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L'EDITORIALE│Non basta una siepe per fermare il coronavirus...

Posted On Giovedì, 27 Febbraio 2020 12:28 Scritto da Gaetano Megna

Una siepe per non fare sentire le campane ai cittadini residenti nel paesino limitrofo. Fa parte dei racconti del nostro territorio, dove i protagonisti sono i cittadini di due piccoli comuni.

Questo racconto parla dell’acquisto di bellissime campane da parte della chiesa di uno dei paesini. Quando queste campane sono entrati in funzione gli abitanti che avevano prodotto lo sforzo per acquistarle si sono resi conto che a beneficiare del suono erano anche i cittadini residenti nell’altro paesino. E’ scattata, quindi, la rabbia ed è stata convocata un’assemblea cittadina per decidere la strategia da adottare per impedire ai residenti dell’altro comune di sentire il suono melodioso delle campane nuove. Fu presa la decisione di costruire una siepe. Questo racconto, che risale alla mia infanzia, mi è tornato in mente in questi giorni di grande apprensione per l’emergenza coronavirus. Mi è venuto in mente quando mi hanno riferito che autobus stracarichi di nostri emigrati al Nord stanno partendo alla volta della Calabria. Mi hanno raccontato anche di uno scontro verbale che si sarebbe consumato a Cutro. Fuggire dal Nord per venire al Sud è come decidere di costruire una siepe per non fare sentire il suono delle campane. Non sono molto convinto sulla rappresentazione drammatica che viene fatta sul coronavirus, ma questo non esclude che alcune attenzioni vanno messe in campo per evitare che vi sia un picco di malati che potrebbero mettere in crisi il nostro sistema sanitario. Se si ammalano in tanti con sintomatologia da richiedere il ricovero in ospedale la situazione potrebbe diventare complessa soprattutto nelle regioni del Sud. Al Sud ci sono tantissimi bravi medici, ma l’organizzazione degli ospedali non è efficiente come quella del Nord. La bravura dei medici non è sufficiente a garantire una sanità di qualità. Diciamola tutta la nostra sanità è stata saccheggiata dalla politica. Noi abbiamo pagato lo scotto della regionalizzazione della sanità. Stavamo meglio quando il sistema sanitario era centralizzato. Negli ospedali del Nord il sistema funziona meglio ed ecco perché mi crea meraviglia e sconcerta la fuga per venire a Sud. Siccome le siepi non fermano i virus primo o poi anche da noi qualche incontro con il “corona” lo avremo. Speriamo proprio di no, ma se così dovesse essere io preferirei, solo in questo caso, risiedere al Nord dove il sistema sanitario funziona molto meglio. Noi del Sud abbiamo tante cose migliori del Nord: nel nostro dna abbiamo l’arte di sopravvive ed arrangiarci. Sono certo che il nostro dna ci aiuterà a superare anche la battaglia contro il virus coronato.