Giovedì, 29 Ottobre 2020

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CACCURI - Si è chiusa con la vittoria del libro "Atlantide. Viaggio alla ricerca della bellezza" (Feltrinelli) di Carlo e Renzo Piano la IX edizione del Premio Letterario Caccuri per la sezione saggistica. Al secondo posto, pari merito, gli altri tre titoli finalisti: "Storia di Marcella che fu Marcello" (La Nave di Teseo) di Bianca Berlinguer, "Questa non è l'Italia" (Newton Compton) di Alan Friedman e "Odiare l'odio" (Rizzoli) di Walter Veltroni.

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«Noi siamo il nostro futuro». È il commento delle parlamentari cinquestelle Elisabetta Barbuto e Margherita Corrado sulla manifestazione di Catanzaro a sostegno del procuratore Nicola Gratteri.

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caserma guardia finanza parenti arrestati malapiantaOltre al fermo di 35 persone, l’operazione odierna denominata “Malapianta” (condotta su coordinamento della Dda di Catanzaro) ha portato anche al deferimento alla Procura distrettuale di Catanzaro di 64 persone e al sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 30 milioni di euro. Sono responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico, produzione e detenzione di sostanze stupefacenti e psicotrope, riciclaggio, usura, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione abusiva di armi clandestine. Dalle indagini è emersa una «pervasiva influenza della consorteria criminale sulle attività economiche della fascia costiera, comprendente il territorio ricadente nelle province di Crotone e Catanzaro». In particolare, le indagini, svolte con l’ausilio di intercettazioni, appostamenti e pedinamenti - svolti nel territorio nazionale, ma anche in Spagna e in Svizzera – hanno consentito di appurare l’autonomia operativa delle cosche Mannolo, Trapasso e Zoffreo, operanti nel territorio cutrese e in particolare nella frazione di San Leonardo di Cutro.
«Alcune famiglie di ‘ndrangheta controllavano il respiro di un intero territorio della provincia di Crotone, l’indagine ha svelato i loro interessi». È quianto dichiarato dal capo della Procura di Catanzaro Nicola Gratteri al Gr1 di Radio Rai. «Avevano controllo assoluto sul territorio – ha aggiunto Gratteri – e chiedevano la tangente a tutti gli operatori turistici di quell’area, sottoponendoli anche ad usura; rilevavano tutte le attività commerciali al punto che oggi abbiamo sequestrato diversi distributori di benzina, alberghi, ristoranti e bar; vendevano cocaina in cinque regioni d’Italia e all’estero». Il Procuratore di Catanzaro ha evidenziato, riporta il comunicato, «che l’indagine ha preso il via grazie al coraggio di alcuni imprenditori che si sono ribellati alla ‘ndrangheta».

 

I NOMI DEI FERMATI.
1. Antonio Barbaro, 57 anni, di Careri (Rc);
2. Domenico Basile, 59 anni, di Gazzo (Pd);
3. Antonio Bevilacqua, 25 anni anni, di Crotone;
4. Domenico Bevilacqua, 51 anni, di Crotone;
5. Leonardo Bevilacqua, 36 anni, di Crotone;
6. Alessandro Caputo, 27 anni, di San Giovanni in Fiore;
7. Giacinto Castagnino, 29 anni; di Petilia Policastro;
8. Antonio Caterisano, 51 anni, di Cutro;
9. Mario Cuti, 39 anni, di Careri (Rc);
10. Francesco Falcone, 62 anni, di Cutro;
11. Pasquale Gentile, 50 anni, di Cutro;
12. Francesco Lobel lo, 60 anni, di Albi (Cz);
13. Armando Manetta, 30 anni, di Crotone;
14. Cosimo Manetta, 54 anni, di Crotone;
15. Alfonso Mannolo, 80 anni, di San Leonardo di Cutro;
16. Daniela Mannolo, 38 anni, di San Leonardo di Cutro;
17. Dante Mannolo, 51 anní, di Cropaní;
18. Giuseppe Mannolo, 26 anni, di Crotone;
19. Mario Mannolo, 60 anni, di Cutro;
20. Remo Mannolo, 47 anni, di Cutro;
21. Vincenzo Antonio Mazzeo, 75 anni, di Mileto (Rc);
22. Antonio Mercurío, 52 anni, di Botricello;
23. Elio Passalacqua, 48 anní, di Crotone;
24. Francesco Passalacqua, 36 anni, di Cutro;
25. Leonardo Passalacqua, 45 anni, di Crotone;
26. Luigi Pignanelli, 30 anni, di Cutro;
27. Alessandro Perini, 35 anni, di Crotone;
28. Nicola Perri, 65 anni, di Isola Capo Rízzuto;
29. Antonio Procopio, 32 anni, di Catanzaro;
30. Gregorio Procopio, 57 anni di Botricello;
31. Luigi Raso, 61 anni, di Isola Capo Rizzuto;
32. Domenico Ribecco, 54 anni, di Cutro;
33. Pietruccia Scerbo, 44 anní, di Cutro;
34. Fiore Zoffreo, 52 anni, di Cutro;
35. Leonardo Zoffreo, 49 anni, di Cutro.

