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Lunedì, 08 Agosto 2022

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Il Tar Calabria ha rigettato l’istanza di «annullamento previa sospensione dell'efficacia» presentato dall’Ato Crotone avversa all’ordinanza contingibile e urgente emanata dal presidente facente funzioni della Regione Calabria (la numero 46 del 14 luglio scorso) che dà il via libera al conferimento di 600 tonnellate al giorno di Rsu presso la discarica di Sovreco a Crotone.

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Gli avvocati Giuseppe Pitaro e Gaetano Liperoti esprimono soddisfazione per l'integrale accoglimento del proprio ricorso, presentato nell'interesse di un gruppo di genitori di Crotone, Catanzaro e Cosenza, per la riapertura immediata di scuole elementari e medie.

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Liberi fino a quando non verrà notificata loro l'ordinanza del sindaco che li pone in quarantena obbligatoria.

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«Il Tar Calabria ha fissato per il 15 gennaio prossimo l'udienza per decidere in merito all'istanza di sospensione della ordinanza numero 246 del 7 luglio 2019  adottata dal presidente della Regione Calabria che autorizza la società Sovreco Spa a proseguire in via d'urgenza e senza soluzione di continuità nella coltivazione dell'attuale discarica per i rifiuti non pericolosi nelle more dell'ottenimento dell'autorizzazione all'esercizio e comunque sino al 30 giugno 2020 ovvero sino al raggiungimento della volumetria di 120.000 tonnellate di rifiuti conferiti».

 

Ne danno notizia le parlamentari del M5s, Elisabetta Barbuto e Margherita Corrado, le quali avevano dato mandato negli scorsi mesi all'avvocato Luigi Morrone di Crotone perché si costituisse a loro nome, nel contenzioso promosso dall'associazione Pro-Papanice e pendente dinnanzi al Giudice amministrativo di Catanzaro, sostenendo «le ragioni dei cittadini delle comunità interessate e chiedendo, unitamente agli stessi,  l'annullamento del provvedimento della regione ritenuto illegittimo, dannoso  e lesivo della salute pubblica e dell'ambiente assediate da una emergenza divenuta ormai strutturale e non sicuramente imprevista ed imprevedibile».

 

«In particolare – spiega la nota – le ricorrenti rilevano come l'ennesima ordinanza "contingibile e urgente" , oggi impugnata certifichi  esclusivamente l'incapacità della regione Calabria a gestire con mezzi ordinari il ciclo dei rifiuti e che  proprio tale incapacità  debba essere considerata, pertanto, il solo ed esclusivo presupposto che ha determinato l'adozione  in 5 anni di ben 12 ordinanze dello stesso tipo ritenute, con tutta evidenza,  uno strumento comodo e sbrigativo per evitare di assumersi le proprie responsabilità. Uno strumento, insomma, che ufficialmente dovrebbe tamponare una situazione di emergenza in tema di salute e ambiente ma che, nei fatti, ha tamponato fino all'ultimo la totale insipienza ed inadeguatezza degli amministratori regionali».

 

«Ciò che ferisce particolarmente – commentano – è l'assoluta noncuranza dimostrata dal presidente della Regione per le legittime rimostranze delle comunità interessate come Papanice e Cutro, considerate solo un fastidioso ostacolo sulla trionfale via dell'ennesima ordinanza adottata, peraltro, senza audire gli organi dell'Azienda sanitaria provinciale di Crotone circa l'impatto dell'ampliamento sulla salute della popolazione locale di cui evidentemente non ritiene sia necessario occuparsi».

 

«Riteniamo – proseguono le due parlamentari cinquestelle – che essere dalla parte dei cittadini significhi anche coerentemente tradurre le proprie parole in fatti concreti e per tale motivo il nostro intervento al Tar a sostegno delle ragioni dei cittadini di Cutro e di Papanice non è che l'ultima di una serie di iniziative che ci hanno visto a fianco degli stessi per sostenerne con forza le ragioni e le istanze. Fra queste vorremmo ricordare l'esposto presentato presso la locale Procura della Repubblica e l'interrogazione presentata in data 30 settembre 2019 presso la Camera dei deputati».

