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Domenica, 25 Settembre 2022

PRIMO PIANO NEWS

Gli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Roma a seguito dell’avvio della procedura di amministrazione straordinaria per l'Abramo customer care hanno depositato nelle scorse settimane la relazione (ex articolo 54 del decreto legislativo 270 del 1999) presso il ministero della Giustizia sulla possibilità di vendere il complesso aziendale. Ne abbiamo discusso con l'esperto in procedure concorsuali che da tempo di occupa della vertenza, Giuseppe Donnici.

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mappa clan provincia crotone 2016 primo semestreL’estratto di seguito riportato è contenuto nella relazione che il ministro dell’interno ha riferito al Parlamento circa l’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia e riguarda la provincia di Crotone. La relazione è aggiornata al primo semestre del 2016 ed è stata oggi diffusa. «Nel corso del semestre – è scritto nella relazione – una prospettiva significativa delle dinamiche criminali che starebbero caratterizzando la provincia di Crotone è stata offerta da un ulteriore filone investigativo dell’operazione “Kyterion 2”, la cui prima tranche è stata in più occasioni richiamata nelle relazioni del 2015. Le investigazioni hanno colpito, nel mese di gennaio, 16 soggetti appartenenti ad una struttura criminale facente capo alla cosca GRANDE ARACRI, che aveva esteso la propria influenza sulle province di Crotone, Cosenza (basso Ionio cosentino), Catanzaro, Vibo Valentia (alto tirrenico), contando anche su propaggini a Roma, in Lombardia e in Emilia Romagna, territorio, quest’ultimo, dove è emersa l’operatività di vere e proprie locali di ‘ndrangheta. Dalle indagini sono emerse, tra l’altro, forti pressioni tese ad imporre subappalti nella fase di realizzazione e gestione di un parco eolico, sistematiche estorsioni ai danni dei villaggi turistici del litorale ionico - a cui venivano anche imposti servizi e prestazioni da parte di ditte vicine al sodalizio criminoso - e la partecipazione all’omicidio del capo di una compagine avversaria. Sul territorio, oltre alla locale di Cutro - facente immediatamente capo alla cosca GRANDE ARACRI, di cui si conferma la forza anche sul piano militare - permane l’operatività della locale di Petilia Policastro, che annovera quali elementi apicali esponenti della famiglia MANFREDA di Mesoraca, subentrati ai COMBERIATI. A Crotone è, invece, operativa la storica cosca VRENNA - BONAVENTURA- CORIGLIANO; in contrada Cantorato si segnala la presenza della cosca TORNICCHIO, mentre nella popolosa frazione di Papanice sono presenti e contrapposti i RUSSELLI e i MEGNA, noti anche come “Papaniciari”. Nel territorio di Isola Capo Rizzuto permangono le storiche famiglie ARENA e NICOSCIA, mentre nella frazione di San Leonardo di Cutro si segnalano le famiglie MANNOLO e TRAPASSO. A Cirò, già sede del Crimine, risultano operativi i FARAO-MARINCOLA, che estenderebbero il proprio operato sulle vicine zone ioniche cosentine, mentre su Strongoli si segnala la presenza della ‘ndrina GIGLIO, duramente colpita, nel mese di marzo, dall’operazione Becco d’oca del Centro Operativo D.I.A. di Firenze. Le indagini, condotte sul capoluogo Toscano, a Prato, a Pistoia e a Crotone, hanno portato al sequestro di un rilevante patrimonio mobiliare, immobiliare e societario (tra cui bar – pasticcerie e ristoranti-pizzeria), per un valore stimato di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di un imprenditore calabrese che da anni aveva