 

 

 

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guardia finanza catanzaroCATANZARO - Ci sono gli interessi della 'ndrangheta nel settore della sanita', ed in particolare nella gestione del servizio sostitutivo di autoambulanze dell'Asp di Catanzaro, al centro dell'inchiesta della Dda e della Guardia di Finanza di Catanzaro "Quinta bolgia" che ha portato all'arresto di 24 persone, 12 delle quali finite ai domiciliari, fra cui l'ex deputato e sottosegretario Giuseppe Galati ed un ex consigliere comunale di Lamezia Terme (Comune commissariato per mafia), Luigi Muraca, di 50 anni. Gi inquirenti, in particolare, avrebbero individuato due gruppi imprenditoriali legati alla cosca Iannazzo-Cannizzaro-Da Ponte di Lamezia Terme. Si tratta delle ditte Putrino e Rocca, che avrebbero esercitato un controllo pervasivo in particolare sull'ospedale di Lamezia Terme, estromettendo la concorrenza dalla fornitura di ambulanze per il servizio di pronto soccorso delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue.

 

Nell'ambito dell'operazione e' stato eseguito un provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre dieci milioni di euro. L'indagine, precisano gli inquirenti, rappresenta il culmine di due diversi filoni investigativi strettamente connessi, condotti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, con il supporto dello Scico di Roma. I due gruppi imprenditoriali 'ndranghetistici operavano avvalendosi del potere intimidatorio derivante dalla loro appartenenza alla criminalita' organizzata, realizzando nel corso degli anni, un assoluto monopolio nei settori di loro interesse.

 

Il "gruppo Putrino" sarebbe riuscito dal 2009 ad acquisire una posizione di dominio nel mercato, aggiudicandosi la gara d'appalto relativa alla gestione del servizio sostitutivo delle ambulanze del "118" bandita dall'Asp di Catanzaro. Dal 2010 al 2017, il gruppo imprenditoriale coinvolto avrebbe operato in assenza di una gara formale, a seguito di proroghe illecite, "in alcuni casi - scrivono gli inquirenti - addirittura tacite, ottenute in considerazione dei privilegiati rapporti tra i vertici del gruppo criminale e numerosi appartenenti di livello apicale dell'Asp di Catanzaro all'epoca in servizio, tra i quali Giuseppe Perri, commissario straordinario e poi direttore generale fino all'agosto 2018, Giuseppe Pugliese, direttore amministrativo fino all'ottobre 2017 ed Eliseo Ciccone, all'epoca dei fatti contestati responsabile dei "118" prima di essere destinato ad altro incarico, nei cui confronti vengono indicati diversi episodi di abuso d'ufficio. Le stesse condotte, con l'aggravante della finalita' mafiosa, vengono contestate a Galati e Muraca.

