Martedì, 22 Settembre 2020

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«Non fu solo critica politica, ma diffamazione»: la sentarice Corrado (M5s) rischia processo

Posted On Domenica, 19 Aprile 2020 20:29 Scritto da Giuliano Carella

Dove finisce il diritto di critica e si configura invece il reato di diffamazione? È la “secca” in cui è andata ad arenarsi la senatrice crotonese del M5s, Margherita Corrado, nel tentativo di sostenere tesi contrapposte all’architetto Tommaso Tedesco, all’epoca dei fatti ispettore onorario della Soprintendenza Abap di Catanzaro, Cosenza e Crotone (incarico poi revocato). L'interrogativo, adesso, verrà sciolto nelle aule di un tribunale.

La senatrice si pronunciò attraverso un post pubblicato il 22 ottobre 2018 sulla sua pagina ufficiale di Facebook e fu poi ripreso anche da due testate giornalistiche on-line. Oggetto della “disputa” pubblica, in quel frangente, furono i finanziamenti assegnati dal Mibact al Crotonese… ma gli argomenti e i toni utilizzati dalla senatrice Corrado per rettificare le tesi dell’architetto tedesco (in un articolo pubblicato dalla stampa locale) sarebbero andati ben oltre quel diritto che consente a tutti la libera espressione. E tutto questo sarebbe avvenuto, non solo secondo il parere dell’architetto Tedesco, che decise di querelare Corrado a “breve giro” di cronaca, ma anche e soprattutto secondo la magistratura competente.

Il gip del Tribunale di Crotone, Romina Rizzo, ha infatti respinto lo scorso 25 marzo la richiesta d’archiviazione formulata dal pubblico ministero per la senatrice crotonese in merito alla querela a suo carico e ha imposto alla procura la riformulazione del reato di diffamazione, disponendo inoltre per le due testate giornalistiche coinvolte l’iscrizione nel registro degli indagati. Una senatrice della Repubblica, quindi, potrebbe essere imputata per diffamazione. L’architetto Tedesco, dal suo, fa sapere di aver già incaricato il suo legale per procedere anche in sede civile per il risarcimento dei danni.   

La ricostruzione dei fatti. Il procedimento trae origine da una denuncia presentata dell'architetto Tommaso Tedesco nei confronti dell’indagata senatrice Corrado la quale, in data 22 ottobre 2018, aveva pubblicato un post sulla propria pagina Facebook ritenuto, in vari passaggi, lesivo dell'onore e della reputazione del querelante. L’architetto Tedesco aveva espresso - per il tramite del giornale "il Crotonese" - una critica sulla esiguità dello stanziamento di fondi da parte del ministero dei Beni culturali per l'anno 2018. Tale articolo generò la reazione della senatrice Corrado che non esitò a pubblicare il messaggio in questione sulla propria pagina Facebook, con toni che, nelle motivazioni espresse del gip, andarono «ben oltre il diritto critica».

Il post di Facebook. «Quanto al contenuto del citato messaggio – scrive il gip Rizzo –, lo stesso già in apertura si poneva in maniera aspramente critica rispetto a quanto dichiarato dal Tedesco nell'articolo innanzi citato, per poi sfociare in toni certamente diffamatori laddove la Corrado non esitava a rivolgersi al Tedesco evidenziandone la “disonestà intellettuale” e ancora “non ho potuto fare a meno di figurarmelo così, l'Architetto, nei panni del piccolo pesce pagliaccio affiancato da due squali, mentre scriveva l'articolo sotto lo sguardo vigile, spero solo metaforico, dei suoi inquietanti padrini politici”.

Perché non è più solo critica. «Ciò posto – scrive il gip –, si ritiene che non possano essere condivise le conclusioni cui perviene l'Ufficio di Procura nella richiesta in esame (richiesta d'archiviazione, ndr), non potendosi inquadrare la vicenda in oggetto nell’alveo della critica politica e, come tale, espressione legittima di un diritto, sebbene in forma aspra, pungente e polemica, come ammesso dallo stesso pm. Deve al riguardo evidenziarsi come il diritto di critica non possa rappresentare lo strumento per consentire attacchi alla persona in un contesto di polemica di natura politica».

Le offese a danno di Tedesco. «Possono certamente definirsi offensive – sottolinea il magistrato – alla reputazione del querelante espressioni come quelle riportate, dovendosi a tal proposito rilevare come l'esercizio del diritto di critica debba in ogni caso estrinsecarsi in un percorso logico, non pretestuoso, ed esprimersi in termini appropriati e continenti, circostanze evidentemente tralasciate nel momento in cui si utilizzano termini quali riportati o associazioni a figure metaforiche con chiara finalità offensiva (pensi al “pesce pagliaccio”)».