trasferito i propri interessi economici in Toscana. Le investigazioni hanno consentito di accertare come il predetto, coadiuvato da prestanome, avesse effettuato, nel tempo, ingenti investimenti societari e immobiliari a Firenze e a Prato, in mancanza di una compatibile capacità reddituale. Le ricostruzioni economico – finanziarie effettuate hanno messo in evidenza, in particolare, il frequente ricorso allo strumento contabile del c.d. “finanziamento soci”, che ha consentito alla società di disporre di capitali senza ricorrere al mercato finanziario. Nello specifico, tale liquidità veniva travasata nelle casse delle imprese direttamente dai soci, quale forma di auto-finanziamento, mediante un sofisticato sistema di reimpiego di capitali acquisiti illecitamente. In tale contesto, è stata, inoltre, accertata l’esistenza di un flusso di denaro verso la Calabria in favore del reggente della citata ‘ndrina GIGLIO di Strongoli (KR). La stessa cosca è stata, altresì, al centro dell’operazione Amaranto 2, condotta dal centro operativo Dia di Padova».
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dia logo entrataVentuno "famiglie" a cui si aggiungono una serie di consorterie minori con diramazioni anche nel Nord Italia. Così la Dia, nella sua ultima relazione, fotografa la situazione della criminalita' organizzata nella provincia di Crotone. La 'ndrangheta crotonese rappresenta, secondo le ultime indagini, una forza rilevante e in costante ascesa, al punto da avere ambito a realizzare la seconda "Provincia" (secondo la dizione ndranghetista) della Calabria, paritetica a quella di Reggio. Un fenomeno capace di andare ben oltre i confini regionali. La relazione della Direzione investigativa antimafia fa emergere la "forte influenza" della cosca Grande Aracri che, secondo le indagini degli ultimi tempi, avrebbe tentato di costituire proprio una struttura paritetica alla "Provincia" reggina. Ma la Dia individua anche le mire espansionistiche del "Locale di Cutro" in altre aree del territorio calabrese e verso l'Emilia Romagna. Una condizione che sembra trovare conferma negli arresti effettuati dalla Procura di Bologna nell'ambito della prosecuzione dell'operazione "Aemilia" sugli affari della 'ndrangheta al Nord. Nell'inchiesta sono stati evidenziati gli interessi delle cosche calabresi nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena, con propaggini anche a Verona, Mantova e Cremona. Affari imponenti ,come dimostra l'ammontare dei beni sequestrati pari a oltre 330 milioni di euro. La stessa relazione della Dia indica per la citta' di Crotone le attivita' criminali legate al gruppo Vrenna, Bonaventura e Corigliano, mentre in localita' Cantorato sarebbe presente la cosca Tornicchio. Delicata la situazione della frazione di Papanice, con la contrapposizione tra i Megna (noti come "Papaniciari") e i Russelli. Nella frazione San Leonardo di Cutro, invece, e' segnalata la presenza dei clan Mannolo e Trapasso, mentre a Ciro', storica sede di 'ndrangheta con il ruolo di "Crimine", si segnala il gruppo Farao-Marincola. La famiglia Manfreda di Mesoraca sarebbe, invece, a capo della locale di Petilia Policastro, mentre il territorio di Isola Capo Rizzuto sarebbe gestito dalle famiglie Arena e Nicoscia. Quella del Crotonese rappresenta, comunque, una delle organizzazioni criminali piu' forti in Calabria, con interessi economici e con il controllo del territorio che si espande su tutta la fascia ionica e fin dentro la provincia di Catanzaro, dove sarebbero molti gli accordi e i legami anche con alcuni clan locali.