 

Nel 2017 la ditta Putrino era stata colpita da un provvedimento interdittivo antimafia emesso dalla Prefettura di Catanzaro. Ne aveva approfittato il "Gruppo Rocca", che, a sua volte forte dell'illecita concorrenza con cui era stato conquistato il mercato unitamente al Gruppo Putrino, aveva iniziato la sua attivita' nel servizio pubblico come capofila di una associazione temporanea di scopo. Il dominio esercitato sull'ospedale di Lamezia Terme specie all'interno del reparto di pronto soccorso, era tale che gli accoliti dei due gruppi criminali avevano imposto un controllo totale occupando "manu militari" i reparti, assoggettando il personale al punto da avere la disponibilita' delle chiavi di alcuni reparti dell'ospedale, la possibilita' di consultare i computer dell'Asp per rilevare dati sulle condizioni dei degenti, l'ingresso al deposito farmaci dedicato alle urgenze del pronto soccorso. Una situazione "ben nota", secondo la Dda, alla dirigenza dell'azienda sanitaria.

 

A 19 persone vengono contestate a vario titolo le condotte di associazione di stampo mafioso, delitti contro la pubblica amministrazione, l'industria ed il commercio anche in forma aggravata. Le Fiamme Gialle hanno provveduto a sequestrare l'intero complesso aziendale delle sei societa' o enti riconducibili ai due sottogruppi di 'ndrangheta. Tra questi spiccano le societa' operanti tanto nel servizio sostitutivo delle ambulanze pubbliche che delle onoranze funebri a cui sono state sequestrate due "case funerarie". Il secondo filone dell'indagine riguarda condotte illecite nell'affidamento e nella gestione del "servizio autoambulanze occasionale e su chiamata gestito sempre dall'Aspe di Catanzaro.

 

Dopo l'emissione dell'interdittiva antimafia nei confronti del gruppo Putrino e si procedette all'assegnazione in estrema urgenza del servizio autoambulanze occasionale e su chiamata al gruppo Rocca, senza bando di gara, ad un'associazione temporanea di scopo (Ats), con capofila la "Croce Bianca Lamezia", associazione di fatto del "Gruppo Rocca" tramite Tommaso Antonio Strangis. Grazie ad accordi corruttivi conclusi con i tre dirigenti dell'Asp catanzarese indagati (Eliseo Ciccone, Giuseppe Luca Pagnotta e Francesco Serapide), l'associazione, sempre secondo l'accusa, aveva ottenuto le certificazioni di qualita' richieste per l'affidamento del servizio autoambulanze sulla base di una semplice verifica documentale, senza le necessarie operazioni di riscontro fisico dello stato dei mezzi, delle dotazioni e delle strutture aziendali.

 

Allo stesso modo, la "Croce Bianca" era riuscita a ottenere non solo la concessione iniziale, ma anche la proroga del servizio, sempre per ragioni di "estrema urgenza", in attesa che l'Asp di Catanzaro perfezionasse un accordo quadro per l'appalto del servizio ambulanze. In questo contesto, sono stati arrestati Tommaso Strangis e Italo Colombo, quest'ultimo amministratore di fatto dell'Ats, oltre ai tre Dirigente e funzionari dell'Asp. A loro carico (tutti sottoposti agli arresti domiciliari), sono addebitati episodi di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilita', falso, rivelazione di segreto d'ufficio e frode nelle pubbliche forniture. Tommaso Antonio Strangis ed Eliseo Ciccone, sono indagati in entrambi i filoni di indagine.


Freni e luci non funzionanti, cambio difettoso, problemi alla frizione, revisioni non effettuate. Erano dei veri rottami le ambulanze che i gruppi imprenditoriali coinvolti nell'operazione della Guardia di Finanza di Catanzaro fornivano all'Asp del capoluogo calabrese in base ad accordi corruttivi con i dirigenti dell'azienda favoriti dalla presenza della 'ndrangheta. Le indagini avrebbero fatto emergere, secondo quanto scrivono gli inquirenti, "un'allarmante carenza tecnica e organizzativa" in capo all'associazione temporanea di scopo di cui era capofila la "Croce Bianca", ente controllato dal gruppo imprenditoriale Rocco che con la ditta Putrino monopolizzava le forniture, esercitando un vero e proprio dominio sull'ospedale di Lamezia Terme, a cui con procedure d'urgenza era affidato il servizio. Le ambulanze, secondo finanzieri e magistrati della Dda catanzarese, erano inadeguate non solo da un punto di vista meccanico, ma anche per cio' che riguarda le dotazioni elettromedicali: mancavano termoculle per il trasporto di neonati, l'ossigeno era scaduto o addirittura mancava. Non meno preoccupante e' quanto emerso in merito all'impiego del personale, non qualificato e non provvisto delle adeguate abilitazioni professionali.

