fbpx
Lunedì, 15 Luglio 2024

PRIMO PIANO NEWS

Morti bianche senza colpevoli: le naturali reazioni della societa' civile davanti alla sentenza

Posted On Venerdì, 11 Settembre 2015 15:42 Scritto da

fabbrica4Parentela, Nesci e Morra (M5S): «Condurremo un approfondimento in ambito parlamentare».

 

«È inaccettabile che nessuno paghi per il disastro ambientale provocato dalla Montedison a Crotone». Lo affermano in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle Paolo Parentela, Nicola Morra e Dalila Nesci dopo la sentenza di assoluzione per gli otto imputati nel processo per la morte di cinque operai dell'ex Montedison di Crotone. «Crotone e la Calabria - aggiungono - pagano le scelte assurde della politica nei decenni passati. Hanno riempito di veleni un territorio tradizionalmente vocato al turismo e all'agricoltura, devastandolo definitivamente. Il vuoto di giustizia ricadrà inevitabilmente sui crotonesi e sulle famiglie delle cinque vittime. Condurremo un approfondimento in ambito parlamentare».

 

Foto: Andrea Imbrauglio

 

Legambiente: «Con la sentenza ex Montedison si è dato un colpo spugna».

«Assolti per il reato di omicidio colposo e non luogo a procedere per prescrizione per il disastro ambientale: con un inaccettabile colpo di spugna, la sentenza del Tribunale di Crotone cancella le imputazioni nei confronti di otto imputati, per cinque dei quali il pm aveva chiesto la condanna poiché ritenuti responsabili della morte di alcuni operai dell'ex stabilimento Montedison, nel quale sarebbero rimasti esposti alle polveri d'amianto». E' quanto si legge in una nota di Legambiente che esprime indignazione e rabbia. «Ci troviamo di fronte - prosegue la nota - ad un altro clamoroso caso di giustizia negata per un territorio che è stato devastato dall'inquinamento ambientale e per dei lavoratori che hanno perso la vita in uno stabilimento all'interno del quale si è guardato soltanto al profitto e all'interesse privato, compromettendo irrimediabilmente la salute delle maestranze. La sentenza non può certo cancellare le ferite inferte al territorio, né il dolore e le sofferenze patite dalle vittime e dalle loro famiglie. Senza voler commentare le motivazioni tecnico-giuridiche che hanno convinto il giudice a mandare in archivio senza colpevoli una delle vicende più drammatiche della storia calabrese, non possiamo nascondere che quella scritta nel tribunale di Crotone rappresenta per noi una pagina di profonda ingiustizia. Purtroppo non è una novità che, in un Paese che solo dopo anni di scandali e di morti ingiuste, ha avuto il coraggio di riconoscere l'esistenza e la specificità dei reati ambientali, i delitti contro il territorio e contro la salute dei cittadini restano senza responsabili, nascosti dietro cortine di menzogne e di ipocrisie che celano interessi economici di fronte ai quali la vita viene considerata poca cosa. Auspichiamo - conclude Legambiente - che la vicenda giudiziaria sulla morte degli operai dell'ex stabilimento Montedison di Crotone non si chiuda in questo modo, ma che resti accesa una fiammella di speranza che dia un minimo di riconoscimento al dolore di quelle famiglie che oggi si sentono ancora più sole e tradite dalle istituzioni».

 

I genitori del comitato Alcmeone: «Tana libera per tutti, la storia si ripete».
«Ieri, giovedì settembre - ricordano i genitori dell'Alcmeone - la notizia: il Giudice del Tribunale di Crotone, Bianca Maria Todaro, ha assolto tutti e otto gli imputati, accusati di disastro ambientale colposo e omicidio colposo plurimo. Secondo l'accusa avrebbero causato la morte di otto persone: lavoratori alle dipendenze del vecchio stabilimento industriale Montedison, nel quale sarebbero rimasti esposti alle polveri d'amianto, e in parte loro familiari che avrebbero comunque respirato quelle stesse polveri. Fra gli imputati, c'erano cinque ex direttori dello stabilimento, un funzionario, un capo reparto ed un medico. Tutti in servizio presso la fabbrica tra il 1974 ed il 1997, sino alla chiusura dell'impianto. Tutti assolti: Maurizio Aguggia, Giancarlo Savorelli, Giuseppe Agliata Cavallasca, Luigi Ferretti, Dario Capozzi, Giulio Verri, Alfonso Pezziniti e Ottorino Sapere. Il Giudice Todaro ha dichiarato la prescrizione del reato per disastro ambientale; l'assoluzione per gli omicidi colposi perché il fatto non sussiste e, in un solo caso, "per non aver commesso il fatto". Tutti assolti per cinque casi di omicidio colposo e non luogo a procedere per reato di disastro ambientale. Occorrerà aspettare il deposito delle motivazioni della sentenza, per tentare di capire ed andare oltre l'ovvio, ma la notizia di ieri, riporta alla mente un'altra vicenda giudiziaria di qualche anno fa, che al pari di questa, ha umiliato e mortificato la dignità delle persone, la storia di questa città ed il nostro senso di giustizia. La memoria ritorna alla mattina di quel martedì d'ottobre, alla notizia che nelle aule del Tribunale di Crotone si era conclusa con un non luogo a procedere, l'Udienza Preliminare dell'Inchiesta "Black Mountains" nella quale erano coinvolti 45 imputati ai quali venivano contestate a vario titolo, ipotesi di reato che andavano dal disastro ambientale, all'avvelenamento delle acque, allo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. Tutti prosciolti perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto o per intervenuta prescrizione dei termini. Tana libera per tutti, di nuovo. È disarmante cogliere tanti elementi comuni tra la sentenza di ieri del processo amianto e la sentenza del 2012 dell'Udienza Preliminare Black Mountains: un Giudice donna in entrambe i procedimenti; un padre imputato ed un figlio avvocato difensore; l'intervenuta prescrizione dei termini. Ma fra tutti questi elementi, sovrasta la totale indifferenza della città: ieri come oggi, sembrano storie per "addetti ai lavori". Se per Black Mountains siamo cittadini, famiglie, parti di quartieri e parrocchie a ridosso dei siti extra Sin e poche associazioni sensibili, in questo processo invece, sembrano essere solo le famiglie che hanno vissuto sulla propria pelle i decessi per mesotelioma, insieme alle solite e poche associazioni. La città, ancora una volta si è girata dall'altra parte. Ma non lo ha fatto da sola, ha trovato schiere di amministratori ciechi e sordi; sindacati muti; società civile indifferente. Una città assente, senza memoria storica che in qualche modo ha la responsabilità anche di questa ennesima vergogna. Speriamo solo che questa volta ci venga risparmiata la passerella mediatica degli imputati e dei loro difensori; dei tuttologi bravi solo sui social e degli aspiranti politicanti».