Domenica, 17 Gennaio 2021

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ingegneri Alluvione«Il 14 ottobre del 1996 alle 8 del mattino a Crotone splendeva il sole. Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo poco dopo. Eppure la storia della nostra città è caratterizzata da centinaia di episodi alluvionali, perché per caratteristiche geologiche e meteorologiche il nostro territorio è soggetto a quelli che vengono definiti cicloni mediterranei». Queste le parole dell’ingegnere Antonio Bevilacqua per spiegare, nel convegno organizzato dall’Ordine provinciale degli ingegneri ( si è svolto ieri mattina), che episodi come quello accaduto nel 1996 sono già successi nel passato e si ripeteranno. Il problema non è quanta acqua, in poco tempo, si abbatte sul territorio, ma quando l’uomo è in grado di proteggere la sua vita e quella degli altri. I lavori di ieri mattina erano iniziati con i saluti istituzionali del preside dell’Istituto Lucifero, scuola che ha ospitato il convegno e che ha partecipato alla realizzazione della giornata. Il prefetto Vincenzo De Vivo si è soffermato sull’importanza dell’informazione tra la cittadinanza e della solidarietà dei cittadini che, in momenti luttuosi come quello del 14 ottobre del ’96, si stringono in un unico abbraccio e cercano di andare avanti insieme. Vincenzo Mano, presidente dell’ordine, ha spiegato che il ruolo dei tecnici è fondamentale quando si parla di prevenzione e di urbanistica, ha anche precisato che: «Abbiamo voluto organizzare una giornata di ricordo e allo stesso tempo di riflessione, perché tanto ancora bisogna fare per poter definire la nostra città in sicurezza dal rischio idro geologico». A spiegare ai presenti quali sono le caratteristiche strutturali del suolo crotonese e perché viviamo su un territorio ad alto rischio idrogeologico è stato Severino Schipani, geologo. In pratica Crotone è un territorio caratterizzato da un susseguirsi di colline argillose e piccole depressioni che scendono fino ad un metro sotto il livello del mare. I fiumi, che nel restante periodo dell’anno sono piccoli corsi d’acqua, nel periodo estivo-autunnale si ingrossano in maniera esponenziale e la scarsa manutenzione che vi viene effettuata non permette che siano preparati alle cosiddette bombe d’acqua. Inoltre sarebbe opportuno effettuare un imboschimento delle colline argillose per creare situazioni naturali che siano in grado di trattenere l’acqua. Degno di nota l’intervento del professore Francesco Colomino, docente di idraulica all’Università della Calabria. Colomino, che è stato tra i progettisti che hanno redatto una serie di interventi post 1996, ha illustrato ai presenti parte dei lavori previsti vent’anni e realizzati. Come due vasche di laminazione per la raccolta ed il rilascio lento delle acque reflue, una in località Sant’Anna e l’altra in località Papaniciare. Vasche che non sono sufficienti perché sarebbe opportuno realizzarne una a monte del quartiere di Tufolo ed un’altra che raccolga l’acqua che va a finire nel centro della città. Dighe, strutture per il filtraggio ed il rallentamento dei corsi d’acqua sono state già costruite lungo il corso degli affluenti dell’Esaro, ma Crotone continua ad allagarsi perché i lavori di prevenzione sono stati interrotti e mai ripresi già da qualche anno.

 

 

 

 

 

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alluvione 1996 2Sono trascorsi 20 anni dalla violenta alluvione del 14 ottobre del 1996 che travolse la citta' di Crotone, provocando la morte di sei persone. Era un lunedi' mattina quando si aprirono le cateratte del cielo: 120 millimetri di pioggia si abbatterono in appena tre ore sulla citta' che oltre ad essere inondata dalla pioggia venne sommersa da un'ondata di fango e detriti sputati dal fiume Esaro e dai vari affluenti che scorrono nelle vicinanze, incapaci di accogliere l'enorme quantita' d'acqua caduta dal cielo. La furia degli elementi provoco' il crollo di due campate del cavalcavia sud della citta' cadute nell'Esaro, mentre intieri quartieri, Fondo Gesu', San Francesco, Marinella, ma anche le contrade prossime all'asse fluviale, vennero invasi dai cavalloni di melma che monto' sino a quasi sfiorare le pensiline dei primi piani delle case. Per le strade anche grovigli di auto sollevate come fuscelli, accartocciate le une sulle altre.