 

CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
1. PUTRINO Pietro, 73 anni, di Lamezia Terme;
2. PUTRINO Diego, 36 anni, di Lamezia Terme;
3. PUTRINO Diego, 51 anni, di Lamezia Terme;
4. TORCASIO Vincenzo detto “Enzino”, 38 anni, di Lamezia Terme;
5. ROCCA Silvio, 61 anni, di Lamezia Terme;
6. ROCCA Pietro, 63 anni, di Lamezia Terme;
7. ROCCA Ugo Bernardo, 33 anni, di Lamezia Terme;
8. FERRISE Pietro, 59 anni, di Lamezia Terme;
9. GAGLIARDI Alfredo, 40 anni, di Lamezia Terme;
10. STRANGIS Tommaso Antonio, 53 anni, di Lamezia Terme;
11. DI SPENA Franco Antonio detto “Tony”, 45 anni, di Lamezia Terme;
12. REILLO Pasquale, 52 anni, di Lamezia Terme;

 

ARRESTI DOMICILIARI
13. GEMELLI Roberto Frank, 54 anni, di Lamezia Terme;
14. MAUCERI Sebastiano Felice Corrado, 56 anni, di Lamezia Terme;
15. GALATI Giuseppe, 57 anni, di Lamezia Terme;
16. MURACA Luigi, 50 anni, di Lamezia Terme;
17. PUGLIESE Giuseppe, 50 anni, di Crotone;
18. PERRI Giuseppe, 65 anni di Falerna;
19. CICCONE Eliseo, 65 anni, di Catanzaro.

 

B. SECONDO FILONE

ARRESTI DOMICILIARI
1. STRANGIS Tommaso Antonio, 53 anni, di Lamezia Terme;
2. COLOMBO Italo, 48 anni, di Catanzaro;
3. CICCONE Eliseo, 65 anni, di Catanzaro;
4. PAGNOTTA Giuseppe Luca, 45 anni, di Montepaone;
5. SERAPIDE Francesco, 45 anni, di Catanzaro.

 

 

 

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roccabernarda vedutaDa 'ndrina a 'locale' a colpi di omicidi, danneggiamenti, estorsioni, infiltrazioni nella pubblica amministrazione, e persino uccisioni di animali. E' questa l'evoluzione della cosca riconducibile alla famiglia Bagnato di Roccabernarda secondo le risultanze dell'operazione 'Trigarium' con la quale i carabinieri di Crotone e Petilia Policastro, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno sgominato un'organizzazione criminale attiva a Roccabernarda, comune del Marchesato crotonese. I dettagli del blitz, che ha portato all'esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere, sono stati illustrati dal procuratore Nicola Gratteri, dall'aggiunto Vincenzo Luberto e dai vertici dell'Arma di Crotone rappresentati dal comandante provinciale, Alessandro Colella, dal comandante del Reparto operativo, Danilo Cimicata, e dal comandante della Compagnia di Petilia Policastro, Marco D'Angelo. "Sotto il profilo numerico - spiega Gratteri - questa e' una piccola indagine. Ma per noi ha una grande importanza sul piano probatorio e anche conoscitivo e storico, perche' abbiamo scoperto l'esistenza di un 'locale' di ndrangheta, laddove fino ad adesso quello che sapevamo era che Roccabernarda era una 'ndrina distaccata del 'locale' di Petilia Policastro. E' un fatto importante perche' avere un 'locale' significa avere una rappresentanza nel Gotha della 'ndrangheta a differenza della 'ndrina, che non ha la nobilta' per discutere alla pari con altre cosche". L'inchiesta ha preso le mosse dall'omicidio di Rocco Castiglione e il tentato omicidio del fratello, Raffaele Castiglione, del maggio 2014, delitto che "ha segnato il passaggio del testimone del comando su Roccabernarda dagli stessi Castiglione ai Bagnato".

