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Lunedì, 17 Giugno 2024

PRIMO PIANO NEWS

BOLOGNA - «La Procura non conferma la pubblicazione incontrollata di notizie su questa vicenda». Il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, portavoce della Procura, risponde così ad una domanda su quanto scritto da alcuni quotidiani locali emiliani, che riferiscono di 8 indagati in un nuovo filone dell'inchiesta di 'Ndrangheta 'Aemilia'. Si tratta del filone che ha portato nei giorni scorsi all'audizione negli uffici della Dda, come persona informata sui fatti, del prefetto di Modena Michele di Bari. Al centro di quest'indagine ci sarebbe il meccanismo della white list: le certificazioni antimafia alle imprese ammesse per operare nella ricostruzione dopo il terremoto del 2012. Tra queste c'è anche la Bianchini Costruzioni, prima esclusa e poi reinserita nell'elenco della Prefettura. Secondo la stampa locale, tra i sospettati ci sarebbero imprenditori, ma anche funzionari della stessa Prefettura.

 

 

 

 

 

 

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Il sostituto procuratore di Crotone Ivan Barlafante è stato distaccato per sei mesi alla Dda di Catanzaro dove si occuperà delle indagini sulle cosche della 'ndrangheta di Vibo Valentia insieme al collega Camillo Falvo. Lo ha reso noto il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa contro la cosca dei Piscopisani. Con l'arrivo di Barlafante salgono a sei i magistrati in forza alla Dda a fronte dei 12 necessari, secondo quanto ha riferito Bombardieri, per far fronte alle quattro province (Catanzaro, Vibo, Cosenza e Crotone) su cui ha competenza la distrettuale del capoluogo calabrese.

 

 

 

 

 

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tamborrinoE' stato notificato oggi pomeriggio l'avviso di conclusione delle indagini preliminari (condotte dal pm Luisiana di Vittorio) nei confronti dell'indagato Michele Cavallo di 32 anni. La Procura della Repubblica di Crotone aveva aperto le indagini a suo carico dopo la morte dell'avvocato Mariella Tamborrino (foto), avvenuta in circostanze assai misteriose il 31 agosto 2012. All'epoca dei fatti, il 30enne intratteneva una relazione sentimentale con la donna. I reati contestati ora dalla Procura della Repubblica nei confronti di Cavallo, per il quale era stato emesso un avviso di garanzia, sono violenza privata, sequestro di persona, istigazione al suicidio e lesioni personali. La 35enne avvocatessa, quella maledetta sera d'agosto di circa tre anni fa, cadde da un balcone al quinto piano di un edificio ubicato nel centro cittadino. La pubblica accusa ipotizza ora che, alla base di questo brutto episodio, ci siano stati una serie di atteggiamenti di Cavallo prevaricatori e violenti perpretrati nei confronti della donna. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, infatti, l'uomo avrebbe seguito l'avvocatessa in varie occasioni per strada e, quel tragico giorno, l'avrebbe fatta salire in macchina, facendo poi pressioni su di lei in quanto, lui, non avrebbe proprio accettato la fine della loro relazione. Cavallo avrebbe quindi costretto l'avvocatessa a seguirlo a casa e poi le avrebbe impedito di andare via, anche con atti di violenza, secondo gli inquirenti, arrivando addirittura tagliarle il cinturone delle scarpe per farla desistere dall'abbandonare l'appartamento. A quel punto, secondo le ricostruzioni, la Tamborrino avrebbe perso la sua capacità decisionale e per questo si ipotizza che avrebbe scavalcato il balcone, cadendo o lanciandosi poi nel vuoto.

 

 

 

 

 

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arrestati strongoliVIDEO - C'è un quarto uomo sfuggito alle ricerche operate ieri dalle Forze dell'ordine a seguito della rapina effettuata nella mattinata in una gioielleria di Strongoli Marina per mano di una banda armata di taglierini. L'uomo sarebbe di nazionalità straniera e, secondo quanto asserito dal comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone Francesco Iacono, avrebbe ormai le ore contate. Questo quarto componente del commando avrebbe forse fatto da "palo" alla rapina. I dettagli dell'operazione che ha portato al fermo quasi immediato dei tre individuati come autori della rapina sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso gli uffici della Procura della Repubblica di Crotone [VIDEO]. Assieme al sostituto procuratore Luisiana Di Vittorio (al momento facente funzioni di capo della Procura) hanno preso parte il vicequestore Roberto Pellicone, il comandante provinciale dei Carabinieri Francesco Iacono, il nuovo capo della Squadra mobile della Questura Giovanni Cuciti e il comandante della Compagnia di Cirò Marina Fabio Falco. Insieme, hanno sottolineato come grazie all'azione congiunta degli investigatori della Squadra mobile di Crotone e dei Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina, si è proceduto al fermo di tre persone due uomini e una donna. Si tratta di Leonardo Masucci, 40 anni (fratello di Michele, freddato nel 2007 davanti alla centrale a Biomasse di Strongoli); di Massimo Ausilio, classe 31 anni; e Maria Popa, anche lei di 31 anni. I tre, come anticipato ieri dalla ProvinciaKR [LEGGI ARTICOLO], hanno fatto irruzione nella gioielleria di via Macaone 92 a Strongoli Marina, facendo fare da esca alla donna di nazionalità rumena Popa.