 

alluvione 1996Molti riuscirono a mettersi in salvo, ma sei persone non ce la fecero: Luca Buscema, di 23 anni, Bruno Commisso, di 34, Paolo Pupa, di 28, Angela Trovato, di 72. Di Michela Cicchetto, di 22 anni, e di Luca Tavano, di 23, le altre due vittime dell'apocalisse d'acqua, non sono mai stati trovati i corpi. In questi venti anni molte cose sono state fatte per mettere in sicurezza il territorio e scongiurare nuove vittime in caso di alluvione, ma resta ancora tanto da fare. Grazie al piano di messa in sicurezza varato all'indomani dell'alluvione da un pool di tecnici coordinati dall'ingegnere Francesco Calomino, sono stati rifatti gli argini del fiume Esaro e del torrente Passovecchio, la realizzazione della vasca di laminazione di 'Acqua della quercia', il rifacimento del ponte della Stazione, lo spostamento del collettore fognario ed interventi vari di canalizzazione di torrenti minori. E tuttavia mancano all'appello alcuni interventi cruciali, dai quali dipende la sicurezza dei residenti del quartiere Gesu'. I lavori, infatti, si sono fermati all'asta finale dell'Esaro, che corre alle spalle delle abitazioni del quartiere, molte delle quali avrebbero dovuto essere abbattute negli anni immediatamente successivi all'alluvione ed invece sono ancora lì, proprio dove quella maledetta mattina di venti anni fa il fiume in piena fece irruzione nel quartiere seminando morte e distruzione.

 

 

 

 

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alluvione cerimoniaHa scelto una scuola, l’amministrazione comunale per ricordare, a vent’anni dall’evento, “i sei fiori dell’alluvione”, le vittime della tragedia che il 14 ottobre 1996 sconvolse la città di Crotone. Michela, Paolo, Luca, Bruno, Angelina, Luca accomunati da un tragico destino ed oggi nell’abbraccio della comunità cittadina che si è trovata presso l’Istituto “Rosmini”. «Si è scelto di ricordarli - spiega una nota - in una “palestra dove si prepara alla vita” con le voci gioiose dei bambini indirizzate a chi fu vittima di una tragedia che a Crotone nessuno ha dimenticato». Alla sentita cerimonia hanno partecipato la vicesindaco Antonella Cosentino, il prefetto Vincenzo De Vivo, la dirigente scolastica Ida Sisca, il dirigente del settore Lavori pubblici del Comune Gianfranco De Martino e Pietro Pupa, fratello di Paolo una delle vittime dell’alluvione. Anche il sindaco Ugo Pugliese non ha voluto mancare all’iniziativa pur impegnato in queste ore a Bari per l’assemblea nazionale Anci. «Il sindaco - precisa la nota -, tra l’altro, è atteso oggi pomeriggio a Cosenza, per l’iniziativa sull’alluvione che si tiene presso l’Università della Calabria, ma ha voluto essere presente nella sua città in occasione del ventennale della tragedia anche perché quelle ore terribili le ha vissute in prima persona anche prestando soccorsi a chi aveva bisogno ed in particolare ad una mamma con la sua bambina che stava rischiando di annegare». Furono tanti coloro che pur non facendo parte della protezione civile o di altre associazioni diventarono sul campo “angeli del fango” restando eroi senza nome ma dimostrando una solidarietà che fece in modo che la città potesse subito rialzare la testa. Li ha ricordati nel suo intervento la vicesindaco Cosentino la quale, oltre a sottolineare l’importanza della prevenzione, ha ricordato che dopo l’alluvione «interventi importanti sono stati già eseguiti migliorando nettamente le condizioni di sicurezza della città. Tuttavia non ci si può fermare nell’azione di salvaguardia del territorio ma bisogna andare avanti nell’interesse della collettività. Occorre che tutti facciano la propria parte. E’ fondamentale che su questo tema la Regione Calabria abbia un ruolo più incisivo». Il prefetto Vincenzo De Vivo ha evidenziato il tema della prevenzione come elemento cardine per la sicurezza «un tempo si interveniva solo per il soccorso, oggi assume una importanza fondamentale prevenire i rischi ai quali i territori sono esposti». Il prefetto De Vivo ha anche sottolineato l’importanza della conoscenza dei piani di prevenzione e l’opportunità di condividerli con la cittadinanza ed in particolare dialogare sul tema con il mondo della scuola. Sempre il prefetto ha anche sottolineato l’importanza del ruolo che svolgono la Protezione civile e le Forze di polizia in caso di calamità naturali ma anche in materia di prevenzione dei rischi. La preside Ida Sisca ha ricordato in particolare due delle vittime che erano di Cropani, suo paese natale, che in quell’epoca, con la provincia di Crotone appena nata, fu istituito il Provveditorato agli Studi e che le scuole all’epoca della tragedia diventeranno opportunamente luoghi di accoglienza e centri operativi per la protezione civile. E’ difficile scindere il ricordo dell’epoca anche rispetto al ruolo che si ricopre all’interno del contesto territoriale. Il 14 ottobre 1996 rappresenta una data alla quale ciascuno lega ricordi personali. Un filo unico che ha legato gli interventi di tutti i relatori. È capitato anche all’ingegner De Martino che nel racconto della fase operativa immediatamente successiva all’evento e anche nella presentazione dell’attuazione del “Piano Versace”, il piano di interventi infrastrutturali per la messa in sicurezza della città che fu elaborato dall’Università della Calabria, non ha nascosto momenti di commozione soprattutto alla vista di persone che all’epoca collaborarono con lui per i primi soccorsi apparse in un filmato che è stato proiettato all’inizio della commemorazione. «Oggi la città è certamente più sicura. Il piano è stato attuato per oltre il 60% con la realizzazione di opere fondamentali in grado di poter fronteggiare eventi eccezionali come quelli verificatisi nel 1996. Sono stati realizzati ponti, vasche di laminazione, opere di contenimento. Altre sono in fase di appalto» ha detto l’ingegner De Martino. Molto toccante l’intervento di Pietro Pupa che ha ringraziato l’amministrazione comunale per il ricordo di suo fratello Paolo e delle altre vittime dell’alluvione sollecitando tutte le istituzioni a tenere alta la guardia in tema di prevenzione e sicurezza del territorio. Una bella partecipazione da parte degli alunni presenti, coordinati dai docenti Angela Iorfida, Raffaella Anania, Vincenza De Santis, Mirella Iritale, Mirella Iacono e Giuseppe Elia, che hanno seguito con grande attenzione gli interventi dei relatori. Ha moderato l’incontro Francesco Vignis.