A PRENDERE LE REDINI DELL'ORGANIZZAZIONE, in particolare, sarebbe stato Antonio Bagnato, di 50 anni. L'agguato sarebbe stato commesso con "tecniche quasi paramilitari", specificano gli inquirenti, da tre persone a volto coperto, che hanno sparato all'indirizzo della jeep dei Castiglione nei pressi del loro allevamento di cavalli. Particolare, quest'ultimo, che ha ispirato il nome dell'inchiesta, 'Trigarium', che nell'antica Roma era il luogo di addestramento equestre. Le caratteristiche della cosca diventata in questo modo egemone nel centro crotonese, osserva Luberto, "sono quelle di una 'ndrangheta ancora rurale, che crea terrore e paura sui cittadini assoggettandoli alla sua forza e che lucra su quel poco di economia che c'e' sul territorio, arrivando per esempio a numerose e brutali uccisioni di maiali e di animali finalizzate a far capire chi comanda sul territorio e la carica di intimidazione di una cosca che ha un ambito territoriale limitato ma comunque inserita nelle logiche di 'ndrangheta nella provincia di Crotone". Sotto questo aspetto, sarebbero stati accertati i contatti con le consorterie piu' potenti di Cutro e di Ciro', che si sarebbero avvalsi del 'locale' di Roccabernarda perche' controlla un territorio ideale per il nascondiglio di armi e di latitanti. Le contestazioni a carico degli indagati comprendono tutti i reati di matrice 'ndranghetistica: associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, ricettazione. Ma ci sono anche quelle di falsita' ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d'ufficio. Ci sono stati infatti anche tentativi di infiltrazione della cosca nella pubblica amministrazione, dato che nell'inchiesta sono coinvolti anche un ex assessore e funzionari dell'Ufficio tecnico del Comune di Roccabernarda.
INDAGATO ANCHE EX ASSESSORE. Nell'inchiesta 'Trigarium' con cui i carabinieri, su disposizione della Dda di Catanzaro, hanno disarticolato la cosca di 'ndrangheta di Roccabernarda, sono indagati anche un ex assessore e funzionari dell'Ufficio tecnico del comune in provincia di Crotone. Lo hanno reso noto gli investigatori. Alcuni degli indagati si sarebbero attivati, anche in violazione delle normative vigenti, per agevolare la concessione di un permesso a costruire in favore del presunto capocosca, Antonio Bagnato, per sanare un immobile abusivo. In particolare, l'architetto, e assessore all'epoca dei fatti contestati, Luigi Piro "quale responsabile dell'Utc del Comune di Roccabernarda - si legge nella misura cautelare - rilasciava in appena 9 giorni, lasso temporale questo non conforme alla prassi dell'Ufficio che abbisognava di almeno 20/30 giorni, il permesso di costruire, in violazione della disciplina di settore prevista".

L'OMICIDIO DI ROCCO CASTIGLIONE, avvenuto a Roccabernarda il 31 maggio 2014 in un agguato nel quale rimase ferito anche il fratello Raffaele, e' stato "determinato dalla volonta' di Antonio Santo Bagnato di affermare ulteriormente la propria importanza sul territorio". E' quanto emerge dall'inchiesta 'Trigarium', con la quale i carabinieri, su disposizione della Dda di Catanzaro, hanno colpito una cosca attiva a Roccabernarda, nel Crotonese. In particolare, Bagnato "sarebbe rimasto offeso - spiega il comandante provinciale dell'Arma di Crotone, colonnello Alessandro Colella - dall'atteggiamento di Castiglione, che si sarebbe rivolto al sindaco per i rifacimento di una strada senza essere passato prima da Bagnato per il benestare. Un'offesa che puo' sembrare banale ma che di fatto ha portato poi all'uccisione dell'uomo. Bisogna considerare anche il fatto che tra le due famiglie c'erano degli attriti pregressi, perche' la famiglia Castiglione aveva la reggenza della criminalita' su Roccabernarda. Questo omicidio suggella una sorta di passaggio di consegne alla famiglia Bagnato".

