Domenica, 17 Gennaio 2021

PRIMO PIANO NEWS

Proseguono da venerdì scorso gli interventi dei vigili del fuoco nelle zone colpite dal maltempo in provincia di Crotone.

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Ed ecco che la nostra città finirà sulle prime pagine di quasi tutti i quotidiani. Perché? Per l’improvvisa alluvione che ha devastato, nel giro di pochissime ore, la nostra Crotone. Il titolo del prestigioso “Corriere della Sera” sarà il seguente: “Alluvione a Crotone, violento nubifragio e allerta meteo ai cittadini: non uscite di casa”.

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«La situazione meteo in queste ore è destinata a peggiorare. Restare a casa per la sicurezza e per non ostacolare il lavoro delle squadre di soccorso: al momento non si registrano feriti».

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«Il 14 ottobre 1996 è una data che non potremo mai dimenticare. Ed oggi a nome della comunità cittadina che mi onoro di rappresentare voglio ricordare i "sei fiori dell'alluvione", le vittime di quella immane tragedia: Paolo, Angela, Luca, Michela, Luca e Bruno».

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esaro pienaClima estremo e speculazione edilizia selvaggia rendono insicura la città. Crotone ha retto all’urto violento della pioggia per la seconda volta in pochi giorni. I danni sono tanti, ma l’unico morto che si piange è il pino crollato in piazza Pitagora. Poteva andare peggio, ma per fortuna non ci sono stati i drammi provocati dall’alluvione del 14 ottobre del 1996, quando sono morte sei persone. La città, comunque, resta a rischio alluvione e le responsabilità sono da ricercare nelle attività edilizie selvagge a cui questa città è stata sottoposta nell’ultimo ventennio. Non solo abusivismo. I problemi sono determinati proprio dalle costruzioni previste dall’ultimo piano regolatore cittadino. Sono stati autorizzate costruzioni per oltre 100.000 abitanti e Crotone supera di poco le 60.000 presenze. Il piano regolatore ha consentito di costruire e cementificare ogni angolo. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che la città si allaga ogni qualvolta si verifica un evento piovoso, anche di poco al di sopra della norma. Si allega il centro città e la sua periferia. Si allaga il lungomare, dove l’intervento di riqualificazione realizzato non ha previsto un adeguato impianto fognario e di raccolta delle acque bianche. A ben riflettere sul lungomare è stato effettuato un intervento che lascia molto perplessi: la pendenza della strada non è quella naturale del lato mare, ma verso le costruzioni edificate dall’altro lato. Prima ancora, quando la città non aveva avuto lo sviluppo attuale, le amministrazioni degli anni ‘70 hanno predisposto lo sviluppo edilizio nelle aree acquitrinose di Tufolo-Farina. Anche questa scelta edilizia sta creando oggi problemi di allagamento ad ogni acquazzone. Crotone, quindi, è una città che paga il costo delle scelte fatte per lo sviluppo edilizio. E’ una città che ha anche la memoria corta e si indigna magari per cose di poco conto. Il piano di messa in sicurezza predisposto dopo l’alluvione del 1996 prevedeva la creazione di cinque o sei vasche di laminazione a monte della città. Le vasche di laminazione sono dei contenitori che entrano in funzione nel momento in cui si verificano piogge abbondanti. Le vasche raccolgono le acque quando piove in maniera copiosa e le rilasciano poi progressivamente allorché l’evento eccezionale si conclude. Questo impedisce la formazione di bombe d’acqua. Di quelle previste sinora ne sono state realizzate solo due, delle altre ci si è dimenticati. Senza la costruzione di tutte le vasche previste dal progetto Crotone è a rischio. E’ soprattutto a rischio la vita dei cittadini, perché un prossimo evento temporalesco potrebbe provocare nuovi lutti. Il sistema climatico mondiale è cambiato e l’intera Italia è soggetta a fenomeni estremi. Gli eventi delle ultime settimane dicono che Crotone è ancora più a rischio ecco perché va immediatamente ripreso il progetto di messa in sicurezza per completare la costruzione delle vasche di laminazione. Prevenire è meglio che piangere morti.