 

 

 

 

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alluvione 1996 2Il 14 ottobre 2016 alle ore 11.30 presso l'Istituto Comprensivo Rosmini l'amministrazione Comunale e la comunità cittadina ricorderanno "i sei fiori dell'alluvione" in occasione dei vent'anni dalla tragedia che nel 1996 sconvolse la città di Crotone. Interverrano: Vincenzo De Vivo - prefetto di Crotone, Antonella Cosentino - vice sindaco di Crotone, Ida Sisca - dirigente scolastico I.C. Rosmini, Gianfranco De Martino - dirigente Settore Lavori Pubblici Comune di Crotone, Pietro Pupa - fratello di Paolo vittima dell'alluvione del 1996. Alle ore 19.00 si terrà una messa solenne presso la Chiesa del Carmine in ricordo di Paolo Pupa. Sempre per venerdì 14 ottobre prossimo l’Ordine degli ingegneri di Crotone ha voluto organizzare una giornata interamente dedicata a questo argomento (“20 anni dopo l’alluvione di Crotone, la città è stata messa in sicurezza?”) che si svolgerà a partire dalle ore 10 presso l’istituto “Lucifero”. «Dopo tanti anni – commenta una nota dell’ordine – interventi di prevenzione sono stati fatti, gran parte dei quartieri devastati è stata ricostruita, ma c’è ancora molto da fare per mettere definitivamente in sicurezza la città. Di questo e di molto altro si parlerà nel convegno di venerdì mattina». Tra i relatori, il presidente dell’ordine degli ingegneri Vincenzo Mano, il geologo Saverio Schipani e il professore Francesco Colomino.

 

 

 

