Martedì, 20 Ottobre 2020

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MAIERATO - «Dobbiamo voltare pagina. In Calabria è tempo del lavoro e del riscatto». Lo ha detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, questa mattina in visita a Maierato nello stabilimento per la lavorazione del tonno dall'imprenditore Pippo Callipo, candidato a presidente dem in Calabria.

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«In questo momento in cui e' necessaria l'unita', sono pronto ad individuare e scegliere insieme un giovane competente per farlo tornare in Calabria e designarlo candidato alla presidenza della Regione Calabria». A dichiararlo e' il presidente della giunta regionale Mario Oliverio in occasione di una breve conferenza stampa tenutasi a Catanzaro.

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LAMEZIA TERME - «Ho incontrato Zingaretti. Gli ho confermato che non ho mai inteso 'Oliverio o morte'. Ho dato dunque la mia disponibilità a lavorare insieme per un percorso e un approdo unitario senza chiedere nulla».

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«I comitati "Oliverio Presidente" – informa una nota – inaugurano la sede regionale e aprono ufficialmente la campagna elettorale a sostegno di Mario Oliverio, candidato presidente alle prossime elezioni regionali con una ampia e rappresentativa coalizione di centrosinistra».

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Una narrativa che ipotizza diverse percorsi. A pochi mesi dal voto regionale non ci sono certezze in nessuno degli schieramenti che intendono partecipare alla competizione.

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regionalismo differenziato oliverio pugliese sculco irto fantozzi mungari cotruzzolà«La proposta di regionalismo differenziato avanzata dalle Regioni Lombardia e Veneto rappresenta un’insidia che può determinare conseguenze irreversibili di disarticolazione della vita dell’intero Paese”. E’ quanto ha affermato il presidente della Regione Mario Oliverio concludendo i lavori del convegno promosso dal Gruppo regionale di “Calabria in Rete” sul tema “C’era una volta l’Italia…Una e indivisibile” che si è svolto ieri sera in un noto albergo di Crotone. Un appuntamento molto partecipato, coordinato dal sindaco di Crotone Ugo Pugliese e introdotto dalla consigliera regionale di “Calabria in Rete” Flora Sculco, nel corso del quale sono intervenuti, oltre al presidente della Giunta regionale anche Gregorio Mungari Cotruzzolà, presidente della Cooperativa Sociale Agorà Kroton, Tonino Russo, Segretario Generale CISL Calabria, il prof. Pietro Fantozzi, sociologo politico e Nicola Irto, presidente del Consiglio regionale della Calabria.


«Siamo di fronte – ha proseguito Oliverio che, per primo si è opposto alle richieste avanzate dalle regioni del Nord, diffidando il governo – ad un nuovo tentativo, assai subdolo e insidioso, di riproporre temi che in passato hanno visto in campo egoismi territoriali espressi dalla Lega e che non sono andati a buon fine. Allora il tentativo fallì perché tutto il Paese reagì con forza e determinazione. Oggi si ritorna alla carica, ponendo questo obiettivo tra i punti principali del cosiddetto “Contratto di governo” e affrontando un problema di tale portata in un rapporto bilaterale tra lo Stato Centrale e le singole regioni. Ciò è assolutamente assurdo e intollerabile. A distanza di quasi cinquant’anni dalla nascita del regionalismo è necessario compiere una profonda riflessione, aggiornando il concetto di regionalismo e assumendo un percorso innovativo che metta, a parità di condizioni di partenza, tutte le regioni nelle condizioni di competere in senso virtuoso e assumendo criteri di penalità e premialità rispetto alla capacità di utilizzare le risorse che sono assegnate alle regioni. Su questo versante dobbiamo tutti compiere un salto di qualità. Noi in questi anni abbiamo dimostrato, dati alla mano, che è possibile vincere questa sfida».

 

«Dopo ritardi, inefficienze e clamorose esperienze negative - ha reso noto Oliverio -, al 31 dicembre di quest’anno non solo abbiamo realizzato gli obiettivi posti dalla Comunità Europea ma siamo andati ben oltre, realizzando il 116% degli obiettivi fissati. Insieme a questo dato, però, occorre valutarne anche un altro che riguarda le risorse ordinarie che non vengono destinate al sud. La spesa pro-capite delle risorse che lo Stato destina al Mezzogiorno è molto, ma molto al di sotto della media nazionale e soprattutto di quelle regioni che oggi propongono, attraverso il referendum, il meccanismo del trattenimento dell’80% delle risorse assegnate nei loro territori. Mi riferisco alla scuola, alla sanità, alle infrastrutture, ai servizi sociali, agli investimenti per il sostegno alle imprese, ecc. Siamo davvero al paradosso! Mentre l’Europa interviene per recuperare le aree più deboli a standard di qualità della vita e a servizi europei, all’interno del nostro Paese si lavora per disarticolare questo percorso. L’attuale governo si muove su un doppio binario: da una parte discute di regionalismo differenziato e, dall’altra, assume provvedimenti che discriminano totalmente il Sud e la Calabria. Basti pensare ai recenti accordi sottoscritti tra Italia e Cina, tra cui c’è quello che riguarda la Via della Seta. L’ accordo sulla portualità comprende solo i porti di Trieste e Genova e taglia fuori totalmente il porto di Gioia Tauro, il più grande porto di transhipment del Mediterraneo, e l’intera portualità meridionale».


