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Giovedì, 18 Agosto 2022

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mantia giuseppeÈ accusato di aver fatto parte della "batteria" di rapinatori che, nell'aprile del 2014, si introdussero in un noto hotel di Padova e, spacciandosi per appartenenti alle forze dell'ordine, armati di pistola, si sono fatti consegnare 15mila euro in contanti da alcuni cittadini di nazionalità cinese, adescati con un falso annuncio pubblicato su un giornale e riguardante la vantaggiosa compravendita di materiale di abbigliamento e casalinghi. Per questo motivo, nella nottata di giovedì scorso, personale della Squadra Mobile di Crotone ha tratto in arresto Giuseppe Mantia (foto), di 42 anni, residente a Mesoraca. Il provvedimento è stato eseguito nell'ambito di una più ampia attività di indagine condotta dalla Squadra Mobile di Padova, in esecuzione a un'ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal Tribunale di Padova. Mantia, dunque, si sarebbe reso responsabile del reato di rapina aggravata in concorso con: Fortunato Gagliardi, nato a Lamezia Terme il 2 gennaio 1965 e residente ad Alessandria;  Cosimo Tallarico, nato a Castrovillari (CS) l'11 febbraio 1984 e residente a San Lorenzo del Vallo (CS); e Alessandro Vignati, nato a Busto Arsizio (VA) il 21 giugno 1978 e residente a Gorla Minore (VA). Secondo quanto appurato nel corso delle indagini, nell'aprile del 2014, Mantia (assieme ai suoi complici), si sarebbe introdotto in questo noto hotel padovano (l'Ac hotel Mariott di via Prima Strada) per compiere la rapina. In particolare si sarebbe spacciato per appartenente alle forze dell'ordine. Armato di pistola, si sarebbe così fatto consegnare, sotto minaccia, la somma in contanti di 15mila euro, da parte di alcuni cittadini di nazionalità cinese che erano presenti nell'hotel per motivi di lavoro. Le indagini scattarono, serrate, subito dopo la rapina e si sono concluse da poco. Gli investigatori hanno fatto ricorso ad attività tecniche, perquisizioni, acquisizioni dei filmati registrati dagli impianti di video-sorveglianza dell'hotel. Tutte attività meticolose che, alla fine, hanno permettesso di ricostruire le fasi dell'azione criminosa e, quindi, giungere all'individuazione degli autori della rapina. Le indagini sono partite dall'analisi delle celle telefoniche e hanno trovato riscontro in una abitazione di Treviso, usata dalla banda come base, dove è stato trovato un biglietto con scritto il numero di telefono degli altri componenti della banda. I malcapitati cinesi erano stati adescati attraverso un annuncio economico inserito su un giornale italiano, ma fatto pubblicare in caratteri mandarini. L'annuncio parlava della vendita in stock di materiale d'abbigliamento e casalinghi. Reclamizzava l'esigenza di un fittizio venditore cinese (residente nella provincia di Padova) che, avendo cessato la propria attività, avrebbe avuto merce da alienare. Contattato dunque il finto inserzionista, questi ha poi fissato l'appuntamento con i propri connazionali all'interno di un hotel di Padova. qui sarebbe dovuto avvenire lo scambio della merce e dei soldi. Una volta giunti sul posto, però, mentre erano ancora in corso le trattative concernenti la compravendita della merce, hanno fatto nel frattempo irruzione all'interno della stanza i malviventi che, dichiarandosi poliziotti, con arma in pugno e facendo finta di comunicare con una radiolina, si sono impossessati di un trolley e di un borsone all'interno dei quali, oltre agli effetti personali, era custodito il denaro contante. I rapinatori prima di allontanarsi, hanno anche ammanettato con delle fascette in plastica da elettricista tre dei quattro cinesi presenti in stanza, portando via come ostaggio il cittadino cinese autore dell'inserzione dimostratosi poi, all'esito dell'indagine, complice degli stessi. Secondo quanto appurato dagli investigatori, il gruppo stava già pianificando un nuovo colpo a Lecco nell'abitazione di
imprenditore che, a loro dire, avrebbe fruttato 6 milioni di euro.

 

 

 

 

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Un 36enne è stato tratto in arresto dalla Polizia perché sorpreso a sottrarre materiale ferroso in un capannone. «Nell'ambito di mirati servizi di controllo del territorio - riferisce una nota della Questura - nonché di prevenzione e repressione dei reati in genere, disposti dal questore di Crotone Luigi Botte, nella serata di ieri (16 marzo, ndr) gli agenti della Squadra Volante, diretti dal commissario capo Francesco Meduri, hanno tratto in arresto F. S., crotonese, classe 1979, poiché resosi responsabile del reato di "furto aggravato". A seguito di una chiamata telefonica giunta sull'utenza del 113 - informa il comunicato - gli agenti hanno prontamente organizzato un servizio di perlustrazione effettuato nella zona industriale di Crotone, dove era stata segnalata la presenza di persone che stavano asportando materiale da un capannone. Appena individuato il sito industriale oggetto del furto - prosegue il comunicato - gli operatori sono riusciti a bloccare nella flagranza di reato il soggetto indicato intento a riporre un ingente quantitativo di materiale ferroso in un furgone. Il materiale ferroso oggetto di furto - specifica la nota - previa identificazione da parte del proprietario, è stato successivamente restituito allo stesso, mentre l'arrestato, su disposizione del pubblico ministero di turno, sarà giudicato con rito per direttissima nella giornata di domani 18 marzo 2015».