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esaro fiumeItalia Nostra e Gruppo Archeologico lanciano un appello all’Amministrazione comunale per creare il Parco naturale del fiume Esaro nel 20° anniversario dell’alluvione (14 ottobre 1996-2016). «Quest’anno – è scritto in una nota – ricorre il ventesimo anniversario della terribile esondazione del fiume Esaro, che ha causato sei vittime innocenti e pesanti danni al territorio. Una data che la città di Crotone non deve dimenticare sia per onorare le vittime ricordando il loro sacrificio che per evitare che eventi così drammatici possano ripetersi in futuro. Italia Nostra e Gruppo Archeologico Krotoniate – esorta il comunicato – rinnovano la proposta di istituire il Parco naturale fluviale dell’Esaro, dopo aver messo in sicurezza/bonificato il fiume e dragato il suo corso fino alla foce, attualmente insabbiata. Tale idea-progetto – ricorda ancora la nota – era stata lanciata il 2 dicembre 2000, durante il convegno “Il fiume Esaro: ieri, oggi e domani”, organizzata dalla sezione, con la partecipazione di numerosi esperti, per discutere sulle funzioni del fiume e per proporre delle soluzioni per il suo recupero ambientale, così da restituire all’Esaro la dignità di antico corso d’acqua (attualmente perduta). In epoca magno-greca – spiega il comunicato – il fiume era in parte navigabile: Teocrito, nel quarto Idillio, descrive la scena dei due pastori che pascolano le greggi e gli armenti lungo le sponde erbose. In epoca ellenistica la foce dell’Esaro fungeva da porto fluviale, arretrata rispetto a quella attuale. Lungo le sponde sorgevano i quartieri degli artigiani e la presumibile “agorà”, per cui il fiume aveva la duplice funzione di mezzo di comunicazione e di scambi commerciali, oltre a rivestire un ruolo sacrale, dato che i Greci veneravano le divinità delle acque. Ritornando alla proposta progettuale di Parco Fluviale, per contribuire a purificare le acque dell’Esaro da eventuali residui inquinanti, si potrebbero piantumare delle essenze tipiche dell’habitat, così da contemperare l’esigenza del risanamento ambientale a quella della tutela del paesaggio e della tradizione storica, non solo magno-greca, ma anche più recente, come tramandata dalle testimonianze di alcuni viaggiatori del Grand Tour, come George Gissing (1897) e Norman Douglas (1911), i quali descrivevano con stupore i giardini profumati situati lungo le sponde dell’Esaro. A parere delle associazioni – suggerisce il comunicato –, il Parco fluviale potrebbe essere collegato con il Parco archeologico naturalistico-paesaggistico, ipotesi proposta recentemente da Italia Nostra e Gruppo Archeologico Krotoniate, che comprende Parco “Zanotti Bianco”, l’area attuale dello Stadio e Parco Pignera, sino a Parco Carrara (all’interno del quartiere centrale della città antica) fino alle mura greche per poi arrivare alla villa comunale ed all’ex orto Candela in Discesa Castello. Naturalmente – precisa il comunicato –, attività indispensabili e preliminari alla realizzazione del parco fluviale dovrebbero essere la bonifica del bacino idrico, l’attivazione di un nuovo depuratore, il dragaggio della foce, attualmente ricoperta di detriti sabbiosi che impediscono il regolare deflusso delle acque meteoriche, oltre ad un’adeguata forestazione delle sponde. Messa in sicurezza idro-geologica, tutela dell’ambiente e del paesaggio fluviale potrebbero essere così contemperate nel parco fluviale naturale del fiume Esaro, che, se realizzato, doterebbe il quartiere di Fondo Gesù di un’ area verde risanata, bonificata e finalmente restituita alla fruizione dei cittadini ed alla memoria delle vittime innocenti dell’alluvione, alle quali è stata dedicata la “piazza 14 ottobre 1996” come proposto nel 2014 da Italia Nostra e Gak insieme alla Parrocchia SS.Salvatore del Gesù. Con l’auspicio – chiude la nota – che la nuova Amministrazione comunale prenda in considerazione tali proposte, avviando le relative procedure e costituendo un “Comitato tecnico e di esperti” che si impegni per realizzare questa idea-progetto». Aderiscono alla proposta di Parco naturale fluviale del fiume Esaro le associazioni Arci, Enpa, Legambiente e Mddc di Crotone.

 

 

 

 

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I consiglieri comunali del Comune di Crotone Manuela Cimino, Enrico Pedace e Antonio Fabio Trocino hanno scritto una lettera indirizzata al prefetto, al presidente della Regione Calabria e al sindaco per ravvisare il «mancato risarcimento alle aziende che nel 2010 subirono ingenti danni a causa di un’alluvione. «Accolte le istanze - proseguono i tre consiglieri - dei rappresentati delle numerose ditte che nelle giornate dall'1 al 4 novembre 2010, in seguito ad abbondanti piogge durate ore, subirono ingenti danni alle loro attività, rilevati da apposita perizia tecnica estimativa, chiediamo a tutti i soggetti chiamati a rispondere per i danni e di chiarire il motivo per il quale a oggi, trascorsi cinque anni dall'accaduto, non si è ancora provveduto al risarcimento degli stessi nonostante il Comune di Crotone abbia assunto l'impegno di procedere al riconoscimento del debito nei riguardi dei danneggiati e quindi si sia vincolato al pagamento degli importi quantificati. È nostro dovere rammentare che, all'epoca dei fatti, così come tuttora accade, saltarono i tombini a causa dell'insufficiente portata degli stessi e si crearono accumuli di acqua e detriti dovuti alla cattiva manutenzione dei canali di scolo e delle griglie di raccolta. Chiediamo inoltre - concludono - che si proceda il prima possibile con i dovuti risarcimenti a tutte queste aziende che quotidianamente tentano di sopravvivere pur avendo subito gravi danneggiamenti e nonostante la crisi economica che già da troppo tempo ha investito il nostro territorio».

 

 

 

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