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Una notte in corsia nel reparto di Neonatologia: «Quella volta che la Tin ridiede la vita»

Posted On Lunedì, 10 Agosto 2015 14:33 Scritto da

bisceglie massimoTurni su turni. Ninete sabati, domeniche, Natale, Pasqua e Ferragosto. Non c'è differenza alcuna. Quando si entra in reparto si stacca con il resto del mondo, con tutto quello che accade fuori, e anche con la famiglia. Parola magica, parola chiave e filo conduttore naturale di questa storia. Ci si mette subito a disposizione del paziente, ci racconta Massimo Bisceglia (nella foto a destra), neonatologo e pediatra del San Giovanni di Duo di Crotone. È un lavoro, ci dice, ma non come tutti. Qui si ha a che fare con la vita, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno. Ci sono turni, c'è uno stipendio, ci sono le ferie, ma è troppo riduttivo pensare al lavoro del neonatologo pediatra come un comune lavoro e basta. Questa è una missione. Lo stipendio non è la gratificazione, perché la vera ricompensa e ben altra. «Una notte come tante altre entro e inizio il mio turno - racconta Massimo Bisceglia- consulenze, visite di casi che potevano essere tranquillamente rimandate perché non urgenti... E le ore che passano veloci, e noi qui, sempre svegli. Ma quella notte però, non è ancora finita. Quella notte è ancora lunga. Sono le 5.30 del mattino e arriva una chiamata in sala parto. L'infermiere è al mio fianco, così come il ginecologo e l'ostetrica. Sembra un parto come tanti. E invece ... Dopo tante sofferenze e travaglio della mamma, finalmente viene fuori un pargoletto. Scatta l'adrenalina. Manteniamo la calma. Come sempre. Ma il piccolo, che si è appena affacciato alla vita però non respira. Ci guardiamo smarriti e molto preoccupati, ma iniziamo immediatamente con le manovre, quelle che tante altre volte ho dovuto eseguire. Quelle che la terapia intensiva neonatale ti insegna, ti inculca, ti rende padrone delle mosse e del carattere per eseguirle. Quella terapia intensiva neonatale (Tin), che proprio oggi proprio il commissario regionale alla sanita viene a visitare. E che ancora oggi è purtroppo chiusa. Quelle mosse, quelle procedure, eseguite con padronanza, con desiderio, con esperienza, con abnegazione, con soddisfazione, ci portano ad un risultato. Quello desiderato, anelato. Sperato e fortemente voluto, e ottenuto. Grazie a Dio. Il cuoricino batte! Il respiro riprende. Il volto torna roseo. E si illumina anche il nostro di viso. Il cuore, quello nostro, ricomincia a battere, all unisono. Si. Questa è la vita, e questa notte é di nuovo vita... La notte è quasi finita. Si torna a casa a riposare, siamo esausti, ma soddisfatti e gratificati. Come se fossimo nati un'altra volta. La vita. Sì. Non potete immaginare come ci si sente, cosa si sente dentro. Lo stipendio, le ferie, Natale, la domenica? Nulla conta piu della vita. Non ha prezzo la vita. Così come non ha eguali la gratificazione che abbiamo ricevuto con quel cuoricino che batteva, con quel respiro che riprendeva ad esistere, con quel volto, quegli occhietti innocenti e spalancati, quel pianto, prima flebile e poi vigoroso, forte, deciso come quello del papà,' che ignaro e inconsapevole di tutto, accarezzava e versava le sue lacrime di gioia sul suo piccolo. Grazie a Dio, e grazie anche al mio lavoro. Lo adoro il mio lavoro. Per quello che mi restituisce in cambio di sacrificati turni, di discussioni spesso sterili, di sogni, di speranze. Grazie, una, mille volte grazie. Questa è la vita. Che è anche la mia». Dedicato alla vita, al sacrosanto diritto alla vita. E sopratutto a chi questo diritto, unico, sacro ed inviolabile, sta consapevolmente o inconsapevolmente alienando e distruggendo. E al reparto di neonatologia e ostetricia dell"ospedale di Crotone. Ed ai suoi splendidi "eroi" della vita, e della famiglia. Quelli della Tin....