 

 

 

 

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oliverio consiglio sanitàREGGIO CALABRIA - Stati generali della sanita' per combattere lo strapotere dei commissari. E' questa la proposta avanzata oggi in consiglio regionale dal presidente della Regione Mario Oliverio, durante la seduta dedicata alla situazione sanitaria calabrese. "I commissari - ha detto il governatore - hanno esautorato le funzioni della Regione, e' arrivato il momento di invertire la rotta perche' i cittadini hanno il diritto di vedere tutelata la loro salute". Oliverio ha chiarito che gli Stati generali saranno convocati nelle prossime settimane e vedranno il coinvolgimento di medici, pazienti, associazioni e ordini professionali».

 

«Nel contempo - ha detto il presidente della giunta - abbiamo gia' avanzato al ministro la richiesta di addivenire a un nuovo accordo di programma quadro con l'obiettivo di pianificare le rimanenti risorse dell'ex articolo 20 di circa 300 milioni di euro per nuove strutture, completamenti e ristrutturazioni. In sostanza - ha dichiarato - la Regione oggi avvia una nuova fase per la sanita' calabrese. Gli stati generali della sanita' rappresenteranno la prima tappa per la riorganizzazione del sistema».

 

«Sei anni - ha commentato Oliverio - di commissariamento alla Sanita' in Calabria non solo non sono serviti a risolvere alcuni annosi problemi, ma li hanno paradossalmente spesso aggravati. L'analisi di tutti i verbali ministeriali, anche alla luce dell'odierno 'rapporto sul coordinamento della finanza pubblica' appena redatto dalla Corte dei Conti, sancisce il fallimento politico della gestione commissariale. In pratica risulta che - ha continuato Oliverio - la Calabria non garantisce i livelli essenziali di assistenza e sei anni di commissariamento non hanno sostanzialmente modificato tale situazione, aggravata dalla adozione della logica dei tagli lineari indiscriminati e dalla assenza di idee chiare sulle reali criticita' e sugli interventi».

 

«L'analisi dell'attivita' assistenziale ospedaliera - ha proseguito il presidente della giunta regionale calabrese - evidenzia una riduzione dei ricoveri ben maggiore rispetto all'analogo fenomeno nazionale. Inoltre - ha aggiunto - in Calabria ci sono pochi posti letto realmente disponibili e sono, peraltro, frammentati e mal distribuiti. Di conseguenza, si e' verificato l'incremento della mobilita' passiva extra regionale, per cui la percentuale dei ricoveri fuori regione dei residenti e' aumentata al 20,1% nel 2014. Altra situazione critica si rileva a livello della rete di emergenza che si dimostra non adeguata. Per il modo - ha sottolineato Oliverio - inefficace e discrezionale di procedere, cresce il contenzioso con gli erogatori privati accreditati, a seguito della loro decisione di impugnare il decreto sulla nuova rete ospedaliera».

 

 

 

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via tellini demolizioni collage

Hanno espresso pubblicamente alcuni interrogativi in merito alla questione del “lodo Chisari” e della relazione che ha prodotto la commissione speciale d'inchiesta  attorno ad esso creata. Sono i sei consiglieri comunali che si riconoscono nel progetto della "Prossima Crotone". Si tratta di Flora Sculco, Manuela Cimino, Fabio Lucente, Enrico Pedace, Gaetano Sorrentino e Antonio Fabio Trocino. «Troppo spesso - scrivono - è accaduto nel corso di questi cinque anni di mandato elettivo, che atti di competenza del Consiglio Comunale, arrivassero sulle scrivanie dei Consiglieri con estremo ritardo rispetto al tempo opportuno di disamina, studio e analisi riguardo alle importanti tematiche da affrontare. Ancor peggio - commentano -, troppo spesso si è verificata l'incresciosa situazione di apprendere dalla stampa informative che avrebbero dovuto in primo luogo essere oggetto di discussione nei tavoli istituzionali e forse dopo diventare oggetto di informazione per gli organi di stampa».

 

«Ogni riferimento - ironizzano - non è puramente casuale bensì chiaramente riferito alla questione inerente alla relazione della Commissione Speciale di inchiesta istituita per il lodo Chisari. A tal riguardo, leggendo attentamente la relazione e confrontandola con le altre redatte sia dal Segretario Generale che dall'avvocatura del Comune, sembrerebbe che le responsabilità della cattiva condotta dell'ente nei riguardi della gestione dei lavori, sia improvvisamente passata dal dirigente del settore 4 (in qualità di responsabile unico del procedimento e dirigente dell'ufficio che ha seguito direttamente i lavori ed il finanziamento) al dirigente del Settore 3. È vero, a pensar male si fa peccato ma è altrettanto vero che spesso ci si azzecca; è normale che possa insinuarsi in noi il dubbio che "giochi politici" possano avere in qualche modo influenzato la commissione al fine di alleggerire la posizione del Dirigente del Settore 4».


«Da non sottovalutare - prosegue la nota - inoltre che proprio in questi giorni verrà espletato il famigerato concorso atto a stabilizzare il precario dirigente in carica. Quale modo migliore per distogliere l'attenzione e spostare il mirino sul Dirigente del Settore 3, richiamandolo alla responsabilità per non aver dato seguito alle ordinanze di sgombero? Ed inoltre, cosa vogliamo dire sull'incompatibilità dell'ingegner De Martino quale arbitro nel lodo Chisari? Pare che l'ingegnere De Martino sia stato nominato dall'amministrazione arbitro del giudizio, figura incompatibile con quella di Dirigente ma forse l'amministrazione non sapeva... Vorremmo inoltre porre un'ulteriore domanda alla speciale commissione: è stato accertato che allegato al progetto esecutivo, approvato dalla giunta comunale, vi fosse il verbale di validazione dello stesso progetto?»

