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Provincia: il ministero ''suggerisce'' la revoca delle elezioni, centrodestra insorge

Posted On Venerdì, 28 Febbraio 2020 17:45 Scritto da Redazione

È della giornata di ieri, ma è stato notificato solo questa mattina, il parere dal capo ufficio legislativo del ministero per gli Affari regionali e le autonomie, Ferone Rinieri, che di fatto suggerisce il blocco delle elezioni fissate per il 2 marzo prossimo alla Provincia di Crotone per l’elezione del nuovo presidente della Provincia.

Questo alla luce della nuova normativa (introdotta dall'articolo 17 bis, comma le 2, della legge Milleproroghe, approvata in via definitiva l'altro ieri dal Senato) che rinvia il voto nel caso in cui venga meno il criterio di rappresentatività del 50% dell’elettorato (in questo turno non avrebbero partecipato al voto ponderato il comune capoluogo, quello di Cirò Marina e tutti gli altri commissariati). Il ministero nell’esprimere la sua opinione è stato chiaro: «Alla luce delle argomentazioni fin qui esposte e ferma restando l'esclusiva responsabilità dei competenti organi della Provincia, può ritenersi conforme ai descritti assetti della disciplina della materia, la scelta di revocare la procedura elettorale già avviata e di rinviarla a data successiva all'ultima proclamazione degli eletti nei Consigli comunali appartenenti alla circoscrizione elettorale provinciale interessati al turno annuale ordinario delle elezioni, secondo i criteri di cui alla ricordata novella normativa». Il decreto Milleproroghe diventerà legge solo con la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, prassi che dovrebbe essere sbrigata in data antecedente a quella delle elezioni alla Provincia di Crotone. Il parere era stato chiesto lo scorso 19 febbraio dal presidente facente funzioni, Giuseppe Dell’Aquila, che ha convocato per domani mattina una conferenza stampa per fare chiarezza nel merito.

Chi non ha preso di buon grado il pronunciamento del ministero degli Affari regionali è stato il candidato del centrodestra Francesco Paletta, sindaco di Cirò, che questa mattina ha protestato nel palazzo della Provincia assieme ai sindaci Amedeo Nicolazzi (Petilia Policastro), Umberto Lorecchio (Pallagorio) e Giuseppe Antonio Cozza (Verzino). Insieme hanno chiesto a gran voce di far tenere ugualmente le elezioni perché, secondo l’interpretazione del candidato Paletta, il parere ministeriale non è al momento né vincolante, né retroattivo rispetto alla data di indizione delle competizione elettorale, né è comparso ancora sulla Gazzetta ufficiale. «È vero e proprio abuso di potere - ha urlato Paletta – siamo pronti ad adire le vie legali. Stiamo valutando di ricorrere non solo al Tar dove presenteremo istanza».

La versione integrale del ministero.

Con nota del 19 febbraio 2020 indirizzata, oltre che a questo Ministero, al Ministero dell'Interno, al prefetto di Crotone e all’Upi (unione province italiane), codesto Ufficio di presidenza, nel rappresentare che In percentuale del "corpo elettorale" chiamato al voto t inferiore al 50% degli aventi diritto al voto, chiede di sapere se in vista della novella normativa relativa alla nuova disciplina di termini e modalità per il rinnovo della carica di Presidente della provincia inserita nel decreto legge 30 dicembre 2019, n. 162 cosiddetto "milleproroghe", possa revocare le elezioni già indette e, quindi, rinviarle alla nuova data da individuare secondo i nuovi criteri. Va premesso che la questione non trova soluzione né nelle norme vigenti, né in specifici e consolidati indirizzi giurisprudenziali. Qualche pronuncia, riferita a fattispecie diverse, si rinviene nella giurisprudenza amministrativa, ma non appare perfettamente calzante. La questione va inquadrata, quindi, nella prospettiva dei principi generali e dei criteri generali di carattere sostanziale che sono sottesi all'esercizio dei diritti di elettorato attivi e passivi. In proposito, se da un lato nella disciplina generale della materia prevale la componente vincolante, nella situazione particolare delle elezioni degli organi provinciali, considerate di "secondo grado" in quanto non c'è interpello diretto del corpo elettorale, possono assumere valenza anche principi di opportunità. Ovviamente non di una qualunque valutazione di opportunità, ma solo sa finalizzata al più adeguato rispetto della “ratio legis". Nel caso dell'elezione del Presidente della Provincia, che come è noto è eletto da tutti I sindaci e í consiglieri dei comuni della provincia, appare evidente che il legislatore ha voluto, da un lato, semplificare il meccanismo rappresentativo, dall'altro, però non ha voluto rinunciare al grado effettivo di rappresentatività. Il fatto che gli aventi diritto all'elezione del Presidente di rodeste Provincia non rappresentino neppure il 50% dei sindaci e dei consiglieri dei comuni della provincia vulnera la garanzia di rappresentatività. Il legislatore ha ritenuto di intervenire sulla materia con una novella normativa della disciplina della legge n. 56/2014, che mira proprio a risolvere la criticità rinviando l'elezione del Presidente qualora alla data stabilita secondo le regole ordinarie si dovesse verificare la situazione di non adeguata rappresentatività al rinnovo degli organi elettivi degli enti locali. Dispone il progetto di norma infatti che: "Ai fine dl garantire l'effettiva rappresentatività degli organi eletti, anche con riferimento all'esigenza di assicurare la loro piena corrispondenza ai territori nonché un ampliamento dei soggetti eleggili, qualora i consigli comunali appartenenti alla circoscrizione elettorale provinciale, eventualmente interessali al turno animale ordinario delle elezioni per il loro rinnovo ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge 7 giugno 1991, n. 182, dovessero essere tali da far superare la soglia del cinquanta per cento degli aventi diritto al voto, il termine è differito al quarantacinquesimo giorno successivo all'ultima proclamazione degli eletti”. Coniugando, quindi, l'esigenza di effettiva rappresentatività del Presidente della Provincia, con la sostanziale flessibilità del meccanismo di elezione di "secondo grado", è sostenibile che, nel raffronto fra formalismo procedimentale e garanzia di rappresentatività, il primo interesse receda. Alla luce delle argomentazioni fin qui esposte e ferma restando l'esclusiva responsabilità dei competenti organi della Provincia, può ritenersi conforme ai descritti assetti della disciplina della materia, la scelta di revocare la procedura elettorale già avviata e di rinviarla a data successiva all'ultima proclamazione degli eletti nei Consigli comunali appartenenti alla circoscrizione elettorale provinciale interessati al turno annuale ordinario delle elezioni, secondo i criteri di cui alla ricordata novella normativa.