 

 

 

 

 

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operazione fructorum conferenza gratteriScaltri al punto da riuscire a comunicare anche dal carcere, attenti al punto da restare in silenzio per ore durante un trasporto di sostanze stupefacenti e di predisporre ronde notturne per verificare i movimenti delle forze dell'ordine, e infine senza scrupoli al punto da utilizzare anche le donne nei loro affari illeciti. Secondo il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, "aveva modalita' operative di buon livello" l'organizzazione criminale che i carabinieri di Crotone hanno sgominato con l'operazione "Fructorum", che ha portato all'arresto di 21 persone con l'accusa di associazione finalizzata al traffico di droga (marijuana, cocaina ed eroina), detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di munizioni e ricettazione di un giubbotto antiproiettile rubato a un istituto di vigilanza di Corigliano. I dettagli dell'operazione, che prende il nome dal fatto che alcuni degli arrestati sono venditori ambulanti di frutta e verdura, sono stati illustrati in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, oltre al procuratore Gratteri, i sostituti procuratori Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla, il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, Alessandro Colella, e il comandante della Compagnia dei carabinieri di Crotone, Claudio Martino. Luberto ha delineato la struttura organizzativa del sodalizio, che - ha spiegato - "operava nel territorio di Crotone e si approvvigionava utilizzando canali del Reggino, in particolare a Cinquefrondi nella Piana di Gioia Tauro, e da Catanzaro Lido", con un capillare controllo del territorio di riferimento, la piazza crotonese, visto che in una sola serata l'organizzazione era capace di smerciare fino a 20 chili di stupefacente. L'organizzazione - e' stato poi rilevato dagli investigatori nel corso della conferenza stampa - irradiava la sua attivita' anche oltre i confini regionali, arrivando a esportare la droga anche in Sicilia, in particolare nell'arcipelago delle Eolie, e curando i trasporti fin nei minimi dettagli: i carabinieri hanno infatti accertato che, per paura di essere intercettati, durante i viaggi gli esponenti del gruppo criminale riuscivano a restare in silenzio anche per due ore, e inoltre spesso ricorrevano a vere e propri "staffette" di auto. Coinvolte a pieno titolo nelle logiche criminali erano anche le donne dell'organizzazione, spesso utilizzate per trasportare o nascondere la droga in modo da sfuggire ai controlli e anche alle perquisizioni domiciliari. Tutte le precauzioni poi - ha riferito il comandante provinciale dell'Arma di Crotone, Colella - venivano adottate dal sodalizio criminale nelle comunicazioni interne al gruppo: "La droga - ha spiegato l'ufficiale dei carabinieri - veniva infatti chiamata con nomi di frutta e verdura e a seconda del quantitativo, nel senso che quando parlavano di patate significava che si trattava di un grosso carico, se parlavano di fragole invece di un piccolo quantitativo, a conferma della scaltrezza e dello spessore criminale di questo gruppo, del resto comprovato dal fatto che ben 15 degli arrestati erano gia' noti alle forze dell'ordine". Inoltre - ha aggiunto il comandante della Compagnia dei carabinieri di Crotone - "abbiamo riscontrato come gli associati ragionassero in termini di economia reale, perche', quando sulla piazza crotonese scarseggiava lo stupefacente, intensificavano ancora di piu' gli sforzi per trovare altri canali di approvvigionamento e garantirsi maggiori guadagni". L'"humus" nel quale si muoveva l'organizzazione disarticolata con l'operazione odierna, partita nel 2014, era comunque un contesto 'ndranghetistico, come ha evidenziato il sostituto Capomolla: "Tra gli associati a un certo punto non sono mancati momenti di conflitto e di tensione, che poi venivano appianati secondo dinamiche tipiche delle organizzazioni mafiose, perche' comunque - ha rimarcato il magistrato della Dda - questo gruppo aveva contatti con le cosche del territorio e quindi da queste traevano una sorta di legittimazione a operare". Nel complesso - ha poi aggiunto il procuratore Gratteri - "abbiamo colpito un'organizzazione che aveva modalita' operative di buon livello, e l'abbiamo colpita con un'ottima indagine". Un'indagine che - ha concluso il sostituto Luberto - "ci consente di segnare un punto importante sul territorio crotonese dopo che con altre inchieste abbiamo colpito le consorterie di Isola Capo Rizzuto e di Ciro'".

 

 

 

 

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