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Migranti, cambio di strategia negli sbarchi clandestini: ora usano navi dismesse

Posted On Venerdì, 02 Gennaio 2015 15:57 Scritto da

Il cargo Ezadeen con oltre 400 persone a bordo è stato smistato al porto di Corigliano Calabro perché a Crotone sono già ormeggiati altri due mercantili utilizzati per la stessa motivazione.

Usano navi dismesse da 2-3 anni e finite. Non si sa come, ma sono nella mani dell'organizzazione che gestisce l'immigrazione clandestina in Italia. Una volta impostata la rotta, o comunque dopo avere dato i rudimenti di navigazione a qualcuno dei migranti a bordo, abbandonano poi la nave. E' il nuovo sistema usato dagli scafisti per trasportare nel nostro Paese i migranti, soprattutto provenienti dalla Siria. Un sistema usato la notte scorsa anche con il cargo Ezadeen adesso diretto al porto di Corigliano Calabro [LEGGI ARTICOLO]. Una metodica già nota alla Guardia costiera calabrese che si è trovata ad affrontare casi analoghi volte nel recente passato. «Adesso - spiegano alla Guardia costiera - è cambiata la tipologia degli sbarchi. Prima avvenivano prevalentemente nel periodo estivo e con vecchie carrette del mare. Adesso utilizzano grandi navi, anche di 100 metri, che consentono di affrontare il mare grosso invernale. Questo avviene anche perché i profughi siriani sono disposti a pagare di più, anche 8.000 dollari a testa, ma pretendono mezzi sicuri». La nuova metodologia di sbarco è molto rischiosa. La nave, priva di comando, infatti può andare a scontrarsi sulle coste. Inoltre espone a rischio gli operatori della Guardia costiera costretti a salire a bordo in condizioni meteo marine spesso al limite, come nel caso del cargo Ezadeen, dove hanno dovuto calarsi dagli elicotteri. In più costituisce un problema per la gestione degli spazi nei porti. Solo a Crotone ci sono due mercantili giunti in Italia senza equipaggio - ed altrettanti sono in Puglia - riducendo l'agibilità del porto. Tant'è - spiegano alla Guardia costiera - che uno dei motivi che ha indotto a condurre il cargo Ezadeen nel porto di Corigliano, invece che in quello di Crotone, oltre alla vicinanza, è stato la necessità di non occupare un altro spazio che avrebbe impedito l'ormeggio di navi commerciali.