 

 

 

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alluvione 1996 2Italia Nostra e Gruppo Archeologico propongono che venga realizzato il parco naturale-archeologico del fiume Esaro, ricordando la terribile esondazione del 14 ottobre 1996. Domani cade infatti la tragica ricorrenza, mentre è prevista una cerimonia religiosa e civile per domenica 15 ottobre alle ore 11, organizzata dalla parrocchia del Santissimo Salvatore nel quartiere Fondo Gesù. «Sono trascorsi ben 21 anni – scrivono le due associazioni – dalla esondazione del fiume Esaro, un evento drammatico rimasto nella memoria collettiva di tutti i crotonesi e non solo. Nel ricordare le vittime innocenti e le sofferenze dei loro familiari oltre che i pesanti danni subìti dal territorio, Italia Nostra e Gak chiedono alle autorità responsabili che siano adottate tutte le misure di prevenzione e di cura del territorio per evitare che eventi così luttuosi si ripetano, con le conseguenze nefaste per i cittadini e per l’ambiente che tutti conosciamo. I recenti roghi boschivi che hanno interessato vaste superfici anche boscate della regione hanno devastato il manto vegetale, che, impoverito e privo dell’humus, durante le copiose alluvioni tipiche della stagione autunnale, potrebbe essere facilmente aggredito da dissesto idrogeologico come in quella tragica giornata del 14 ottobre a Crotone. Anche per prevenire questi eventi luttuosi, Italia Nostra e Gruppo Archeologico Krotoniate rinnovano la proposta di istituire il Parco naturale fluviale ed archeologico dell’Esaro, dopo aver messo in sicurezza/ bonificato il fiume e dragato il suo corso fino alla foce, attualmente insabbiata. Tale idea-progetto era stata lanciata il 2 dicembre 2000, durante il convegno “Il fiume Esaro: ieri, oggi e domani”, organizzata dalla sezione, con la partecipazione di numerosi esperti, per discutere sulle funzioni del fiume e per proporre delle soluzioni per il suo recupero ambientale, così da restituire all’Esaro la dignità di antico corso d’acqua (attualmente perduta). Le fonti documentali e storiche confermano che in epoca magno-greca il fiume era in parte navigabile: Teocrito , nel quarto Idillio, descrive la scena dei due pastori che pascolano le greggi e gli armenti lungo le sponde erbose. In epoca ellenistica la foce dell’Esaro fungeva da porto fluviale, arretrata rispetto a quella attuale. Lungo le sponde sorgevano i quartieri degli artigiani e la presumibile “agorà”, per cui il fiume aveva la duplice funzione di mezzo di comunicazione e di scambi commerciali, oltre a rivestire un ruolo sacrale, dato che i Greci veneravano le divinità delle acque. Ritornando alla proposta progettuale di Parco Fluviale, per contribuire a purificare le acque dell’Esaro da eventuali residui inquinanti, si potrebbero piantumare delle essenze tipiche dell’habitat, così da contemperare l’esigenza del risanamento ambientale a quella della tutela del paesaggio e della tradizione storica, non solo magno-greca, ma anche più recente, come quella tramandata dalle testimonianze di alcuni viaggiatori del Grand Tour, come George Gissing (1897) e Norman Douglas (1911), i quali descrivevano con stupore i giardini profumati situati lungo le sponde dell’Esaro. Alla luce dei rinvenimenti archeologici vecchi e nuovi sulle sponde (resti di fortificazione) e nelle dirette adiacenze (scavi di via Acquabona) del corso fluviale cittadino, sarebbe auspicabile, proficuo e naturale il suo inserimento nel progetto Antica Kroton. Messa in sicurezza idro-geologica, tutela dell’ambiente e del paesaggio fluviale potrebbero essere così contemperate nel parco fluviale naturale ed archeologico del fiume Esaro, che, se realizzato, doterebbe il quartiere di Fondo Gesù di un’area verde risanata, bonificata e finalmente restituita alla fruizione dei cittadini ed alla memoria collettiva delle vittime dell’alluvione, alle quali è stata dedicata la “piazza 14 ottobre 1996”. Infine, le due associazioni parteciperanno alla cerimonia religiosa e civile organizzata domenica 15 ottobre alle ore 11 dalla parrocchia del Santissimo Salvatore nel quartiere Fondo Gesù».

 

 

 

 

 

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