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Cciaa: «Crotone è tra le prime 10 province d'Italia per tasso di crescita delle sue imprese»

Posted On Giovedì, 21 Aprile 2016 15:48 Scritto da

Crotone è tra le prime 10 province d'Italia per tasso di crescita delle imprese. Lo dice "Movimprese" lo studio statistico sulla nati-mortalità delle imprese redatto dalla Camera di commercio di Crotone. Il primo trimestre del 2016, si apre con un saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni di imprese, pari a 20 unità. A determinarlo hanno concorso 334 iscrizioni di nuove imprese (34 in più rispetto alla stessa rilevazione del 2014) e 314 cessazioni di imprese esistenti (al netto delle cancellazioni d'ufficio).

 

 

Questo genera un tasso di crescita positivo pari allo 0,12%, che colloca la nostra provincia in nona posizione, nella classifica generale per tassi di crescita provinciali, e alla prima posizione rispetto al dato regionale. Crotone è prima delle altre province di Vibo Valentia (13cesima); Reggio Calabria (16° posto); Cosenza (23° posizione) e Catanzaro (42° posizione nella classifica nazionale ed ultima regionale).

 

Il dato delle iscrizioni è migliorativo rispetto a quello del 2015 ed uguale a quello registrato nel 2014. Guardando alle forme giuridiche, in termini assoluti l'aumento del saldo è da ascrivere alle società di capitali (+63 unità, ed un tasso di sviluppo positivo pari al 2,16%); ed alle altre forme, sostanzialmente cooperative e consorzi: 1 sola impresa in più che genera un tasso di sviluppo pari allo 0,20%. Negativi invece, i saldi sia delle ditte individuali (-39 imprese pari ad un tasso di sviluppo negativo pari a -0,32%), che delle società di persone (-5 unità, ed un tasso di sviluppo negativo pari a -0,29%).


IL PRESIDENTE PUGLIESE: «Le rilevazioni per l'anno 2016 sulla demografia delle imprese si aprono con un dato positivo, infatti per il primo trimestre dell'anno si conferma in crescita il numero delle imprese – sono le parole del Presidente della Camera di commercio di Crotone Alfio Pugliese – Si nota perlopiù un aumento delle società di capitali: fenomeno di consolidamento del tessuto economico della provincia di Crotone che va sostenuto e rafforzato nella direzione di una riconversione dell'economia del crotonese finalizzato alla valorizzazione dell'accoglienza turistica e dell'agroalimentare di qualità».

 

CIRCA LA FORMA GIURIDICA le attività imprenditoriali della nostra provincia rimangono rappresentate prevalentemente da Ditte Individuali, che rappresenta ben il 70% del tessuto imprenditoriale dell’intera provincia. A seguire, le società di capitali con il 17,3% del totale e le società di persone, che rappresentano il 9,9% del totale delle imprese. Più contenuta invece è la percentuale delle altre forme giuridiche, che rappresentano il 2,9% del tessuto imprenditoriale provinciale.

 

ANDAMENTO PER SETTORE DI ATTIVITÀ

Il saldo negativo è da imputare principalmente alle Costruzioni (-26 imprese); Attività manifatturiere (-19 unità); a seguire le imprese agricole (-16 unità); Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-9 unità); Trasporto e magazzinaggio (-8 imprese); Noleggio, agenzie viaggio,servizi supporto alle imprese (-4 imprese); Altre attività finanziarie e assicurative (-3 unità);Attività artistiche, sportive e di intrattenimento (-2 unità). Pochi i settori che registrano saldi positivi; tra questi da segnalare le Imprese commerciali (+13 aziende); cui seguono, con grande distacco le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+7 unità); Servizi di informazione e comunicazione (+5 imprese); Attività immobiliari (+3 aziende). Sostanzialmente stabili i restanti comparti.

 

IL TESSUTO IMPRENDITORIALE crotonese è composto in misura prevalente da imprese che operano in attività di tipo tradizionale ed in particolare, il 26,6% degli imprenditori opera nel settore dell’Agricoltura, il 26,1% nel Commercio, il12,4% nelle Costruzioni. A seguire, il 7,5% opera nelle Attività manifatturiere; il 5,9% nelle Attività dei servizi di alloggio e ristorazione. Esigua la percentuale degli altri settori, fatta eccezione per le Imprese non classificate che rappresentano il 7,4% dello stock al 31 marzo 2016.