicura la citta' di Crotone da eventi alluvionali

Posted On Mercoledì, 24 Ottobre 2018 17:31 Scritto da

esaro pienaClima estremo e speculazione edilizia selvaggia rendono insicura la città. Crotone ha retto all’urto violento della pioggia per la seconda volta in pochi giorni. I danni sono tanti, ma l’unico morto che si piange è il pino crollato in piazza Pitagora. Poteva andare peggio, ma per fortuna non ci sono stati i drammi provocati dall’alluvione del 14 ottobre del 1996, quando sono morte sei persone. La città, comunque, resta a rischio alluvione e le responsabilità sono da ricercare nelle attività edilizie selvagge a cui questa città è stata sottoposta nell’ultimo ventennio. Non solo abusivismo. I problemi sono determinati proprio dalle costruzioni previste dall’ultimo piano regolatore cittadino. Sono stati autorizzate costruzioni per oltre 100.000 abitanti e Crotone supera di poco le 60.000 presenze. Il piano regolatore ha consentito di costruire e cementificare ogni angolo. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che la città si allaga ogni qualvolta si verifica un evento piovoso, anche di poco al di sopra della norma. Si allega il centro città e la sua periferia. Si allaga il lungomare, dove l’intervento di riqualificazione realizzato non ha previsto un adeguato impianto fognario e di raccolta delle acque bianche. A ben riflettere sul lungomare è stato effettuato un intervento che lascia molto perplessi: la pendenza della strada non è quella naturale del lato mare, ma verso le costruzioni edificate dall’altro lato. Prima ancora, quando la città non aveva avuto lo sviluppo attuale, le amministrazioni degli anni ‘70 hanno predisposto lo sviluppo edilizio nelle aree acquitrinose di Tufolo-Farina. Anche questa scelta edilizia sta creando oggi problemi di allagamento ad ogni acquazzone. Crotone, quindi, è una città che paga il costo delle scelte fatte per lo sviluppo edilizio. E’ una città che ha anche la memoria corta e si indigna magari per cose di poco conto. Il piano di messa in sicurezza predisposto dopo l’alluvione del 1996 prevedeva la creazione di cinque o sei vasche di laminazione a monte della città. Le vasche di laminazione sono dei contenitori che entrano in funzione nel momento in cui si verificano piogge abbondanti. Le vasche raccolgono le acque quando piove in maniera copiosa e le rilasciano poi progressivamente allorché l’evento eccezionale si conclude. Questo impedisce la formazione di bombe d’acqua. Di quelle previste sinora ne sono state realizzate solo due, delle altre ci si è dimenticati. Senza la costruzione di tutte le vasche previste dal progetto Crotone è a rischio. E’ soprattutto a rischio la vita dei cittadini, perché un prossimo evento temporalesco potrebbe provocare nuovi lutti. Il sistema climatico mondiale è cambiato e l’intera Italia è soggetta a fenomeni estremi. Gli eventi delle ultime settimane dicono che Crotone è ancora più a rischio ecco perché va immediatamente ripreso il progetto di messa in sicurezza per completare la costruzione delle vasche di laminazione. Prevenire è meglio che piangere morti.