 

 

 

 

 

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immigrati7Motivo della sommossa sarebbe stato il mancato percepimento del "pocket money", delle schede telefoniche e l'insufficienza dei vestiti loro forniti, nonché la richiesta di conoscere la data di esatta convocazione da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato.

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Sorpresi a rubare del materiale ferroso dal capannone di un'impresa edile. Due persone E.A.M., di 34 anni, e S.P. (36) sono state arrestate in flagranza per furto dagli agenti delle Volanti a Crotone. I due sono stati bloccati mentre tentavano di raggiungere la loro auto per allontanarsi con il materiale. Una terza persona, individuata dai poliziotti, allertati dal titolare della ditta, a poca distanza dal capannone, è stata denunciata in stato di libertà per lo stesso reato.

 

 

 

 

 

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rame furtoLi hanno "pizzicati" con tronchese alla mano mentre, in un capannone industriale, tentavano di trafugare del rame. Con l'accusa di futo aggravato sono così finiti in manette un 59enne e un giovane di 24 anni. Si tratta di Vincenzo Marullo, nato a Crotone il 19 aprile 1956, e di Giuseppe Maiorano, anche lui nato a Crotone, il 24 settembre 1991. A incastrarli è stata la segnalazione di un probabile furto in corso presso un capannone della zona industriale, giunta in Questura nel primo pomeriggio di ieri  (lunedì 2 marzo). Sul posto sono così giunti gli agenti della Squadra volanti della Questura di Crotone, diretti dal commissario capo Francesco Meduri, unitamente ai militari della compagnia Guardia di Finanza di Crotone (intervenuti liberi dal servizio). Una volta avuto accesso alla struttura, gli uomini delle forze dell'ordine hanno subito sorpreso Vincenzo Marullo intento a tagliare dei cavi in rame con l'ausilio di una tronchese. L'uomo aveva già ottenuto due matasse di circa 40 kg ciascuna. Il suo complice, invece, Giuseppe Maiorano si preoccupava invece di riporre il materiale in alcuni sacchi, al fine di asportarlo da quel sito. Alla vista delle Forze dell'ordine, però, i due hanno così tentato in vano la fuga. Sono stati prontamente bloccati dagli stessi agenti, infatti, che li hanno tratti immediatamente in arresto per tentato furto aggravato. Inoltre, nell'auto utilizzata dai due, veniva rinvenuto un tombino in ghisa appartenente alla struttura che gli stessi avevano appena asportato. Il materiale oggetto di furto è stato subito riconsegnato al proprietario del capannone, appositamente convocato presso gli Uffici della Questura di Crotone. Dell'avvenuto arresto è stata quindi data la necessaria notizia al pm di turno presso la Procura della Repubblica, nella persona del dottor Riello, il quale ha disposto la traduzione degli arrestati presso le rispettive abitazioni, nell'attesa del giudizio direttissimo da celebrarsi l'indomani mattina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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elio comitaPersonale della Squadra mobile ha tratto in arresto ieri mattina Elio Comità di 62 anni poiché trovato in possesso di una pistola clandestina. L'intervento si è reso necessario nel corso di servizi mirati (disposti direttamente dal questore di Luigi Botte) per rintracciare armi utilizzate dalla criminalità locale. I controlli sono stati svolti dalla Mobile in aree rurali e cittadine, ricadenti nel comune di Crotone. In particolare, nel corso dell'intensa attività di perlustrazione, iniziata alle prime ore dell'alba e proseguita incessantemente per diverso tempo, l'attenzione degli agenti si è concentrata su Comità, già noto agli investigatori, il quale, con fare circospetto stava aggirandosi per le vie del centro a bordo della propria autovettura. Gli agenti hanno quindi deciso di fermare il sospetto che è stato bloccato e fatto accostare in un'area individuata come sicura ai fini del controllo. L'atteggiamento particolarmente irrequieto e ingiustificatamente nervoso assunto nella circostanza da Comità, non è passato inosservato agli occhi attenti degli agenti che hanno così deciso di approfondire l'attività di controllo, sottoponendo l'uomo a perquisizione personale. Nel corso della stessa, gli agenti hanno rinvenuto, anche se abilmente occultata all'interno di una delle tasche del giubbotto, una pistola semiautomatica marca Beretta modello 950B cal. 22 short avente matricola abrasa, completa del proprio caricatore rifornito con numero 5 cartucce e con un colpo in canna. L'arma è stata subito posta sotto sequestro. Elio Comità, dopo le formalità di rito, è stata tradotto presso la più vicina Casa circondariale a disposizione della Autorità giudiziaria.

 

 

 

 

 

 

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