 

La dinamica della rapina.

Intorno alle 9.30 di ieri mattina, una donna, ben vestiva (individuata in Maria Popa), ha suonato al campanello di sicurezza della gioielleria per farsi aprire la porta di accesso. La proprietaria dell’esercizio commerciale, dopo avere fatto entrare la sconosciuta, è stata travolta da due uomini a volto coperto (individuati in Leonardo Masucci e Massimo Ausilio) che, complici della prima , una volta entrati hanno immobilizzato la vittima, legandole con del nastro adesivo mani e piedi, maltrattandola e minacciandola con un taglierino. I tre malviventi hanno poi asportato dalla cassaforte e dai cassetti del bancone quanti più gioielli potevano, occultando la refurtiva all’interno di una sacca. Hanno anche stradicato via l’hard disck dell’impianto di videosorveglianza. Ma qualcosa è andato storo. Perché la fuga dei malfattori è stata ostacolata dall’intervento del fratello della vittima (nel frattempo rientrato nei pressi dell'esercizio) che, dall’esterno, ha provveduto a chiudere la porta della gioielleria nel tentativo di bloccare rapinatori. I malviventi, però, sono riusciti a reperire l’altra copia delle chiavi della porta e hanno così aperto la serratura dall’interno, dandosi a piedi alla fuga. Qualche metro dopo, però, sul lungomare della Marina di Strongoli, hanno scelto di abbandonare la refurtiva e il sistema di video sorveglianza.

 

Le operazioni di ricerca.

Grazie alle segnalazioni del titolare delle giorielleria, ma anche di alcuni testimoni della rapina, è scattato dopo pochi minuti l’allarme per le sale operative delle Forze di Polizia. Nel giro di pochi istanti, infatti, queste hanno fatto convergere sul luogo numerose pattuglie dei Carabinieri e della Questura che, con un piano coordinato, hanno subito proceduto alla ricerca dei fuggitivi, impiegando due elicotteri (uno della Polizia di Stato, l’altro dei Carabinieri) dello Squadrone eliportato carabinieri cacciatori e di numerosi equipaggi che rastrellavano non solo le zone limitrofe, ma anche le campagne circostanti. Sono così avvistati due soggetti che si davano alla fuga dalla gioielleria verso l’entroterra. L’immediato inseguimento dei due da parte delle pattuglie ha portato a bloccare (dopo nemmeno mezz'ora dalla conclusione della rapina) Leonardo Masucci. L'uomo era riuscito a dileguarsi nelle impervie campagne circostanti, occultandosi in un anfratto fra i campi. Qualcosa in più è occorso, sempre durante le ricerche, per rintracciare la donna romena che, invece, si èra nascosta in luogo non distante dalla gioielleria, anche lei celata fra dei rovi a lato di una strada. A quanto pare, la 31enne romena non è riuscita a tenere il passo dei due complici all'uscita della gioelleria è ha così ha deciso di nascondersi a qualche metro di distanza dalla stessa, mentre le ricerche erano intanto scattate altrove. La donna presentava alcune escoriazioni al momento del fermo. All'appello è poi rientrato anche il terzo presunto componente della banda Massimo Ausilio. Alcuni testimoni lo avebbero visto allontanarsi rapidamente dalla scena del crimine a bordo di una fiat 600 di colore nero. Sono immediatamente scattate le ricerche del mezzo che veniva rintracciato, presso l'abitazione di Ausilio a Cirò Marina. Sulla scorta di queste risultanze, i tre sono dunque stati sottoposti a fermo perché indiziati di delitto e quindi messi a disposizione del pm di turno Gaetano Bono che coordina le attività investigative.

 

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