«Proprio oggi – ha aggiunto Oliverio – ho ricevuto la lettera del Ministero dei trasporti in risposta ad una mia richiesta di valutare la decisione degli oneri di servizio per l’aeroporto di Crotone di aggiungere quattro linee (Roma, Torino, Venezia e Milano) a quelle che partono dal 1° di Aprile e attivate grazie esclusivamente alle risorse stanziate da noi, in cui ci viene comunicato che tali proposte non possono essere prese in considerazione. Per non parlare della sanità in cui anziché affrontare la disparità sull’assegnazione di risorse tra nord e sud la discussione è tutta ripiegata su provvedimenti straordinari che si annunciano quotidianamente mentre si dimentica che in Calabria da 10 anni il governo della sanità è affidata a commissari nominati dal governo centrale che hanno il potere assoluto di accogliere o respingere le proposte che vengono dai direttori generali, sostituendosi ai poteri della Regione. «Ho detto tutto questo -ha concluso Oliverio- per dire che c’è bisogno di una mobilitazione larga, di un’iniziativa forte ed unitaria di tutte le componenti della Calabria e del Mezzogiorno per chiedere al Parlamento di aprire una discussione democratica e plurale su un tema così importante e delicato. Non bisogna assolutamente abbassare il livello di guardia perché in gioco non c’è solo la prospettiva della Calabria e del Mezzogiorno, ma dell’intero Paese. Un Paese che vuole esprimere pienamente tutte le sue potenzialità non può non considerare il Sud e la sua portualità come una risorsa, porte del Mediterraneo, opportunità per l’intero Paese e per la stessa Europa”.

 

Era stata la consigliera regionale Flora Sculco (Cir) ad aprire il dibattito sugli effetti del Regionalismo differenziato. «Per capire meglio di che cosa stiamo parlando – ha sottolineato la consigliera regionale – va ricordato che nella fase conclusiva della precedente legislatura, la XVII, le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, diversamente tra di loro, in forza della norma Costituzionale hanno avviato negoziati con il Governo per arrivare ad un accordo sulla attribuzione di autonomia differenziata su molte materie allo stato di competenza nazionale e, in alcuni casi, materie concorrenti. La regione Lombardia e quelle Veneta hanno rafforzato la loro pretesa di ottenere più competenze e più risorse attraverso un referendum Popolare che si è svolto nelle due regioni e il cui esito non poteva non essere, ovviamente, un plebiscito che ha toccato percentuali elevatissime».


«In questo quadro di indifferenza e di silenzio, nel frattempo e in questi ultimi mesi, si è sviluppato un serrato negoziato tra le Regioni Lombardia e Veneto e il ministro per gli Affari Regionali Erika Stefani Curioso, ma anche inquietante particolare, sia la Lombardia che il Veneto sono a guida Leghista, come a conduzione leghista è il ministero delle Regioni. Come dire “che hanno parlato tra di loro”, e solo tra di loro, pattuendo questioni di capitale importanza che riguardano l’Italia intera e hanno effetti disastrosi, soprattutto, nei confronti del Mezzogiorno. Ritengono, ora, che “il Patto sottoscritto” tra le due regioni ed il Governo, i cui contenuti non sono a conoscenza della opinione pubblica, debba essere approvato dal Parlamento senza discuterlo e senza alcuna possibilità di emendarlo. Ovvero, Prendere o lasciare! Questo è il diktat rivolto al Parlamento ed il severo monito rivolto all’intero Paese!».


«Stanno provando – ha stigmatizzato Sculco – a far passare una vera e propria “Secessione”, camuffandola sotto le mentite spoglie del rafforzamento dell’autonomia regionale, come una semplice ed innocua operazione di riequilibrio di poteri e competenze fra lo Stato ed alcune Regioni. Come dire che “la secessione” che nei governi di centrodestra fu proposta da Umberto Bossi e non passò, ora con una Lega che è diventata partito nazionale, paradossalmente ed incredibilmente, potrebbe ottenere i vantaggi e la sempre auspicata “separazione”, addirittura con i voti e la colpevole complicità di parte dello stesso Sud. Una “Separazione” che il ricco Nord rivendica nei confronti del povero Sud, povero, perché così voluto dallo stesso Nord».


