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Addio a Mimmo Pulvirenti, ex gloria rossoblu' e colonna dello sport crotonese

Posted On Giovedì, 22 Giugno 2023 14:13 Scritto da Giuseppe Livadoti

Se n'è andato Mimmo Pulvirenti, ex allenatore e giocatore del Crotone tra gli anni 50/60. L'ex gloria rossoblù si è spento nella giornata di ieri, all'età di 87 anni, presso la sua abitazione dopo una lunga malattia. Le esequie si terranno domani mattina alle 10.30 presso la parrocchia di Santa Rita a Crotone.

 

Vecchia gloria rossoblù, gli appassionati di calcio e tifosi del Crotone degli ultimi decenni hanno sentito parlare di Mimmo Pulvirenti come l'attaccante che pur non possedendo un fisico aitante riusciva da andare in gol con estrema facilità. Per chi oggi non ha più i capelli neri lo ricorda come il giocatore crotonese che sul terreno (quand'ancora era in terra battutta) dell'Ezio Scida ha indossato la casacca rossoblù della serie C e successivamente è stato anche tecnico della prima squadra.

Come giocatore è stato il primo crotonese ad essere ceduto ad una squadra di serie B fuori Regione, il Modena. Da allenatore è stato il primo crotonese ad essere stato ammesso al supercorso di Coverciano diplomandosi con il massimo dei voti. Oltre al Crotone ha allenato altre squadre di serie C siciliane per poi tornare nella sua Città.

Negli ultimi decenni, quando l'attuale società pitagorica ha rivelato il Crotone dai dilettanti, ha voluto anche la partecipazione di Mimmo Pulvirenti nello staff dirigenziale. Un "matrimonio" che si è rivelato vincente negli anni. Insieme a Gustino Geremicca, anche lui scomparso da qualche anno, sono stati tra i calciatori crotonesi più seguiti nel tempo.  
Mimmo pulvirenti fece anche una comparsa nel celebre film di Pier Paolo Pasolini "Il Vangelo secondo Matteo" le cui scene, in gran parte furono girate tra Crotone, Cutro e dintorni del Crotonese.

Il presidente dell'Fc Crotone Gianni Vrenna, il direttore generale Raffaele Vrenna e tutto il Football Club esprimono «profondo cordoglio per la scomparsa di Domenico Pulvirenti, ricordandone le grandi doti umane e professionali. Da sempre legato ai colori rossoblù, di cui è stato calciatore e successivamente allenatore, “Mimmo” è stato anche il primo crotonese ad essere ammesso al supercorso di Coverciano per allenatori. Alla famiglia Pulvirenti un grande abbraccio e le più sentite condoglianze da parte della Società».

Alla famiglia giungano le più sentite condoglianze da parte della redazione della ProvinciaKR.

Riproponiamo un'intervista di Mimmo Pulvirenti pubblicata nel 2003 sul nostro giornale cartaceo dal titolo: «Il mondo degli allenatori: ne parliamo con mister Pulvirenti».

Mimmo Pulvirenti, in “arte” allenatore, ha iniziato a praticare questa professione il 1968, sulla panchina del Crotone in serie C. In quell’anno, la società Pitagorica lo chiama per sostituire mister Leonzio nell’intento di salvare la squadra dalla retrocessione.
A salvezza avvenuta, la società non lo conferma per la stagione successiva, ed al suo posto è stato ingaggiato Cecco Lamberti. Ritorna nella propria città come allenatore il 1971, con Vinicio Viani.
Da allora e dopo Crotone, Pulvirenti ha girovagato per l'intera Italia ad allenare squadre di serie D. Nel 1975, trova anche il tempo di frequentare il Centro Tecnico di Coverciano e “laurearsi” allenatore di prima categoria, insieme con lui, in quell’anno conseguirono il brevetto grandi giocatori: Corso, Marchesi, Carosi, Buffon, Giacomini. Quel brevetto, sembra essere stato una palla al piede nella carriera di Pulvirente, poichè non è mai riuscito ad approdare in squadre di serie superiore. Oggi Mimmo si è ritirato a vita “privata” giacché non allena più, questo gli permette di seguire il calcio e precisamente il settore degli allenatori con molto disinteresse. Approfittando della sua solita cortesia, le abbiamo chiesto cosa c’è di diverso tra ieri e oggi nell’allenare una squadra di calcio.