 

«Auspichiamo – concludono le parlamentari – che si apra al più presto per la regione Calabria una nuova era. Quella di una attività amministrativa ispirata realmente all'interesse pubblico e non più all'interesse di pochi come si è verificato negli ultimi anni e come si verifica ogni qual volta non si abbia un reale progetto di sviluppo per la propria terra, ma solo l'esigenza di continuare a creare ed irrobustire reti clientelari presso le quali passare all'incasso in occasione delle competizioni elettorali».

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pugliese frisenda stadio«La decisione del Tribunale amministrativo regionale conferma che eravamo nel giusto in relazione allo Stadio Ezio Scida». È il commento di Ugo Pugliese, sindaco di Crotone, rispetto alla sentenza della prima sezione del Tar Calabria che annulla di fatto i provvedimenti della Soprintendenza.
«Alla legittima soddisfazione – aggiunge Pugliese – per la conclusione dell'iter procedurale che ci vedeva fiduciosi e convinti per quanto sostenuto da sempre, tuttavia, in questo momento, non posso nascondere anche una profonda amarezza. Amarezza per aver dovuto sostenere un lungo e travagliato contenzioso con un'altra istituzione. Un contenzioso che si sarebbe potuto e dovuto evitare e che spero sia da monito affinché, in futuro, prevalga la politica del fare al posto di quella della inibizione a tutti i costi. Agire pregiudizialmente ed ideologicamente non porta da nessuna parte. La città ha bisogno di altro: di coesione, di sostegno e non di tentativi di sbarrare le porte a tutti i costi solo per partito preso. La vicenda "Ezio Scida", che si è conclusa comunque positivamente, è altamente indicativa in questo senso. Avremmo potuto impiegare il tempo in altre attività ed invece siamo stati costretti a ricorsi, carte bollate, e via discorrendo. Ecco, in questo momento, che pure è di grande soddisfazione, il senso profondo della mia amarezza. Che sia realmente di riflessione quanto verificatosi in questi lunghissimi mesi affinché si operi per il bene di questa città e non per gettare continuamente bastoni tra le ruote solo per presa di posizione ideologica e per pregiudizio personale».

 

 

 

 

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tribuna stadio crotoneÈ arrivato questa mattina il via libera definitivo del Tar Calabria all’utilizzo dello stadio “Ezio Scida”. La sentenza della prima sezione del Tribunale amministrativo della Calabria annulla tutti i provvedimenti della Soprintendenza che, a partire dal luglio 2018, aveva intimato lo smantellamento delle strutture amovibili di curva sud e tribuna elevati ai tempi della promozione della squadra in Serie A due anni prima.
Si legge, tra l’altro, nella sentenza prodotta dalla camera di consiglio del 19 giugno scorso a firma dei magistrati: Vincenzo Salamone (presidente), Francesca Goggiamani (referendario, estensore), Pierangelo Sorrentino (referendario): «(…)le strutture non insistono sull’area vincolata direttamente per essere custode dei reperti archeologici, ma sono solo su area limitrofa sulla quale dal 1981 grava vincolo “indiretto” in quanto fascia di rispetto alla prima (V. doc. 5, fascicolo Ministero - planimetria vincoli)».
Ma non solo, secondo i magistrati «le strutture movibili (tribuna e spogliatoi), per come progettate e realizzate, non hanno compromesso il sottosuolo e relativi resti archeologici, pienamente rispettando le prescrizioni contenute nell’originaria concessione (difetto di scavi/ carico inferiore a 1 kg/cmq) (v. relazione direttori lavori e relazione Silpa 2016 e 2018, nonché l’ultima del giugno 2019): in particolare non hanno dato luogo a scavi né a compattamento del terreno contenente gli scavi né, ancora, cedimenti delle strutture di fondazione».
E al di là tutto, il Tar sottolinea che il «Mibac non ha programmato nell’area in questione interventi di valorizzazione dei beni archeologici, mentre al contrario la F.C. Crotone ha programmato la realizzazione di un nuovo impianto sportivo con la predisposizione di uno studio di fattibilità all’esame del Comune, il quale ha a sua volta approvato il documento preliminare al Psc».

 

 

 

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