 

«E se così non fosse - incalza il comunicato -, perché la giunta comunale che approvò il progetto non è stata mai chiamata a relazionare sulla questione? Sovviene alla nostra mente un'altra citazione di tale Socrate: "il vero sapiente è colui che sa di non sapere". È davvero possibile che l'assessore o gli assessori all'urbanistica che si sono succeduti nel tempo non fossero a conoscenza dei lavori? E poi ancora, come è possibile che a fare parte della commissione speciale ci sia un membro che all'epoca dei fatti ricopriva il ruolo di assessore all'urbanistica? Ed il Sindaco della città (in questo caso non possiamo utilizzare il plurale in quanto sempre lo stesso da dieci anni a questa parte), come faceva a non sapere? Per concludere ancora con una citazione, il grande mitico Antonio De Curtis avrebbe detto: "ma mi faccia il piacere!"».

 

 

 

 

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roberti dnaIn Emilia «la 'ndrangheta parla l'accento della zona di Crotone che si fonde con quello locale, ed è specificamente riferibile, al potente sodalizio mafioso di Cutro». E' quanto scrive la Direzione nazionale Antimafia (Dna) nella relazione 2014 presentata oggi a Roma nella Sala degli atti parlamentari della biblioteca del Senato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e dalla presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi. Ma non è tutto. Secondo la Dna l'influenza di questo sodalizio si estende anche ad altri territori della limitrofa Lombardia (sostanzialmente corrispondenti all'area di competenza del Distretto di Brescia) e del Veneto. Nella relazione si sostiene che a Bologna è stata accertata l'esistenza di un potere criminale di matrice 'ndranghetista la cui espansione, «al di là di ogni pessimistica previsione», vede coinvolgimenti con apparati politici, economici ed istituzionali. A tale livello che quella che una volta era orgogliosamente indicata come una Regione modello di sana amministrazione ed invidiata per il buon livello medio di vita dei suoi abitanti, «oggi può ben definirsi "terra di mafia" nel senso pieno della espressione, essendosi verificato quel fenomeno cui si era accennato nella relazione dello scorso anno, quando si era scritto di una "infiltrazione che ha riguardato, più che il territorio in quanto tale con una occupazione "militare", i cittadini e le loro menti; con un condizionamento, quindi, ancor più grave"». Gli investigatori considerano ancora più grave il fatto che «questa realtà non si è creata come effetto di un "contagio" delle terre emiliane dovuto alla presenza della 'ndrangheta negli altri territori dell'Italia settentrionale (ovvero in buona parte della Lombardia, Piemonte e Liguria), bensì per ragioni ed in forza di dinamiche criminali distinte». E dunque in Emilia «la 'ndrangheta parla l'accento della zona di Crotone che si fonde con quello locale, ed è specificamente riferibile, al potente sodalizio mafioso di Cutro».

 

Il predominio della 'ndrangheta sulla mafia negli affari illeciti.

Nel nord Italia c'e' «il predominio di organizzazioni criminali di origine calabrese a discapito di altre compagini associative, come quella di origine siciliana».  Questo un altro dei passaggi della relazione annuale della Dna. «La 'ndrangheta - si legge nella relazione -, dopo anni di insediamento in Lombardia, ha acquisito un certo grado di indipendenza rispetto all'organizzazione di origine, con la quale ha continuato comunque ad intrattenere rapporti. I suoi appartenenti dimorando al nord ormai da piu' generazioni, hanno progressivamente acquisito una piena conoscenza del territorio consolidando rapporti con le comunita' locali e privilegiando contatti con rappresentanti della politica e delle istituzioni locali». Le indagini, prosegue il rapporto,  «hanno evidenziato la perdurante posizione di assoluta primazia della 'ndrangheta nel traffico internazionale di stupefacenti, traffico che ha generato, e continua a generare, imponenti flussi di guadagni in favore della criminalita' organizzata calabrese che reinveste, specie nel settore immobiliare, i proventi di tale attività». Traffico consentito «anche e soprattutto dal controllo totalizzante del Porto di Gioia Tauro, ove attraverso una penetrante azione collusiva, gli 'ndranghetisti riescono a godere di ampi, continui, si direbbe inesauribili, appoggi interni».

 

 

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