Oggi, la preparazione di una squadra inizia subito con il pallone, a differenza degli anni addietro quando per i primi quindici giorni, gli allenatori facevano svolgere solo ginnastica e corsa per i boschi. Perché questo cambiamento?
«Allora, a causa della prolungata inattività tra la fine e l’inizio di un campionato, il calciatore accumulava qualche chilo in più e quando si presentava alla propria squadra per l’inizio della preparazione, la prima preoccupazione dell’allenatore era di riportarlo al peso forma. Questo poteva avvenire soltanto facendo praticare all’atleta molto ginnastica. Oggi è diverso, si gioca molto di più, le pause di non gioco sono ridotte al minimo e durante il breve periodo delle vacanze, il giocatore si mantiene sempre in attività seguendo la tabella che la società gli ha prescritto. Ciò permette ad inizio preparazione, d’avere dei giocatori pronti per disputare le partitelle d’allenamento».
Oltre al modo d’iniziare la preparazione, cos’è cambiato negli allenatori?
«Quando allenavo io, l’allenatore doveva fare tutto. Si doveva interessare sia della ginnastica da far svolgere ad ogni singolo atleta, a secondo del fisico che questo aveva, sia di come allenare i portieri. Oltre naturalmente, preparare tutta la squadra per la partita della domenica. Oggi ogni società mette a disposizione dei propri giocatori, oltre al tecnico, anche il preparatore atletico e l’allenatore in seconda per curare la preparazione dei soli portieri».
Il ”materiale” umano che avevate a disposizione ieri, era diverso da quello d’oggi?
«I calciatori di qualche decina d’anni fa, erano convinti che determinati sforzi non era possibile sottoporsi, mi riferisco alle due partite settimanali per lunghi periodi dell’anno. Ciò comportava per l’allenatore un enorme lavoro di preparazione, sia psicologico sia fisico, sul giocatore per convincerlo ad accettare la doppia partita. Oggi, tutti i giocatori sanno che la loro attività comporta, anche, il dover disputare più partite del normale campionato. Questo facilita il compito degli attuali allenatori».
Quale difficoltà, troverebbe oggi Pulvirenti se fosse di nuovo chiamato ad allenare una squadra?
«Credo nessuna, sono alquanto aggiornato di ciò che rappresenta oggi il calcio. Sia dal punto di vista organizzativo sia dal lato tecnico».
Perché (a questo punto la domanda è d’obbligo) Pulvirenti non allena più, o quantomeno non è nel mondo attivo del calcio?
«Ho sempre preferito camminare con le mie gambe. Quando sono stato chiamato ad allenare una squadra e ne ho allenate tante, ho trattato di persona con la società senza incaricare terzi. Purtroppo nel tempo, le cose sono cambiate, gli allenatori sono diventati sempre di più, sono nate le figure dei procuratori e chi è rimasto fuori da quest’ambiente, si è trovato anche fuori dal giro del calcio».
Oltre alla breve pausa che hai avuto a Crotone come allenatore, perché dopo le varie dirigenze che si sono succedute nel Crotone, non si sono più interessate a Pulvirenti ed alla sua esperienza?
«Questo mi rammarica ma non attribuisco colpe a nessuno. Certo, un mio utilizzo in seno al Crotone in qualche periodo della mia carriera, magari con compiti diversi da quello dell’allenatore, m’avrebbe fatto piacere. Purtroppo, come spesso accade, è nella propria città che non si è molto considerati».
Giuseppe Livadoti