fbpx
Giovedì, 08 Dicembre 2022

PRIMO PIANO NEWS

Quattordici i clan di 'ndrangheta attivi in provincia di Crotone: la relazione della Direzione investigativa antimafia

Posted On Venerdì, 27 Gennaio 2017 21:27 Scritto da

mappa clan provincia crotone 2016 primo semestreL’estratto di seguito riportato è contenuto nella relazione che il ministro dell’interno ha riferito al Parlamento circa l’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia e riguarda la provincia di Crotone. La relazione è aggiornata al primo semestre del 2016 ed è stata oggi diffusa. «Nel corso del semestre – è scritto nella relazione – una prospettiva significativa delle dinamiche criminali che starebbero caratterizzando la provincia di Crotone è stata offerta da un ulteriore filone investigativo dell’operazione “Kyterion 2”, la cui prima tranche è stata in più occasioni richiamata nelle relazioni del 2015. Le investigazioni hanno colpito, nel mese di gennaio, 16 soggetti appartenenti ad una struttura criminale facente capo alla cosca GRANDE ARACRI, che aveva esteso la propria influenza sulle province di Crotone, Cosenza (basso Ionio cosentino), Catanzaro, Vibo Valentia (alto tirrenico), contando anche su propaggini a Roma, in Lombardia e in Emilia Romagna, territorio, quest’ultimo, dove è emersa l’operatività di vere e proprie locali di ‘ndrangheta. Dalle indagini sono emerse, tra l’altro, forti pressioni tese ad imporre subappalti nella fase di realizzazione e gestione di un parco eolico, sistematiche estorsioni ai danni dei villaggi turistici del litorale ionico - a cui venivano anche imposti servizi e prestazioni da parte di ditte vicine al sodalizio criminoso - e la partecipazione all’omicidio del capo di una compagine avversaria. Sul territorio, oltre alla locale di Cutro - facente immediatamente capo alla cosca GRANDE ARACRI, di cui si conferma la forza anche sul piano militare - permane l’operatività della locale di Petilia Policastro, che annovera quali elementi apicali esponenti della famiglia MANFREDA di Mesoraca, subentrati ai COMBERIATI. A Crotone è, invece, operativa la storica cosca VRENNA - BONAVENTURA- CORIGLIANO; in contrada Cantorato si segnala la presenza della cosca TORNICCHIO, mentre nella popolosa frazione di Papanice sono presenti e contrapposti i RUSSELLI e i MEGNA, noti anche come “Papaniciari”. Nel territorio di Isola Capo Rizzuto permangono le storiche famiglie ARENA e NICOSCIA, mentre nella frazione di San Leonardo di Cutro si segnalano le famiglie MANNOLO e TRAPASSO. A Cirò, già sede del Crimine, risultano operativi i FARAO-MARINCOLA, che estenderebbero il proprio operato sulle vicine zone ioniche cosentine, mentre su Strongoli si segnala la presenza della ‘ndrina GIGLIO, duramente colpita, nel mese di marzo, dall’operazione Becco d’oca del Centro Operativo D.I.A. di Firenze. Le indagini, condotte sul capoluogo Toscano, a Prato, a Pistoia e a Crotone, hanno portato al sequestro di un rilevante patrimonio mobiliare, immobiliare e societario (tra cui bar – pasticcerie e ristoranti-pizzeria), per un valore stimato di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di un imprenditore calabrese che da anni aveva trasferito i propri interessi economici in Toscana. Le investigazioni hanno consentito di accertare come il predetto, coadiuvato da prestanome, avesse effettuato, nel tempo, ingenti investimenti societari e immobiliari a Firenze e a Prato, in mancanza di una compatibile capacità reddituale. Le ricostruzioni economico – finanziarie effettuate hanno messo in evidenza, in particolare, il frequente ricorso allo strumento contabile del c.d. “finanziamento soci”, che ha consentito alla società di disporre di capitali senza ricorrere al mercato finanziario. Nello specifico, tale liquidità veniva travasata nelle casse delle imprese direttamente dai soci, quale forma di auto-finanziamento, mediante un sofisticato sistema di reimpiego di capitali acquisiti illecitamente. In tale contesto, è stata, inoltre, accertata l’esistenza di un flusso di denaro verso la Calabria in favore del reggente della citata ‘ndrina GIGLIO di Strongoli (KR). La stessa cosca è stata, altresì, al centro dell’operazione Amaranto 2, condotta dal centro operativo Dia di Padova».
.