fbpx
Lunedì, 06 Dicembre 2021

PRIMO PIANO NEWS

Randagismo: un business da 2,6 milioni di euro l'anno per canili e "affini" del territorio

Posted On Lunedì, 05 Gennaio 2015 19:40 Scritto da

randagismoIl dato emerso in un convegno su randagismo e problemi del volontariato promosso dall'Enpa di Crotone in collaborazione con l'associazione "Multitracce".

Per il nostro territorio è un business da 2,6 milioni di euro l'anno. Secondo per cifre, forse, solo a quello dell'accoglienza per i migranti. Si tratta del giro d'affari che ruota attorno al randagismo ed è emerso in tuta la sua interezza nel corso del convegno promosso dall'Enpa, in collaborazione con l'associazione "Multitracce" cui hanno preso parte il responsabile territoriale dell'Ente nazionale protezione animali Giuseppe Trocino, il dirigente del servizio veterinario dell'Asp di Crotone Giuseppe Gallucci, l'assessore del comune di Isola Capo Rizzuto Francesca Stillitani e il sindaco di Belvedere Spinello Rosario Macrì. Secondo il ministero della Salute, la Calabria è la quarta regione italiana per randagismo: si stima ci siano almeno 70mila esemplari canini in questa condizione. Tutto ciò rappresenta sicuramente un problema di ordine sociale, ma può nel frattempo tramutarsi in un business? Le cose stanno così. I sindaci, quindi le amministrazioni comunali, sono responsabili dei randagi sul territorio di competenza e devono avvalersi del supporto tecnico delle varie Aziende sanitarie per l'accalappiamento. Le Asp, dal loro, devono provvedere a catturare il cane, ma questo avviene sempre su indicazione dell'Ente. L'amministrazione comunale interessata deve poi decidere dove sistemare l'animale di cui è responsabile per legge. Sempre i Comuni devono per tanto convenzionarsi con delle strutture di detenzione al fine di allocare i cani randagi, vaganti e inselvatichiti che le Asp hanno provveduto a mettere in sicurezza. Il business sta tutto qua. Mantenere un esemplare canino all'interno di queste strutture, infatti, costa mediamente alle Amministrazioni comunali circa 1,80 euro al giorno (dipende dalle varie convenzioni). Secondo il responsabile del servizio veterinario dell'Asp, nei tre canili del Crotonese (di cui uno pubblico a Crotone e due privati a Rocca di Neto e Cirò Marina), cui si affiancano le altre 5 oasi canine sparse sempre sul territorio, vi soggiornano allo stato attuale almeno 4.500 esemplari senza un padrone. Sono tutti del territorio pitagorico? No. Come spiegato da Giuseppe Trocino dell'Enpa: «I canili possono partecipare alle gare d'appalto che vengono bandite in tutta Italia e quindi vincere l'incanto pubblico nel caso in cui, questi, abbiano presentato l'offerta migliore». Ecco come i randagi possono così arrivare dalla Sicilia, magari anche dalla Campania, o dalla Puglia e persino dalla Toscana. Il periodo con cui si stringe la convenzione con le Amministrazioni pubbliche è stabilito nel bando di gara, ma in genere è di due anni. Intanto, il problema del randagismo non si risolve, perché per controllare la proliferazione selvaggia di questi animali non basta rinchiuderli, ma è necessario effettuare la cosiddetta prevenzione che consiste nell'identificazione dell'esemplare con un microchip, nella sua iscrizione all'anagrafe canina, nella sua sottoposizione a protocollo vaccinale contro le principali malattie trasmissibili dalla specie e nella sterilizzazione chirurgica delle femmine fertili. Dopo tutta questa trafila, se l'animale non è aggressivo, può essere rimesso in libertà. Altrimenti, superato un periodo molto lungo di detenzione, questi non è più in grado di affrontare da solo il mondo esterno e quindi può soccombere. Di certo, è per i cani un trauma anche essere sballottati per centinaia di chilometri. Non che i cani una volta arrivati a destinazione vengano maltrattati. In queste strutture è tutto il contrario perché, loro, rappresentano una risorsa. «In un canile del territorio – ha spiegato il dottor Gallucci che è responsabile del randagismo per il dipartimento Prevenzione dell'Asp – addirittura si era utilizzata della maiolica per rivestire i pavimenti della struttura che, per quanto pregiati, non si addicevano alla stabilità degli animali e quindi, per forza di cose, sono stati sostituiti!». Il costo sociale del randagismo, inoltre, va anche calcolato sulla base del fatto che, essendo l'Amministrazione responsabile dei cani senza padrone, sono molti i casi di sinistri autostradali o di aggressioni a parsone che finiscono in tribunale e che vedono soccombente la parte pubblica. «Un'Amministrazione comunale – ha aggiunto il dottor Gallucci – può arrivare a spendere anche 500 o 600mila euro l'anno per questi motivi». Le Amministrazioni del territorio – a parte pochi casi come quello di Isola Capo Rizzuto e in parte anche a Belvedere Spinello – sembrano non curarsi troppo del problema. «Negli ultimi 3 anni – ha stigmatizzato il responsabile del servizio veterinario – sono state convocate altrettante Conferenze dei sindaci sul problema del randagismo che non sono andate a buon fine per mancanza del numero legale: le soluzioni a questo problema ci sono, ma occorre che ci si sieda attorno ad un tavolo e si prendano accordi precisi».