«È il ricatto della Lega – spiega Sculco – che imporrà ai pentastellati di subire così come hanno fatto finora su tante, troppe questioni di vitale importanza per i cittadini. Sull’altro versante, non si può nemmeno essere teneri e non può essere sottaciuto che abbiamo assistito ad un silenzio assordante e colpevole di tutti gli altri protagonisti della vita politica ed Istituzionale del nostro Paese. Abbiamo osservato stupiti un generale atteggiamento di imbarazzo, e direi di indifferenza, come se la cosa non riguardasse la generalità dei territori e l’intera Comunità nazionale e si sottovalutassero gli effetti disastrosi che si provocherebbero persino sulla unità del nostro Paese. Solo qualche settimana fa il dibattito ha, finalmente, interessato e coinvolto forze politiche, economiche e sociali ed ha suscitato forti preoccupazione e allarme da parte della stampa nazionale e decise ed autorevoli reazioni da parte di tanti Costituzionalisti e da parte di tantissimi uomini di studio e di cultura».


«Il Governo – ha reso noto Sculco – ha rinviato la firma dell’accordo che è stato raggiunto con le Regioni la cui approvazione era prevista nel Consiglio dei ministri del 15 febbraio scorso per poi essere trasmesso al Parlamento. A questo proposito solo il Presidente della Camera Roberto Fico ha voluto sottolineare che il Parlamento dovrà dire la propria e non potrà essere silente ed estraneo ad accordi che pregiudicano l’unità del Paese. Vogliamo credere che questo non sia il solito gioco delle parti, tanto per far trascorrere inutilmente tempo come ormai avviene solitamente su tante importanti problematiche, per, poi, far calare il silenzio sulla questione, magari provocare altre e nuove “distrazioni di massa” in modo tale da narcotizzare l’opinione pubblica e approvare di soppiatto l’indigesto provvedimento di sicuro vantaggio per una parte del nord dell’Italia. E’ una tecnica ormai ricorrente che vede i Pentastellati agitarsi prima di essere gabbati e puntualmente finire in Cassuola come i polli di Manzoniana memoria e i leghisti ottenere risultati e vantaggi sotto il titolo, la bandiera e il grido: “prima gli italiani……… del Lombardoveneto”».


«Per tutte queste ragioni – ha incalzato Sculco – non possiamo assentarci dal dibattito nazionale e non possiamo, nemmeno pensare che la cosa non ci riguarda e fare finta di nulla ! Sarebbe, questo atteggiamento, un lasciapassare ai disegni egoistici e separatistici della Lega e delle Regioni del LombardoVeneto. Non possiamo farlo! Non possiamo consentirlo! Per questo serve un mezzogiorno protagonista e non assente! Serve un Sud che ritrova e rilancia le ragioni dello stare insieme ed insieme affronta il tema munendosi di “una Proposta e di un Progetto” che stia dentro una visione comune e che difende e rilancia le prospettive dell’Italia intera, una e indivisibile… appunto come recita l’articolo 5 della Costituzione».


«Finora – ha quindi aggiunto molte regioni del centro e del Sud si sono mosse separatamente e quasi tutte hanno manifestato la propria contrarietà al progetto ed ai propositi dei lombardoveneti. Dobbiamo essere consapevoli che divisi e separati saremo sconfitti e questa volta il colpo sarebbe letale. Per questo, sarebbe quanto mai opportuno e quanto mai necessario ed urgente che tutti i Governatori delle regioni Meridionali si incontrassero e definissero una linea comune ed iniziative condivise. Credo e penso che, a questo punto, bisogna agire insieme, con ordine, con le idee chiare e con proposte alternative e convincenti. Come tutti voi sapete in politica non basta avere ragione ma serve anche la forza per farla valere».


«Per questo – ha esortato Sculco – bisogna uscire all’aperto, uscire fuori dai luoghi chiusi e avviare un dialogo ed un confronto che possa unire tutte quelle energie inquiete e non inquinate che sono la stragrande maggioranza delle popolazioni del Mezzogiorno ed impegnarle in questa battaglia per il Sud e per l’Italia intera. Per quanto mi riguarda e per quanto ci riguarda come movimenti territoriali, civici e politici non ci limiteremo a questo incontro, qui a Crotone, ma nei prossimi giorni organizzeremo altre ed appropriate iniziative a Catanzaro, come a Lamezia, e in tante altre città in tutta la regione e mi piacerebbe che questo avvenisse in raccordo e in concertazione tra tutti noi. Mai come in questo momento e su una tematica di capitale importanza siamo chiamati ad agire con il massimo di impegno e di unità. Sono convinta – ha concluso Sculco – che così facendo possiamo esprimere quella forza necessaria per far valere le nostre ragioni nell’interesse della Calabria intera e di tutti i calabresi».

 

 

 

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